L’Aeroporto di Reggio Calabria e l’imbarazzante psicosi di questi giorni: come quel marito che per fare un dispetto alla moglie si taglia le palle…

Oggi, sullo Stretto, c'è chi si dovrebbe nascondere e vergognare, e invece parla, continua a parlare, alimentando una narrazione che non esiste e una propaganda che ha il solo obiettivo di provare a distruggere (ma solo provare, per fortuna, perché poi la verità emerge sempre) quanto costruito da altri con impegno, rapporti, contatti, trattative

Avete presente il marito che per fare un dispetto alla moglie si taglia le palle? Ecco, ora noi non vorremmo scendere nel volgare, ma non troviamo davvero un altro modo più chiaro, secco, diretto, anche abbastanza semplice e incisivo, per spiegare cosa sta succedendo a Reggio Calabria sulla questione Aeroporto. Perché quanto letto negli ultimi giorni ha davvero dell’incredibile, se consideriamo tutta la vicenda, il suo contesto, il volgere degli eventi, i fatti (di alcuni) e le parole (di altri). Oggi, sullo Stretto, c’è chi si dovrebbe nascondere e vergognare, e invece parla, continua a parlare, alimentando una narrazione che non esiste e una propaganda che ha il solo obiettivo di provare a distruggere (ma solo provare, per fortuna, perché poi la verità emerge sempre) quanto costruito da altri con impegno, rapporti, contatti, trattative.

Potremmo anche stentare a crederci, ma la realtà oggi è questa: la Sinistra reggina, soprattutto i protagonisti della stagione politica che sta per concludersi, godrebbe davvero qualora le sorti del “Tito Minniti” dovessero andare in malora. E godrebbero perché a rilanciare lo scalo è stata l’area politica avversa, quella del CentroDestra di Occhiuto e Cannizzaro, i quali si sono sostituiti al Sindaco di allora, Giuseppe Falcomatà, che mentre non muoveva un dito, e mentre lasciava che l’Aeroporto morisse, abbandonato al suo destino, parlava di “frottole”.

“Frottole”, poi, non furono. E menomale. L’attuale squadra di Governo della città, abituata com’è a non concludere neanche un ponticello di 30 metri, pensava che anche gli avversari fossero così. Parole, solo parole. E invece hanno portato i fatti, concreti. Risultato? Ci saremmo aspettati, allora, dall’Amministrazione, non diciamo elogi e complimenti (che comunque sarebbero stati cosa gradita e apprezzata), ma almeno ringraziamenti. Niente. Per un po’ di tempo, silenzi. Poi, alle prime occasioni, quelle frecciate strategiche, a orologeria, ma senza un reale senso logico.

Non dimentichiamo di alcune dichiarazioni, negli anni, di Falcomatà, il fu Sindaco protagonista del “quasi disastro” (la chiusura). Come quando a novembre dichiarò: “bene i dati sull’aeroporto di Reggio Calabria, con i passeggeri che sono aumentati, ma non sono aumentati i pernottamenti negli alberghi o Bed & Breakfast, secondo i dati di Federalberghi. Chiedo: cosa succederà quando terminerà il contratto con Ryanair il prossimo anno?”. Ma il paradosso è assurdo: se a fronte dell’aumento dei passeggeri non sono aumentati i pernottamenti, di chi è la responsabilità? E’ proprio di chi all’epoca se la chiedeva, ovvero di quel Sindaco, colui che non è stato in grado di sfruttare il “regalo” regionale lasciandosi sfuggire i tanti turisti che continuano ad arrivare in città, turisti che arrivano e poi vanno via subito, in mancanza di una vera e propria programmazione turistica. E che la gente in città arrivi ma non si fermi per molto, lo ha constato anche l’Amministratore Unico di Sacal Marco Franchini, in un’intervista di ieri a StrettoWeb. E no, lui non è di Reggio, non vive qua, non conosce la realtà, ma analizza i dati, li confronta, li studia. E anche quelli sono fatti, concreti.

Un’altra perla, restando a Falcomatà, è di due mesi fa: si poneva dei dubbi, delle domande, sui reali costi dei voli a carico della Regione Calabria, che ha rimosso l’addizionale proprio per stimolare i passeggeri. Ma fossero questi, i problemi! Se se ne è arrivato a parlare, è proprio per quella grande mossa di marketing che ha rilanciato gli Aeroporti.

Le ultime vicende sono invece di questi giorni. E sono ancora più assurde. Il conflitto in Iran, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, sta creando problemi non indifferenti sul fronte energetico. Il carburante scarseggia e a risentirne, se non si troverà una soluzione nel breve termine, sono anche gli Aeroporti. Tutti! Non solo quello di Reggio. Quello che riguarda il “Tito Minniti” non è un problema che può risolvere il Comune, la Regione e né tantomeno il Governo. Meloni non può intervenire sul singolo Aeroporto, ma può solo provare a trovare altre soluzioni riguardo l’energia (come sta facendo). Facciamo dunque fatica a comprendere le note stampa di Mimmo Battaglia e di Carmelo Versace, i due Sindaci f.f. di Comune e Città Metropolitana che chiedono “chiarimenti” alle istituzioni politiche nazionali. Ma chiarimenti di che? Il problema è globale, non riguarda solo Reggio, e anche questo l’ha spiegato bene Franchini ieri.

E se Mimmetto Battaglia è Sindaco solo da pochi mesi, fa veramente sorridere l’intervento di Carmelo Versace, presente anche all’epoca, quando l’Aeroporto stava per chiudere, al fianco di Falcomatà. Come rivelato da Franchini, allora nessuno chiese chiarimenti alla società di prima, nessuno chiese perché stava realizzando una palazzina per dirigenti (mai conclusa) dove ora sta nascendo l’Aerostazione.

E quindi perché ora non nascondersi? Quantomeno per la vergogna, per aver fallito, fallito anche nel non aver avuto il coraggio di dire “grazie, perché avete riattivato l’Aeroporto”. Se questo coraggio manca, forse sarebbe meglio il silenzio. Perché tirare fuori oggi storie assurde, come richieste di chiarimenti, dubbi sui costi, significa soltanto volere il male dell’Aeroporto, volere il male della propria città. Godere se dovesse accaderle qualcosa di brutto, se qualche contratto dovesse terminare, se qualche volo dovesse essere cancellato. Godere, solo godere, per poi urlare “avete visto cosa ha combinato Occhiuto? Eccolo, ha fallito!”. Tutto solo perché a risolvere il problema non sono stati loro, quelli che sono pronti a celebrare in pompa magna una strada riasfaltata, un piccolo parchetto di quartiere, un’opera ancora non conclusa o un campo di calcio lasciato a metà, senza l’illuminazione e dopo un anno già abbandonato.

Ecco, ribadiamo: questo significa soltanto accecamento e odio politico, non fare il bene della propria città, non volere il bene della propria città, fare un dispetto alla propria città. Capite ora quel marito che per fare il dispetto alla moglie si taglia le palle?