La città normale e l’articolo che non avrei mai scritto: c’è chi si vergogna, ma a me viene da piangere

Se Reggio Calabria in questi anni fosse stata una città normale, tante cose non sarebbero successe questa mattina

Se Reggio Calabria in questi anni fosse stata una città normale, neanche avrei scritto questo articolo. Se Reggio Calabria in questi anni fosse stata una città normale, mi sarei messo a ridere a sentir dire: “piazzeremo degli agenti per strada per controllare e multare chi getta la spazzatura dove non deve”. Se Reggio Calabria in questi anni fosse stata una città normale, un Sindaco non avrebbe dovuto annunciare in pompa magna un’operazione di pulizia straordinaria delle strade da nord a sud, non avrebbe dovuto mettere la sveglia al mattino presto e non avrebbe dovuto offrire i caffè agli operatori e agli agenti incontrati oggi. Perché sì: a chi oggi gli ha chiesto quanto costi ai cittadini questa operazione a livello economico, Cannizzaro ha risposto sarcasticamente: “alla città nulla, a me 22 euro, perché questa mattina ho pagato loro i caffè”.

Però, ritornando al concetto, è successo tutto questo. Il Sindaco è stato costretto a pagare i caffè, svegliarsi presto, fare l’annuncio in conferenza stampa. E io – vi giuro, non mi è venuto affatto da ridere – ho constatato che ci saranno degli agenti per strada a controllare e sanzionare chi non rispetterà le regole. E tutto questo perché Reggio Calabria non è una città normale. Anzi, speriamo di poter dire: non è stata una città normale. E’ bella oggi la narrazione al presente, anche al futuro. Ma solo perché oggi un Sindaco c’è. Ed è anche normale. Un Sindaco che fa quello che fanno tutti i Sindaci. Normali. Si sveglia la mattina presto, non va in palestra (“la panza” gliela perdoniamo) ma si presenta dagli operatori ecologici e dagli agenti per una pacca sulla spalla, lavora affinché la città possa essere pulita, intervenendo lì dove non è stato fatto in questi anni.

Lo ha precisato, Francesco Cannizzaro: “in alcuni tratti mi sono anche vergognato, non si può camminare, si rischia anche la salute. Siamo in emergenza, sappiate che questa è una situazione emergenziale. E siamo consapevoli che in quelle aree che ripuliremo potranno riformarsi cumuli di spazzatura. Ma sappiamo già come intervenire”. Musica per le mie orecchie. Se il Sindaco si è vergognato, io mi sono quasi messo a piangere. Sembra fantascienza, eppure è normalità. Una città pulita, un controllo capillare, una sanzione più alta per i trasgressori, un conferimento maggiore in discarica (del doppio), almeno per ora. Poche mosse, poche ore. E’ possibile che in dodici anni non sia stato possibile trovare qualche ora per pensarci? E’ possibile che ci riesca un Sindaco che non ha neanche la Giunta e che quindi – difatti – sta operando da solo?

In fondo sarebbe bastata qualche indicazione, qualche idea, dei confronti, e poi magari – a operatori e agenti oggi, ma ad operai e contadini domani, magari per altre problematiche – una pacca sulla spalla, una stretta di mano, un sorriso, un incoraggiamento Il Sindaco lo ha chiamato “sentimento”. A precisa domanda di StrettoWeb questa mattina, forse ha un po’ frainteso l’utilizzo del termine “strategia” da me  utilizzato, ma non in accezione negativa. Gli ho  chiesto se quella di stare vicino ai lavoratori (come fu qualche mese fa quando si presentò con i pasticcini l’1 maggio per mostrare vicinanza ai lavoratori dell’Aeroporto) sia una strategia per avere maggiore supporto, per fare squadra, per motivare e stimolare ancora di più chi in questi anni ha operato in anarchia, lavorando duramente per uno stipendio non di certo da nababbo.

Lui forse ha frainteso, forse ha pensato che potessi parlare di “strategia social”, da apparenza, e ha voluto rimarcare un concetto: “perché parlare di strategia e non di sentimento?”. Perché il Sindaco, tutto questo, lo ha fatto davvero con sincerità e passione. Ed è per questo che forse, anziché parlare al passato, oggi si può parlare di presente e sicuramente di futuro.

Cade in poche ore l’alibi dei “lordazzi”

Di certo, in una sola mattinata, sono stati smontati dodici anni di alibi tutti sorretti da un altro termine, questo ben lontano dall’essere frainteso: “lordazzi”. Falcomatà lo coniò per nascondere le sue malefatte. C’è la spazzatura in giro? Colpa dei “lordazzi”. Come se a Reggio Calabria fossero tutti “lordazzi”, come se si potesse archiviare l’argomento così, con uno slogan, senza vergogna alcuna. Perché se Cannizzaro si è vergognato, a questo punto non è stato lo stesso per il primo cittadino precedente.

Il Sindaco attuale li ha chiamati in altro modo, incivili, ma non si è fermato là. Ha detto che sono l’1% della popolazione, che verranno educati alla civiltà e che se non lo faranno saranno pesantemente sanzionati, non più con una multa di 50 euro, ma di 150 euro. Ha fatto le cose normali, ribadiamo. Quelle che fanno i Sindaci normali. E a me sembra quasi assurdo. Sono sicuro che in questi primi mesi ci stupiremo nel raccontare fatti normali che diventano eccezionali. Perché c’è ancora tanto da fare. Ma siamo anche abbastanza sicuri che tra non molto ritorneranno ad avere l’importanza che meritano: torneranno ad essere, appunto, normali. E il primo a volerlo è Francesco Cannizzaro.