La ‘reggina’ dei palazzetti nominata “impresentabile” dall’Antimafia: Eleonora Megale non avrebbe potuto candidarsi, è l’ultima figuraccia del PD

Eleonora Megale, rup del Comune e candidata con la lista PD alle prossime comunali, finisce nella lista degli impresentabili della Commissione Antimafia: l'ultima figuraccia della banda Falcomatà che si riempie tanto la bocca di 'legalità' e poi...

Paolone detto Gas era la punta dell’iceberg. Avere nella lista civica di Falcomatà un candidato omofobo, razzista, filoputiniano e neofascista è già un bell’imbarazzo per il sindaco uscente e anche per il candidato sindaco Battaglia. Ma continuando a scavare – e quando si parla del partito democratico reggino il fondo non arriva mai – si scoprono sempre chicche davvero interessanti. Nel partito che si riempie la bocca di legalità, che assegna patenti di moralità, che si diverte a giudicare e a puntare il dito contro, viene fuori una candidata che, in teoria, candidata non dovrebbe esserlo.

La Commissione Parlamentare Antimafia ha infatti diramato oggi la lista degli “impresentabili” alle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno il 24 e 25 maggio. Scorrendo la lista, abbiamo 28 candidati impresentabili in 35 comuni. L’elenco, letto dal presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, contiene anche il nome di Elonora Maria Pia Megale, rup del Comune e candidata con la lista ufficiale del PD a sostegno di Mimmetto Battaglia. Ed è l’unica impresentabile tra i 633 candidati a Palazzo San Giorgio.

La candidatura di Eleonora Megale e la violazione dell’art. 1

Nella disposizione della Commissione Antimafia in data 19 maggio, si legge in riferimento alla candidata del PD: “Megale Eleonora Maria Pia, candidata al consiglio comunale di Reggio Calabria per la lista “Partito Democratico”. Nei confronti della predetta candidata, il GUP presso il tribunale di Reggio Calabria, in data 5 novembre 2021, ha disposto il rinvio a giudizio per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (Art. 452-quaterdecies c.p.). Il procedimento è pendente in fase dibattimentale presso il tribunale di Reggio Calabria con udienza fissata al 28 maggio 2026. La predetta candidatura risulta pertanto in violazione dell’articolo 1, comma 1, lettera n) del codice di autoregolamentazione“.

Essendo la Commissione un organo parlamentare e non un tribunale, la dichiarazione di impresentabilità ha un valore esclusivamente morale e politico, non giuridico. Tradotto: Eleonora Megale può restare in corsa, prendere la sua manciata di voti, asservire al compito che le è stato richiesto e poi tornare al suo ruolo di funzionario comunale. Certo, finire nella lista dell’Antimafia è un bell’imbarazzo per il suo partito, un danno d’immagine per Battaglia che già deve fare una bella rincorsa per Cannizzaro, se poi Falcomatà e i suoi pupilli continuano ad azzopparlo…

La “reggina” dei palazzetti, impresentabile… per l’Antimafia

Eleonora Megale, from Cardeto, rup del Comune con supervisione sulle strutture sportive, è una “donna forte”, di quelle che piacciono tanto alla sinistra, tanto che l’ex sindaco Falcomatà le ha dato pieni poteri, visto che al PalaCalafiore controlla tutti dall’alto della balconata. Non è raro vederla urlare verso qualche collaboratore; qualche membro dello staff delle squadre; qualche giornalista. Il tutto, anche durante le partite. Ci sono bambini che chiedono alle mamme: “chi è quella signora arrabbiata?” e le mamme rispondono: “zitto, non indicare, è la funzionariA del comune“.

A proposito di urla: celebre la sfuriata contro StrettoWeb, l’anno scorso, davanti a giocatori e staff di una squadra reggina letteralmente scioccati, perchè non saremmo dovuti entrare al palazzetto mentre erano presenti lavori in corso, nonostante fossimo sul posto per intervistare i giocatori durante l’allenamento, come da accordi, mentre altri giornalisti e testate locali entravano e uscivano dal palazzetto, tutti i giorni, documentando lo stato dei lavori senza problemi. Altrettanto celebre la conseguente litigata telefonica con un dirigente della stessa squadra che prese le nostre difese e venne poi a scusarsi, mortificato, per il trattamento che avevamo ricevuto.

E ancora, le luci spente mentre l’ufficio stampa di una squadra era in procinto di fare delle interviste e mentre la squadra ospite stava mangiando la pizza post partita, riaccese poco dopo da un membro dello staff, bersagliato, da campo a campo, a suon di rimproveri perchè quelle luci dovevano restare spente. Episodi ce ne sarebbero moltissimi.

Ma preferiamo concentrarci sul lavoro. Ai cittadini che sottolineavano come durante il Sant’Ambrogio il PalaCalafiore fosse un cantiere aperto, così come a quelli che denunciavano gli allagamenti, alle prime piogge, tanto a Pentimele quanto allo Scatolone, rispondeva, con e-mail personale, che si trattava di un attacco all’amministrazione in vista delle elezioni.

Evitiamo di parlare dei vetri rotti nella palestra di Archi. Restiamo sul PalaCalafiore. Bello il restyling del palazzetto, a parte per il parquet definito color “cacca” o “vomito” dai tifosi nei commenti (è una bella scelta); a parte le postazioni dei giornalisti costretti a mettersi a dieta per entrare negli spazi minuscoli e a dover mettere pc su un tavolino e mouse su un altro perchè troppo piccoli; belle le panchine ergonomiche, comode, peccato che coprano la visuale alle prime file; belli anche i cadaveri delle Colonne di Tresoldi riposti nel retro del parcheggio.

Però Eleonora Megale ha anche un cuore d’oro che la spinge a festeggiare insieme alle squadre in campo dopo le vittorie e a ripulire il palazzetto poi, immaginiamo, da semplice tifosa e cittadina modello, oggi che dovrebbe essere in aspettativa elettorale e non avere un ruolo attivo.

Ora è da capire come reagirà il PD reggino a questa notizia e cosa deciderà Battaglia. Eleonora Megale si farà da parte? Il suo partito le chiederà di fare un passo indietro? Sicuro, magari anche due, per prendere la rincorsa e lanciarsi ancor di più in campagna elettorale, che manca poco e servono voti.