A Reggio Calabria il disastro del campo largo: unica luce Gianni Muraca. M5S inesistente, Pd al 9%. E questi vorrebbero battere Occhiuto e Meloni?

Le elezioni comunali di Reggio Calabria consegnano alla città, e all'Italia intera, un quadro più che sconfortante per la sinistra locale e nazionale

Li guardi in faccia, e pensi che vorrebbero battere Roberto Occhiuto alla Regione e Giorgia Meloni al governo. Poi li riguardi, e niente. Scoppi a ridere. Le elezioni comunali dei giorni scorsi stanno facendo tanto rumore per il caso di Venezia, la città più grande e importante al voto, dove il campo largo avrebbe dovuto stravincere al primo turno secondo tutti i sondaggi. “Da qui manderemo il nostro avviso di sfratto a Giorgia Meloni“, aveva detto Elly Schlein poche sere prima del voto in laguna, evidentemente ancora sotto gli effetti stupefacenti della vittoria al referendum sulla giustizia. E’ finita che a Venezia ha vinto il Centrodestra al primo turno, senza neanche passare dal ballottaggio. La coalizione del campo largo s’è fermata addirittura al 39%, con il Pd al 24% e il Movimento 5 Stelle addirittura al 2,6%. Pare che Giuseppi Conte non voglia più fare neanche le primarie. I grillini hanno eletto un solo consigliere comunale a Venezia, roba da Reset che ha in lista Paolone detto gas.

E arriviamo a Reggio Calabria. Dopo Venezia, era la città più importante: l’unica metropolitana nazionale. E che qui la sinistra perdesse, era scontato. Che perdesse male, anche. Ma è riuscita persino a fare peggio: il Movimento 5 Stelle non ha neanche presentato la lista, il Pd si è fermato al 9%. Nove per cento! La sinistra ha scontato il disastro di 12 anni di cattiva amministrazione della città, basti pensare che il candidato direttamente votato dall’ex Sindaco Giuseppe Falcomatà, Carmelo Romeo, non ha raggiunto neanche i 900 voti. Un po’ pochini per l’espressione diretta di quello che per 12 anni è stato il primo cittadino, che nell’altra sua lista civica è stato beffato persino da un outsider: il fedelissimo Gianni Latella è arrivato secondo ed è rimasto fuori dal consiglio comunale con appena 400 voti, più di 200 in meno rispetto a Francesco Catalano, un medico che non risponde in alcun modo a Falcomatà.

Certo, se pensiamo come s’è ridotto Giuseppe per strappare questo seggio… Paolone detto Gas è arrivato quarto con 112 voti, il l’estremista-dj nominato capo ufficio stampa del Comune quinto con 104 preferenze (dietro, quindi, a Paolone gas, in perfetto ordine di gerarchia). Nella stessa lista c’era anche Fortunato Cucinotta, più rumoroso sui social che al seggio (28 voti). Così come ha prodotto solo rumore lo speaker di radio Antenna Febea Dario Baccellieri, appena 100 voti e decimo posto nella lista di AVS dopo anni di veleni contro Cannizzaro e il centrodesta.

Ma non c’è solo il disastro di Falcomatà, i suoi errori, la sua pesantissima eredità a spiegare un tonfo così clamoroso per la sinistra reggina. Basta guardare i numeri. E’ possibile che il Pd abbia soltanto 15 candidati che superano i 200 voti? Gli altri 17 sono tutti sotto quota 90. Addirittura quindici sotto quota cinquanta. Praticamente metà lista del Pd era fatta da riempilista. Non sono riusciti a trovare neanche i candidati!

E’ un segno del destino che il primo dei non eletti, quindi il più beffato tra i trombati, sia quel Paolo Brunetti che è stato l’unico vice sindaco di questi anni a non litigare con Falcomatà. Gli è sempre rimasto fedele, e per vincere queste elezioni dopo anni e anni da Sindaco facente funzioni, vice Sindaco e Assessore, ha persino stretto un accordo con quell’Eleonora Megale dichiarata impresentabile dall’antimafia con cui ha lavorato – e i risultati si sono visti tutti – fianco a fianco nel settore dello sport. Lui lascia in eredità Ballarino alla Reggina, lei lo stato straordinario degli impianti sportivi reggini. Non è bastato al buon Paolo che adesso dovrà tornare a fare il finanziere. Sarebbe stato molto più dignitoso non candidarsi neanche.

In fondo con gli eletti è andata anche bene. Mimmo Battaglia, Nino Malara, Giuseppe Marino e Demetrio Delfino sono una garanzia di serietà, appartenenza e coerenza. Del dott. Catalano abbiamo già parlato: è l’unica new-entry, impareremo a conoscerlo. Carmelo Romeo sarà la voce di Falcomatà a Palazzo San Giorgio, tutto sommato la più presentabile. E poi ci sono Carmelo Versace e Filippo Quartuccio, ma vabbè, senza neanche loro due (e con magari, al loro posto, Enzo Marra e Pino Cuzzocrea) sarebbe stata troppa grazia.

Stiamo parlando di un crollo assoluto di una classe “dirigente” (sigh!) che ha dilaniato una città e adesso scompare nell’oblio della storia. Con un’unica eccezione: Gianni Muraca. Ha vinto le elezioni alla presidenza della seconda circoscrizione. Non è un caso che abbia rotto in modo profondo, da tempo, con Falcomatà dopo averne subito il tradimento. Non è un caso che abbia corso alle primarie in modo più che dignitoso con un sorprendente secondo posto, fatto di sostegno personale e dedizione concreta. Non è un caso che rimane l’unico volto di un centrosinistra dilaniato, a mantenere un briciolo di rilevanza politica in riva allo Stretto.

Se il campo largo avesse un cervello, farebbe di tutto per ripartire da lì. Per ripartire da lui. E’ giovane, appassionato, serio. Ma non sarà così: ha la tagliola di Falcomatà e il futuro politico della coalizione, dentro la sinistra reggina, oggi non interessa a nessuno. Da oggi inizia ufficialmente la notte dei lunghi coltelli per strappare le candidature chiave per Camera e Senato nel 2027. E’ l’obiettivo di Falcomatà, che vuole insidiare Irto. Nessuno penserà ad altro lì dentro per un anno e mezzo. E questi vorrebbero battere Occhiuto e Meloni?