Primo posto (da inizio stagione), miglior attacco con 25 reti segnate, miglior difesa con 7 gol subiti, 34 gol fatti in 12 partite considerando anche la Coppa, una media di quasi 3 gol a partita, una vittoria per 5-2 al Granillo e un clima da… funerale (e no, vedove e vedovelle non c’entra, o forse sì). Ora, saremmo anche provocatori nel termine e nel titolo, ma non ci discostiamo molto dalla realtà. Ieri la Reggina ha battuto il Ragusa con l’ennesima goleada stagionale, mantenendo quel primo posto che non ha mai abbandonato dall’avvio di campionato, eppure si è percepita come la sensazione che non tutti fossero veramente contenti. Ma perché? Cosa è successo? Come mai tutto questo pessimismo?
Provando a ipotizzare, tutto nascerebbe dal fatto che la Reggina non fosse già sul 3-0 dopo i primi dieci minuti. Perché sì: di questo parliamo. Una squadra che ha abituato talmente tanto bene nelle prime partite che, siccome di fronte c’era la penultima della classe, doveva già farne tre dopo dieci minuti. E invece ce ne ha messi diciotto per fare il primo, ha subito l’1-1 subito e ha chiuso il primo tempo solo con un gol di scarto. Ora: va bene che ci sono stati approcci migliori, va bene che si sono subiti due gol, che diventano sette considerando le ultime cinque partite, ma – vivaddio – per fortuna le partite non durano venti minuti, ma novanta e oltre. E, in novanta e oltre minuti, la Reggina ha vinto per 5-2, giocando una ripresa dominante e lasciando le briciole all’avversario.
Ci sembra assurdo che qualche palato fine si metta a contestare un risultato del genere. O una classifica del genere. Perché, ricordiamolo agli smemorati: la Reggina è prima in classifica (PRIMA!), da inizio stagione, con il miglior attacco e la miglior difesa. Ne ha persa una sola, di misura, nel finale, e in casa ha quasi sempre vinto, pareggiando solo una volta. Ai palati fini ricordiamo anche – non vorremmo, ma siamo costretti a farlo ogni settimana – dove era la Reggina un anno fa. Lo volete sapere? Il 2 novembre del 2025 perdeva in casa contro l’Igea Virtus, era la quinta sconfitta in dieci partite. E non sarebbe finita lì. In classifica si trovava in piena zona salvezza, a 11 punti, più o meno dove ora sono Nissa e Siracusa.
Ecco, e allora pensiamo: non è che i palati fini che oggi si lamentano dopo un 5-2, e che volevano già stare 3-0 dopo un quarto d’ora, non siano gli stessi che lo scorso anno giustificavano la quinta sconfitta nelle prime dieci partite? E’, probabilmente, la sindrome del Real 3 Case, il nome immaginario delle avversarie con cui la Reggina ha perso negli scorsi 3 anni. Piccoli borghi, in alcuni casi, o la metà di Gallico in altri (come ad esempio Gelbison Cilento, squadra di Vallo della Lucania, Comune campano di 7 mila abitanti, appunto la metà di Gallico).
La sindrome del Real 3 Case pare alberghi ancora nella mente di qualche palato fine, nostalgico ossessionato dei primi posti mai raggiunti, delle sconfitte interne contro il Real Casalnuovo di turno e delle conferenze show al grido di “siamo una società sana, vergogna!”. Che incubo!


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