Tre non sono solo gli anni di Serie D (ma saranno purtroppo quattro), bensì anche le figuracce. E questa è la più pesante. Era attesa in queste ore, è arrivata puntuale. Dopo l’udienza di questa mattina, durata circa un’ora, il Tribunale Federale Nazionale si è espresso sul ricorso della Reggina in merito al caso Messina, reo – secondo il club amaranto – di aver sottoscritto contratti a calciatori che sarebbero stati firmati dall’allora ex Presidente, Alaimo, all’epoca dei fatti inibito. La richiesta della società di Ballarino era chiara: esclusione del Messina, cosicché potessero togliere i punti a tutte le squadre che ne avevano conquistati contro i siciliani, che per la Reggina significava una sola cosa: primo posto.
La decisione è arrivata nel pomeriggio, è la seguente: ricorso inammissibile (così come i primi due). Che era ciò che si sapeva, nei fatti. Eppure, sempre i soliti megafoni, e sempre i soliti allocchi, hanno alimentato per giorni le tesi più disparate, ergendosi a grandi esperti di diritto sportivo. Alla fine la Reggina ha perso e ha perso pure il Messina, a cui nessuno restituirà la Serie D, a meno che non tenterà la strada del ripescaggio. La Reggina ha perso difatti il suo secondo derby dello Stretto stagionale, mentre la faccia e la dignità l’ha persa da parecchio.
“Il Tribunale Federale Nazionale – si legge nel dispositivo – ha pronunciato, nell’udienza fissata il 12 maggio 2026, a seguito del Ricorso proposto dalla società AS Reggina 1914 SSD A RL contro la società ACR Messina 1900 SSDA RL, nonché contro Davis Justin Leigh e nei confronti della società SSD Città di Acireale 1946 A RL e altri, il seguente dispositivo
P.Q.M.
Il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare, definitivamente pronunciando, dichiara inammissibile il ricorso. Spese compensate”.




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