C’è un limite anche all’indecenza sportiva, ma dalle parti del Molise sembrano aver deciso di ignorarlo con impressionante disinvoltura. In questa domenica pomeriggio è andata in scena una delle pagine più drammatiche e umilianti dell’intera storia calcistica del Campobasso. Un clamoroso, impietoso e tennistico 1-5 incassato tra le mura amiche contro il Perugia. Una disfatta totale, un crollo verticale che porta una firma chiara, grottesca e inequivocabile: quella di Matt Rizzetta. La squadra è in caduta libera e i numeri di questo inizio di stagione sono semplicemente da brividi. Si tratta della seconda sconfitta consecutiva, con la bellezza di otto gol subiti nell’arco di soli centottanta minuti. E a nulla serve attaccarsi ai soliti patetici alibi, come quello dell’espulsione che ha lasciato i molisani in dieci: quando l’arbitro ha estratto il cartellino rosso, il Campobasso era già sotto per 1-2, sistematicamente in balia degli avversari e privo di qualsiasi sussulto di dignità agonistica.
L’illusione della classifica e il baratro della Serie D
Il disastro firmato da questo fantomatico multimiliardario – definizione che ormai suscita soltanto una fragorosa e amara ironia, trattandosi palesemente di un personaggio di bassa leva – sta assumendo contorni tragici per un’intera piazza. Il Campobasso naviga attualmente in una tredicesima posizione che è bugiarda fino al midollo, un vero e proprio miraggio. Delle 7 squadre che si trovano al di sotto, impelagate in piena zona play-out, 2 devono ancora recuperare una partita. Il Campobasso ha inoltre la terza peggior difesa, con 19 gol incassato, e la terza peggior differenza reti, con -5, di tutto il girone B di serie C. La matematica e la spietata logica del campo dicono che la truppa di Rizzetta è a un passo dal precipizio. I tifosi, giustamente in aperta e furiosa contestazione, vedono materializzarsi davanti agli occhi l’incubo di un ritorno in Serie D. Quella che doveva essere una cavalcata trionfale guidata da un sedicente magnate americano si sta rivelando una lenta, inesorabile e umiliante discesa nell’inferno del calcio dilettantistico.
Il duo delle meraviglie: i danni di Rizzetta e le macerie di Praticò
Per comprendere la genesi di questo scempio sportivo, basta guardare chi tira le fila dietro la scrivania. Rizzetta, giunto in Italia per scimmiottare i grandi imprenditori, non è solo in questa farsa. Ad accompagnarlo c’è Giuseppe Praticò, nel ruolo di direttore generale. Un nome che a Reggio Calabria evoca ricordi tutt’altro che esaltanti, legato a tre anni di pura agonia e disastri in Serie D in cui si è sfiorato il ridicolo (dopo la precedente gestione disastrosa tra 2015 e 2019 sempre nei bassifondi del calcio italiano fino al fallimento sventato da Gallo). L’accoppiata Rizzetta-Praticò sta replicando in Molise, con precisione chirurgica, lo stesso identico copione già visto in riva allo Stretto: proclami altisonanti, zero programmazione, incapacità gestionale e figure barbine sul rettangolo verde. È la dimostrazione palese di come l’incompetenza calcistica, quando si unisce a una smisurata presunzione, generi soltanto voragini incolmabili.
Nessuna distrazione, solo lungimiranza: la risposta ai complottisti
Quando lunedì scorso avevamo evidenziato le crepe del ridicolo progetto Campobasso, in città qualche fenomeno dei social aveva gridato al complotto. C’era chi, con una malafede tanto imbarazzante quanto infantile, sosteneva che parlare dei disastri di Rizzetta servisse a distrarre l’ambiente dalla situazione della Reggina. Come se a Reggio ci fosse chissà quale crisi nera da nascondere sotto il tappeto. Oggi quegli stessi soloni della tastiera sono costretti a seppellirsi in un rigoroso e mortificato silenzio. Non c’era alcuna distrazione in atto, semplicemente si stava mettendo in guardia la piazza, ricordando da quale micidiale proiettile calcistico Reggio Calabria fosse riuscita a schivare. La narrazione dei fatti non ha bisogno di filtri: da una parte c’è una barzelletta che prende cinque gol in casa, dall’altra c’è una macchina da guerra inarrestabile. Ed è la Reggina di Claudio Lotito.
Il trionfo di Nissa: una lezione di calcio che zittisce i disfattisti
Mentre Rizzetta e soci raccoglievano pietosamente i palloni in fondo alla rete del Molinari, la vera Reggina impartiva l’ennesima lezione di calcio. Gli amaranto, guidati dalla solidità granitica della proprietà e dalla competenza di mister Marchionni, hanno espugnato il difficilissimo campo della Nissa con un 1-2 che, a dirla tutta, sta persino molto stretto ai calabresi per quanto ammirato sul prato verde. Una prestazione straripante che avrebbe meritato un passivo molto più largo e severo per i siciliani, considerati fino a ieri mattina come la squadra più attrezzata del girone subito dopo la Reggina. Questa prova di forza monumentale spazza via in un colpo solo le ridicole polemiche dei soliti criticoni, quei disfattisti seriali pronti a gridare alla tragedia e a vedere fantasmi per una fisiologica sconfitta di misura per 1-0 contro il Trapani e per un pareggio per 1-1 contro la Vibonese. Parliamo di due avversarie decisamente forti, contro le quali la Reggina ha subito la miseria di due reti in 180 minuti, eppure in città c’era chi già intonava il de profundis, strappandosi i capelli per un nulla.
Il Licata schiantato 5-0 al Granillo adesso è secondo in classifica: calendario in discesa, via spianata della capolista
A rendere ancora più grotteschi e miopi i detrattori ci pensa la conformazione dell’attuale classifica. Reggina primissima da sola per distacco con 19 punti su 24 disponibili, numeri spaventosi: in tutti i nove gironi di Serie D c’è solo un’altra squadra capace di fare di meglio. Ma guardiamo chi c’è al secondo posto: il Licata. Ve la ricordate la prima giornata? La Reggina asfaltò i siciliani al Granillo con un perentorio 5-0. All’epoca, i grandi esperti del bar sminuirono quel trionfo epocale definendo il Licata una scarsa e fragile neopromossa. Oggi quella stessa squadra guarda quasi tutti dall’alto verso il basso, a dimostrazione dell’impresa titanica compiuta dagli uomini di Lotito fin dall’esordio: il Licata è secondo in classifica a -2 dagli amaranto, e l’unica sconfitta stagionale è stata quella del Granillo. E il bello, per gli amaranto, deve ancora venire. Dopo essersi lasciata alle spalle gli scontri diretti con tutte le formazioni più forti, arcigne e insidiose del torneo, la capolista si appresta ad affrontare un trittico di partite sulla carta decisamente abbordabile. Nelle prossime tre giornate, infatti, incrocerà le armi con le compagini più deboli del raggruppamento: Castrumfavara, Ragusa ed Enna, che sono l’ultima, la penultima e la quartultima della classe. Una rampa di lancio perfetta per blindare ulteriormente il primato.
Il tempo è galantuomo e punisce gli allocchi
Oggi, di fronte all’abisso maleodorante del Campobasso e alla vetta luminosa e incontrastata della Reggina, non si può che provare una profonda ilarità per quegli allocchi che quest’estate sognavano l’arrivo dell’italo-americano in riva allo Stretto. Personaggi confusi che preferivano un venditore di fumo, capace di prendere cinque schiaffi dal Perugia, a un uomo di calcio come Lotito. Se Rizzetta e Praticò avessero messo le loro mani incompetenti sulla Reggina, oggi staremmo commentando rovine fumanti, contestazioni e umiliazioni casalinghe al Granillo. Invece, per fortuna, la Reggina vince, domina, zittisce i gufi e fa sognare una città intera, lasciando i disastri ai finti multimiliardari in gita premio. I fatti hanno un peso, le chiacchiere stanno a zero. E chi non lo capisce, merita la Serie D. Un inferno calcistico che quest’anno, finalmente, la Reggina sta abbandonando trionfalmente, letteralmente passeggiando sulle macerie di un torneo ridicolo in cui per tre anni ha preso schiaffi e subito umiliazioni da chiunque. E c’era chi si eccitava pure…


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