I tifosi della Viola fanno festa. Almeno i tantissimi che al nord Italia non hanno perso l’occasione di vedere la squadra della propria città in trasferta. Tre vittorie su tre lontane dalle mura amiche del PalaCalafiore, un palazzetto che da solo dovrebbe portare in dote una manciata di punti importanti, ma in B1 non basta solo il blasone. La Viola ha steccato le prime due in casa, a sorpresa, in barba a qualsiasi regola non scritta sul fattore campo che, siamo sicuri, in futuro sarà decisivo. Sorprendente il ko interno contro Fiorenzuola all’esordio al Pentimele, un po’ meno quello nel big match contro Orzinuovi che ha lasciato un po’ di amaro in bocca.
Si lavora anche su questi aspetti in casa neroarancio. E si prende quello che c’è di buono, proprio come il rendimento esterno. Vincere sui campi di Treviglio, San Vendemiano (soprattutto) e Omegna era tutt’altro che semplice e per nulla scontato. Il tabellino dice 3-2 alla voce record stagionale, 6 punti e la 5ª posizione in una classifica corta sì, ma che concede 6 pass per i Playoff e l’accesso ai Play-In fino alla 12ª posizione, la salvezza diretta alla 13ª. Questi gli slot che rientrano nell’obiettivo stagionale dei neroarancio, il mantenimento della categoria, da archiviare il prima possibile. Dalla 14ª alla 17ª posizione il paracadute Playout, se proprio le cose dovessero andare male.
Dopo le prime 5 partite si può trarre un bilancio preliminare, inesatto per forza di cose, parziale. Coach Carrea non ha nascosto i limiti sulla gestione di inizio e fine gara, qualche passaggio a vuoto in termini di lucidità. Fa parte di un processo di crescita di una squadra costruita in fretta e furia, con il ritardo di chi solo a metà estate è stato raggiunto dalla lieta notizia del ripescaggio.
Non è il roster di Brescia, capolista imbattuta, ma nemmeno un gruppo che in questa categoria non ci può stare, al netto dell’ambientamento di Love che a sprazzi ha fatto vedere pezzi di bravura interessanti e qualche errore marchiano; di un reparto lunghi che a rimbalzo deve fare la differenza; di un Diouf chiamato a far vedere di che pasta è fatto.
I tifosi vorrebbero vincerle tutte, i giocatori pure, i giornalisti anche. Ma se una squadra ha come obiettivo la salvezza, sa che probabilmente ne perderà parecchie. Da quelle sconfitte passerà anche il grado di maturità di questa squadra, nella capacità di rialzarsi, imparare, crescere.
Non ce ne vogliano capitan Romeo (il suo floater nel finale contro Omegna è stato un capolavoro di lucida follia) o Taflaj (uno dei più positivi in tutte le gare), ma il top player di questo inizio di stagione è coach Carrea. Indemoniato in panchina, lucido in conferenza stampa, scuote i suoi ragazzi dentro lo spogliatoio, fa da scudo fuori. Non è un caso che abbia vissuto A2 e Serie A, Myenergy ha fatto bene a puntare su di lui per costruire le basi per consolidare la categoria e costruire il percorso ambizioso verso l’A2.
Un altro tassello in questo senso è l’ingresso nei quadri societari di Alessandro Giuliani. Qualcuno lo ricorderà come coach con un passato neroarancio, qualcun altro come dirigente in piazze prestigiose come Verona, Brindisi, Biella, Trento e Scafati. Arriva come consulente della dirigenza (chissà se affiancherà o sostituirà…), mettendo al servizio esperienza e competenza utili per il futuro sì, ma soprattutto per il presente.
La Viola arriva in B1 come matricola, ma matricola di lusso per blasone e ambizioni. Il roster è confermato, per ora, ma una squadra di questo calibro tiene sempre le antenne dritte. Attenzione a quello che succede nella categoria superiore, dovesse presentarsi una buona occasione, la dirigenza neroarancio non resterà passiva. Siamo solo all’inizio.


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