Mentre Avellino festeggia e costringe i tifosi a ‘subire’ lo scalpo del taglio delle retine del PalaCalafiore, dall’altra parte c’è la Viola con il morale sotto le suole delle scarpe. In finale è così, c’è poco da fare, sono sempre lacrime: di gioia per chi vince, di tristezza per chi perde. In mezzo c’è l’abilità, la fortuna, il destino nel riservarsi un posto a sedere dalla parte giusta. Edo Maresca quel posto l’ha trovato sulla panchina della Viola, come per tutta la stagione. Ieri notte però, senza il solito sorriso che ha sempre contraddistinto uno dei giocatori più simpatici del roster, con la battuta pronta, l’espressione guascona alimentata da un baffo old school e il soprannome “Don Peppe” che solo a Reggio Calabria potevano dargli. Anche perché, di nome fa Edoardo.
Ieri, il buon Fofo Serranò, fotografo della Viola, lo ha immortalato in una foto di una sensibilità unica: in lacrime, seduto in panchina, in preda allo sconforto per non aver portato la Viola in Serie B d’Eccellenza, la vecchia B1. Una promozione sfumata in Gara-3 della finale Playoff contro la corazzata Avellino, altra nobile decaduta del basket del Sud Italia. Al PalaCalafiore c’erano 6-7000 persone, tantissimi quelli collegati da casa fra la diretta di StrettoWeb e quella della squadra.
Un’atmosfera che ha fatto tornare alla mente dei tifosi più vecchiotti gli anni della Serie A. Il palazzetto, il livello di emozioni, i nomi delle due squadre, il pubblico: sembrava una finale Playoff di Serie A, l’ha confermato anche Valentina Vignali ai nostri microfoni (VIDEO). Le lacrime di Maresca, capopopolo, primo ultrà in campo, aizzatore di folle, buon cecchino e difensore che non si risparmia mai nonostante la stazza fisica, sono il punto da cui la Viola deve ripartire.
La delusione è tanta perché la squadra voleva regalare a Reggio Calabria una notte magica ottenendo la promozione davanti alla propria gente. Ma non è finita qui, c’è ancora un’altra chance. Nel fine settimana, in quel di Sora, la Viola giocherà altre due partite nel triangolare promozione fra le sconfitte delle 3 Conference (Pizzighettone e Siena le avversarie), con in palio un’altra chance promozione. Si gioca in 3 giorni, la Viola sabato e domenica, senza pause. È assurdo? Sì. È impossibile? Assolutamente no. La Viola vista contro Avellino può battere chiunque. Deve solo crederci.
Quindi, non piangere Edo: c’è ancora inchiostro per scrivere il lieto fine che la stagione della Viola merita.


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