Perché non costituiremo formalmente il Comitato Guastafeste

Dopo l'incredibile successo dell'appello al rinnovamento della Festa della Madonna di Reggio Calabria, spieghiamo perché la nostra battaglia civile rimarrà un'iniziativa esclusivamente mediatica, lontana dai tavoli del potere e fedele al suo naturale ruolo di amplificatore delle istanze popolari per un reale cambiamento

Sono trascorsi esattamente dieci giorni da quell’editoriale che ha letteralmente scosso l’anima della città. Quando abbiamo pubblicato la nostra forte provocazione, lanciando l’idea di abolire l’evento per come lo conosciamo oggi, eravamo consapevoli di toccare il nervo più scoperto della comunità di Reggio Calabria. Ci aspettavamo resistenze, polemiche e forse anche indignazione, ma la realtà ha superato ogni immaginazione, trasformandosi in un autentico plebiscito. Abbiamo registrato un enorme successo, testimoniato da migliaia di reazioni positive, condivisioni e da un flusso ininterrotto di lettere giunte in redazione. È bastato lanciare un sasso nello stagno dormente del conformismo cittadino per generare un inaspettato tsunami di consapevolezza. La cittadinanza è stanca, esasperata da una Festa di Madonna che negli ultimi anni ha smarrito la sua profonda sacralità, tramutandosi in un evento disordinato, logorante e insostenibile. Questo risveglio collettivo ha dimostrato che i reggini non sono affatto rassegnati al declino, ma nutrono un desiderio bruciante di normalità, di civiltà, di armonia, di evoluzione.

La nascita spontanea del Comitato Guastafeste e le proposte dei cittadini

All’interno di questo straordinario fermento emotivo e intellettuale, si è fatta strada una scintilla particolarmente luminosa: l’idea di un Comitato Guastafeste. Nata dall’intuizione brillante di una nostra lettrice, Sabrina, questa definizione, tanto ironica quanto drammaticamente seria, è diventata subito il vessillo di chi non accetta più di assistere inerte allo scempio urbano. In questi dieci giorni, le pagine di StrettoWeb si sono trasformate in un’agorà virtuale ma concretissima, dove sono confluite tutta una serie di proposte concrete. Dalla riorganizzazione degli spazi per evitare la paralisi del traffico, alla gestione razionale del luna park, fino alla richiesta di un ritorno al decoro per le vie del centro storico e per i momenti di culto: il popolo ha dimostrato di possedere una lucidità amministrativa e una visione lungimirante che spesso latitano nei palazzi del potere. Sulla scorta di questo entusiasmo, in moltissimi ci hanno scritto chiedendoci di compiere il passo successivo, invitandoci a formalizzare giuridicamente questo comitato per dargli una veste istituzionale.

Perché rifiutiamo la burocrazia: l’anima dell’iniziativa è mediatica e resterà popolare, aperta, pubblica

Di fronte a queste pressanti e appassionate richieste, la nostra risposta, ponderata e definitiva, è no. Abbiamo deciso – dopo una approfondita riflessione – che non costituiremo formalmente il comitato, e le ragioni affondano le radici nella nostra stessa identità professionale. Questa mobilitazione è nata spontaneamente come una forte iniziativa mediatica e deve rigorosamente rimanere un’iniziativa mediatica. Quindi popolare e pubblica. Istituzionalizzare questo moto d’orgoglio significherebbe imbrigliarlo nelle maglie della burocrazia. Se lo formalizzassimo, ci troveremmo costretti a definire ruoli, distribuire incarichi e, inevitabilmente, si insinuerebbe il sottinteso – e pericoloso – obiettivo di dover influenzare le scelte pubbliche in modo riservato. Inizieremmo a interfacciarci a porte chiuse con i decisori della città, con gli enti e con le istituzioni, perdendo la nostra arma più potente: la totale trasparenza. Noi non vogliamo sussurrare all’orecchio del potente di turno; noi vogliamo continuare a parlare a voce alta, alla luce del sole, affinché tutti possano ascoltare e giudicare.

La vocazione dei giornalisti: interpreti e non decisori

La nostra posizione è cristallina: non abbiamo alcuna intenzione di sederci ai tavoli degli organizzatori. Noi siamo orgogliosamente giornalisti, siamo cittadini, ma soprattutto siamo i professionisti di una testata che da anni ha fatto una scelta di campo ben precisa. Il compito di StrettoWeb non è sostituirsi a chi governa, ma interpretare i bisogni più profondi e inascoltati dei cittadini per renderli pubblici. Noi siamo uno specchio fedele della società reggina e un amplificatore delle sue urgenze. Se assumessimo un ruolo decisionale all’interno dell’organizzazione della Festa della Madonna, smarriremmo la nostra terzietà, la nostra libertà di critica e quel distacco necessario per giudicare obiettivamente l’operato altrui. Preferiamo di gran lunga mantenere intatta la nostra credibilità, continuando a osservare, denunciare e proporre senza alcun conflitto di interessi.

L’ottusa trappola del “falla tu” e il corto circuito della critica

C’è poi un retaggio culturale grottesco, una trappola concettuale in cui scivola ciclicamente chi preferisce difendere l’indifendibile pur di non ammettere il fallimento. È quella risposta infantile e ottusa che riaffiora puntuale ogni volta che osiamo contestare la gestione della cosa pubblica: “vai e falla tu“. Lo abbiamo sentito ripetere ad arte quando criticavamo le scelte sconsiderate di un’amministrazione comunale come quella guidata da Falcomatà che in 12 lunghi anni ne ha combinate di tutti i colori sulla pelle della città; lo abbiamo ascoltato dai nostalgici difensori delle gestioni calcistiche fallimentari, come la vecchia proprietà della Reggina targata Ballarino, e lo riascoltiamo oggi di fronte al disastro organizzativo della Festa della Madonna. Rispondere a una critica giornalistica o a una protesta cittadina con un piccato “fai tu il sindaco“, “organizza tu la festa” o “compra tu la squadra” rivela un analfabetismo civico quasi comico. Se un medico sbaglia un intervento, nessuno si sogna di dire al paziente “operati da solo“; se un ristorante serve cibo avariato, nessuno pretende che il cliente entri in cucina a spadellare. Ognuno ha il suo mestiere, la sua funzione e le sue responsabilità. Pretendere che chi segnala un disservizio debba farsi carico di risolverlo in prima persona è il miglior alibi per la peggiore società sottoculturata, è un rifugio consolatorio per gli incompetenti. Noi non siamo chiamati a governare, a finanziare club o a montare le giostre: il ruolo del giornalismo e dei liberi cittadini è pretendere la qualità dei servizi, valutare i risultati ed esigere efficienza da chi ha scelto liberamente di occupare ruoli di potere e di responsabilità.

La pressione dal basso e l’assenza di compromessi politici

La nostra strategia operativa, dunque, non muta: preferiamo continuare a esercitare una costante e implacabile pressione dal basso. Lo facciamo e lo faremo in nome del popolo, senza piegarci ad alcun compromesso e senza accampare pretese di partecipazioni decisorie che non ci competono né per statuto né per vocazione. Crediamo fermamente nel principio della separazione dei ruoli. Le decisioni operative, la stesura dei piani di sicurezza, la dislocazione delle attrazioni e la gestione logistica di un evento di tale portata le deve prendere chi è democraticamente delegato a farlo, chi è pagato per assumersi queste responsabilità e chi fa l’amministratore per mestiere. Noi continueremo a fare il nostro mestiere con lo stesso rigore di sempre: accendere i riflettori sulle criticità, stimolare il dibattito e impedire che il conformismo metta a tacere il legittimo fastidio per il degrado in cui è sprofondata la nostra amata festività.

L’efficacia della denuncia pubblica contro la vergogna dell’inerzia

D’altronde, la storia editoriale della nostra testata dimostra che non vi è alcuna necessità di fondare un organo formale per ottenere risultati tangibili. StrettoWeb è già, nei fatti, il megafono pubblico dei sentimenti popolari, con l’auspicio e la pretesa che vengano presi in seria considerazione da chi amministra. È sufficiente volgere lo sguardo al passato per ricordare innumerevoli occasioni in cui il nostro lavoro ha sbloccato situazioni apparentemente irrisolvibili. Pensiamo a quelle segnalazioni disperate dei cittadini su interventi di manutenzione attesi invano per mesi, se non per anni. Interventi che chi di dovere ignorava sistematicamente, ma che, magicamente, venivano eseguiti il giorno stesso o l’indomani della pubblicazione di un nostro severo articolo di denuncia, spinti unicamente dalla vergogna per la pubblica esposizione della propria inadempienza. La nostra forza è la parola pubblica, e non abbiamo bisogno di alcun timbro notarile per farla pesare.

L’impegno verso settembre 2027: un cambiamento radicale e necessario

L’attenzione che abbiamo sollevato in questi giorni non sarà un fuoco di paglia. O almeno, proveremo a fare in modo che non sia così. Continueremo a rilanciare incessantemente le nostre idee e le proposte dei cittadini, mantenendo altissima l’attenzione sul tema. Se sarà necessario, continueremo a battere su questo tasto per tutto l’anno, mese dopo mese, affinché non si dimentichi l’esasperazione vissuta in questi giorni in vista della nuova edizione di settembre 2027. Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo una festa più consona alla sacralità dell’evento. Non abbiamo timore di affermare che, per raggiungere una reale armonia urbana e una logistica sicura, bisogna avere il coraggio di rompere alcune tradizioni ormai obsolete, dannose e molto pericolose. Attualmente siamo di fronte a un delirio gestionale che porta con sé il concreto e intollerabile rischio di disastri urbani se non di vere e proprie stragi, come quella sfiorata al Tempietto quattro anni fa. Dal prossimo anno bisogna cambiare, in modo drastico e inequivocabile. Noi saremo qui, senza statuti e senza cariche formali, a urlare la nostra posizione e rilanciare le volontà dei cittadini per una celebrazione che si evolve, si civilizza e rimane al passo con i tempi e con le esigenze di tutti. E lo faremo, come sempre, sulle pagine di StrettoWeb che – come abbiamo visto – fanno più rumore di un timbro su una carta bollata, di un freddo atto notarile di costituzione o di mille statuti ufficiali chiusi a prendere polvere in qualche cassetto della burocrazia.