L’inaugurazione dell’opera Fontana Ferma a Reggio Calabria e a Messina rappresenta un’iniziativa simbolica volta a consolidare il legame culturale tra l’Italia e il continente africano. Attraverso il nuovo Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti, si mira a stabilire un dialogo equo che superi i vecchi pregiudizi di superiorità. Questo progetto si inserisce nella visione strategica del Piano Mattei, promuovendo una collaborazione paritaria che riconosce l’Africa come un partner fondamentale e ricco di risorse. L’obiettivo principale è costruire un ponte artistico e intellettuale per prevenire l’influenza egemonica di altre potenze globali nell’area. In questo contesto, la città di Reggio Calabria assume un ruolo cruciale come fulcro per lo scambio e la cooperazione internazionale nel Mediterraneo.
Lo ha dichiarato Angelo Piero Cappello, Direttore Generale Unità di Missione per la cooperazione culturale con l’Africa e i Paesi del Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, ai microfoni di StrettoWeb: “le opere che abbiamo inaugurato oggi sono simbolicamente metaforicamente un ponte tra le due sponde dell’Italia insulare e peninsulare. È chiaramente un simbolo, una metafora del ponte che invece intendiamo costruire ben più ampio e che si irradia a ben più lungo raggio, un ponte con il Mediterraneo e poi anche con l’Africa.
Le attività del Mira, che è il l’Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le arti che avrà sede tra Reggio e Messina, dovranno appunto svolgere questa questa funzione: assicurare un’attività di dialogo paritario con i Paesi de rivieraschi del della sponda sud del Mediterraneo e con tutti i paesi dell’Africa, questo ad un fine specifico che è quello che poi è il fine complessivo del piano Mattei del nostro governo, cioè quello di riaprire con l’Africa un dialogo assolutamente paritario, ormai scevro da falsi pietismi e da una presunta superiorità che oggi non ha più ragion d’essere.
Il continente africano è un continente ricco di di tantissime possibilità e proprio perché è l’interlocutore diretto e naturale dell’area Euromediterranea dobbiamo assicurarci, anche attraverso il ponte della cultura, un rapporto con l’Africa che ci garantisca questo partenariato e questo protagonismo dell’Africa nei nostri confronti perché altrimenti rischiamo di perdere l’Africa nel senso che potrebbe passare sotto l’influenza, anche predatoria ed egemonica, di altre altre potenze mondiali”.



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