Schifani, Tajani, Minardo e il nodo del dopo: tutti gli scenari della crisi politica siciliana

La crisi esplode dopo il “cambio di passo” chiesto da Nino Minardo e la telefonata ad alta tensione tra il governatore e Antonio Tajani. Sul tavolo il nome di Giorgio Mulè e non solo

La crisi politica in Sicilia non è più soltanto una fibrillazione interna a Forza Italia. Nelle ultime ore è diventata una questione che investe direttamente il futuro del governo regionale, la possibile ricandidatura di Renato Schifani, gli equilibri dell’intero centrodestra e perfino i tempi delle prossime elezioni. Il passaggio decisivo è arrivato con le parole del commissario regionale degli azzurri, Nino Minardo, che ha chiesto un “cambio di passo” e una proposta politica capace di guardare alla Sicilia dei prossimi anni. Una posizione maturata all’interno del partito e diventata ancora più pesante perché arrivata mentre il governatore continuava a considerare naturale la propria ricandidatura nel 2027.

Da lì è partita una reazione a catena: Schifani ha annunciato di stare valutando le decisioni da assumere, è circolata l’ipotesi delle dimissioni, tra il presidente della Regione e Antonio Tajani ci sarebbe stata una telefonata ad alta tensione e, soprattutto, si è aperta una domanda che fino a pochi giorni fa sembrava prematura: se Schifani non fosse più il candidato, a chi spetterebbe la Presidenza della Regione?

Forza Italia cambia tono: il “cambio di passo” di Minardo

Il detonatore politico è stato il vertice palermitano convocato da Nino Minardo con i segretari provinciali di Forza Italia. Il commissario regionale ha sostenuto che “La credibilità della politica si difende con il coraggio di cambiare” e ha indicato la necessità di un cambio di passo per Forza Italia in Sicilia, con maggiore apertura alla società, ai territori, alle professioni, alle imprese e ai giovani. Il dato politicamente sensibile è che quelle parole sono state lette come qualcosa di più di una semplice riorganizzazione interna del partito. Schifani, in un primo momento, ha provato a circoscriverle proprio a Forza Italia, spiegando che il governo regionale sarebbe stato un’altra cosa. Ma la successiva evoluzione degli eventi ha dimostrato che il nodo della ricandidatura era ormai diventato inevitabile.

La reazione di Schifani e l’ipotesi dimissioni

Il presidente della Regione ha risposto con una formula che ha immediatamente alzato la tensione: “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”. È da quel momento che l’ipotesi delle dimissioni ha smesso di essere una semplice voce di corridoio.

Giorgio Mulè è davvero il candidato possibile?

Tra i nomi circolati nel centrodestra c’è quello di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente siciliano di Forza Italia. Mulè aveva già manifestato nei mesi scorsi la propria disponibilità a una candidatura alla Presidenza della Regione. Il suo profilo avrebbe però alcuni elementi che potrebbero renderlo spendibile: appartiene a Forza Italia, ha un ruolo istituzionale nazionale e garantirebbe al partito una continuità formale nella candidatura alla Presidenza. Il problema sarebbe ottenere il consenso degli alleati. Ed è proprio qui che entrano in gioco Fratelli d’Italia, Lega, Democrazia Cristiana, Grande Sicilia e le altre componenti della coalizione.

Primo scenario: Schifani resta e prova a ricomporre la crisi

Il primo scenario è anche quello meno traumatico sul piano istituzionale: Schifani non si dimette, Forza Italia ricuce lo scontro e il governo arriva alla naturale conclusione della legislatura. In questo caso resterebbe comunque aperto il problema della candidatura del 2027. La crisi delle ultime ore ha infatti rotto un automatismo: il bis non può più essere considerato scontato. Schifani potrebbe restare presidente fino alla scadenza naturale senza necessariamente essere il candidato del centrodestra alle elezioni successive. È uno scenario perfettamente possibile.

Secondo scenario: Schifani resta, ma Forza Italia sceglie un altro candidato

È una delle ipotesi politicamente più interessanti. Il presidente potrebbe decidere di non dimettersi, portare avanti la legislatura e contemporaneamente prendere atto che il partito non intende più riproporlo. Forza Italia potrebbe allora costruire una nuova candidatura, e in questo quadro Mulè sarebbe uno dei nomi già emersi pubblicamente ma non è probabilmente il solo. Ma a quel punto gli altri partiti del centrodestra chiederebbe con ogni probabilità che la scelta venga discussa in coalizione. Non esiste infatti un automatismo secondo cui un candidato uscente di un determinato partito debba essere sostituito necessariamente da un esponente dello stesso partito.

Terzo scenario: dimissioni e voto anticipato

È lo scenario più radicale. Lo Statuto della Regione Siciliana stabilisce che, in caso di dimissioni del presidente, si debba procedere alla nuova e contestuale elezione del Presidente e dell’Assemblea regionale entro i successivi tre mesi. La normativa regionale precisa inoltre che, in caso di cessazione anticipata del presidente, le nuove elezioni devono comunque tenersi entro tre mesi dall’evento. Nel periodo transitorio le funzioni presidenziali sono assunte dal vicepresidente nei limiti dell’ordinaria amministrazione. Questo significa che le dimissioni del presidente non consentirebbero di sostituirlo politicamente all’interno dell’attuale legislatura mantenendo in vita normalmente l’Ars.