Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Calabria nella controversia relativa al referendum sulle modifiche allo Statuto regionale che prevedono, tra l’altro, l’introduzione di due sottosegretari alla Presidenza della Giunta. La decisione, resa nota oggi, venerdì 30 ottobre, segna un nuovo passaggio nella vicenda giudiziaria e politica che da mesi contrappone la maggioranza di centrodestra guidata dal presidente Roberto Occhiuto ai consiglieri regionali di opposizione.
Il pronunciamento arriva dopo che, lo scorso settembre, il TAR Calabria aveva già dichiarato inammissibile il ricorso della Regione contro il provvedimento che aveva dato il via libera alla consultazione popolare. La Regione aveva quindi deciso di impugnare quella sentenza davanti al Consiglio di Stato, senza ottenere l’esito sperato.
Referendum sui sottosegretari, dalle modifiche allo Statuto al ricorso al TAR
La vicenda ha origine dalle modifiche allo Statuto della Regione Calabria, approvate dal Consiglio regionale e contenute nella legge regionale numero 9 del 3 marzo 2026. La riforma prevedeva la possibilità di nominare fino a due sottosegretari alla Presidenza della Giunta e di aumentare il numero degli assessori regionali da sette a nove. Una scelta contestata fin dall’inizio dalle opposizioni, che hanno avviato il percorso per sottoporre la modifica statutaria al giudizio degli elettori. Il 28 aprile scorso, sette consiglieri regionali hanno presentato la richiesta di referendum all’Ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ottenendo il via libera alla consultazione.
La Regione Calabria ha però contestato il provvedimento, rivolgendosi al Tribunale amministrativo regionale per ottenerne l’annullamento. L’11 settembre il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto relativo di giurisdizione, precisando che la controversia non rientrava nella competenza del giudice amministrativo, ma in quella del giudice ordinario. La sentenza, dunque, non era entrata nel merito della legittimità del referendum, ma aveva stabilito che il TAR non fosse la sede competente per esaminare la controversia. Nel frattempo, il presidente Occhiuto aveva già indetto la consultazione per il 29 novembre 2026.
L’appello al Consiglio di Stato e il nuovo pronunciamento
Nonostante la decisione del TAR, la Regione aveva scelto di proseguire il contenzioso. A settembre, attraverso la propria Avvocatura, aveva presentato appello al Consiglio di Stato contro la sentenza di primo grado. La discussione, inizialmente prevista per il 1° ottobre, era stata successivamente rinviata al 15 ottobre.
Oggi è arrivata la notizia del respingimento dell’appello della Regione Calabria, che rappresenta un ulteriore sviluppo della controversia. La decisione riguarda il contenzioso davanti alla giustizia amministrativa e non equivale, di per sé, a una pronuncia sulla legittimità costituzionale delle modifiche statutarie.
Nel frattempo, la vicenda aveva già registrato una significativa evoluzione politica. Il 5 ottobre il Consiglio regionale aveva approvato in prima lettura una proposta di legge statutaria per eliminare le disposizioni sui sottosegretari e sull’ampliamento della Giunta. Nella stessa seduta era stata approvata anche una proposta per sospendere l’esecutività del decreto di indizione del referendum.
La maggioranza aveva motivato la scelta con la necessità di evitare una spesa pubblica stimata in circa 7 milioni di euro per l’organizzazione della consultazione, destinando le risorse a interventi per fronteggiare l’emergenza legata al caro carburanti. L’abrogazione delle modifiche statutarie, tuttavia, richiede il completamento dell’iter previsto per la revisione dello Statuto, con una seconda deliberazione consiliare.
La minoranza contro Occhiuto: “Ora basta, si torni in Aula e si chiuda questa pagina”
La decisione del Consiglio di Stato ha provocato l’immediata reazione dei consiglieri di minoranza in Consiglio regionale, che rivendicano la battaglia portata avanti negli ultimi mesi contro l’introduzione delle nuove figure istituzionali e chiedono di mettere definitivamente fine alla vicenda.
“Anche il Consiglio di Stato ha bocciato definitivamente il ricorso d’appello della Regione Calabria riguardo il referendum per l’istituzione dei sottosegretari, confermando quello che noi Consiglieri di Minoranza in Consiglio regionale continuiamo a sostenere da mesi e mesi. Adesso è arrivato il momento di dire finalmente basta e mettere fine a questa vicenda incresciosa per la nostra regione. Adesso bisogna solo tornare in aula e chiudere a livello istituzionale questa pagina triste, una volta per tutte. E’ ora che anche il Presidente Occhiuto se ne faccia finalmente una ragione, dopo aver provato a “battere” tutte le strade possibili.”
Il riferimento è proprio alla necessità di completare il percorso istituzionale avviato nelle scorse settimane per cancellare le modifiche allo Statuto. Secondo l’opposizione, il pronunciamento del Consiglio di Stato rende ancora più urgente la chiusura definitiva della questione.
Le opposizioni: “I soldi dei calabresi non possono servire a moltiplicare le poltrone”
Nella loro nota, i consiglieri di minoranza tornano anche sul tema dei costi della politica e dell’utilizzo delle risorse pubbliche, collegando la vicenda dei sottosegretari alle difficoltà economiche che stanno attraversando famiglie e imprese calabresi.
“Negli ultimi mesi abbiamo detto a gran voce, fuori e dentro l’Aula, che i soldi dei calabresi, non possono essere utilizzati per moltiplicare poltrone o distribuire “mancette” elettorali per tenere in piedi una barcollante maggioranza che nelle ultime settimane si sta dimostrando sempre meno coesa e meno unita nella sostanza delle scelte, al di là delle facili dichiarazioni di forma che provengono dai banchi del centrodestra o dai giornali. E questo assume un significato ancora più attuale e importante in un momento così drammatico per le famiglie e le imprese, come dimostrano le immagini che giungono dalle piazze in questi giorni. Queste risorse vengano utilizzate per loro e non per continuare ad alimentare un “poltronificio” che non fa bene a nessuno, e tanto meno ai cittadini calabresi”.
Parole che confermano come la questione dei sottosegretari sia diventata uno dei principali terreni di confronto politico tra maggioranza e opposizione. Da una parte, il centrodestra ha già avviato il percorso per cancellare le modifiche statutarie, presentando la scelta come un modo per evitare costi e destinare risorse alle emergenze economiche. Dall’altra, la minoranza rivendica il risultato della propria iniziativa referendaria e chiede che si proceda senza ulteriori rinvii.
Con il respingimento dell’appello da parte del Consiglio di Stato, l’attenzione si sposta nuovamente a Palazzo Campanella. Resta infatti da completare il percorso legislativo per l’eliminazione delle disposizioni contestate e definire il quadro istituzionale relativo alla consultazione referendaria originariamente prevista per il 29 novembre. Un passaggio sul quale, dopo mesi di ricorsi e scontri politici, le opposizioni chiedono adesso una conclusione definitiva.


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