Referendum Giustizia: il No ha vinto grazie al Sud, complice il popolo spento e disinformato

Il punto è che, al Sud, una parte consistente del popolo vive una forma di apatia congenita; un'inerzia che non è incapacità, ma consuetudine

Una cosa va riconosciuta al centro-sinistra: quando scende in campo, mette in atto tutte le strategie, diventando inarrestabile come una marea che avanza, conquista terreno e sovverte ogni previsione. Il centro-destra, questa volta troppo sicuro di sé, ha attraversato la campagna referendaria con leggerezza, come se il risultato fosse già scritto e il consenso fosse solo un dato da cogliere. È stato anche a causa di questa convinzione che è germogliata la vittoria del NO.

Strane voci al Sud

“Vogliono cambiarci la Costituzione!” e anche “La Costituzione non si tocca!” Tali voci venivano diffuse ovunque: dai bar ai supermercati, dagli uffici alle piazze. Frasi dette con prospettiva e che, passando di bocca in bocca, si sono trasformate in convinzioni, poi quasi in certezze, infine in verità. Non è stato insomma un confronto tra idee, ma un’eco collettiva che si è alimentata da sé, un moto quasi istintivo fatto di timori e impressioni. E quindi la riforma è stata percepita come una minaccia, un’ombra da respingere prima ancora di essere compresa. In questo clima, per il popolo del Meridione, votare NO è dunque diventato un gesto necessario, quasi un riflesso no una forma di difesa e di patriottismo.

L’apatia popolare del meridionale

Il punto è che, al Sud, una parte consistente del popolo vive una forma di apatia congenita; un’inerzia che non è incapacità, ma consuetudine. È l’abitudine a lasciarsi guidare dalla voce dell’ultima ora, da ciò che arriva per ultimo e che, proprio per questo, sembra più vero. Insomma, invece di fermarsi e verificare, o studiare per meglio comprendere, in questo caso, il contenuto del referendum, per il popolo è stato molto più comodo e meno complicato aderire a ciò che è stato ripetuto con maggior insistenza negli ultimi giorni. Così può succedere che, in certi casi, la verità smetta di essere frutto della conoscenza e diventa il riflesso dell’eco più vicina. E quindi non è stato il ragionamento a orientare la scelta, ma l’urgenza del momento; non è stato lo studio a guidare il voto, ma la pressione dell’ultima ora.

Quando un messaggio diventa forte finisce per determinare tutto un seguito

È proprio qui che il fronte del ha fallito. Avrebbe dovuto penetrare quel tessuto sociale, insistere, spiegare, illuminare le zone d’ombra, trasformare il dubbio in consapevolezza. Avrebbe dovuto contrastare il meccanismo dell’ultima voce e spezzare la catena delle percezioni con la forza dei contenuti. Invece ha agito in tranquillità, macchiandosi, seppur in forma conversa, anche essa di apatia. Insomma, ha dato per scontato di aver già vinto la posta in ballo, spostando altrove il proprio sguardo. E il centro-sinistra ha saputo cogliere questa lacuna, questo vuoto che ha subito riempito, dimostrando ancora una volta che in politica lo spazio lasciato libero non resta mai tale. A completare il quadro, l’astensionismo: silenzioso, ma decisivo, segno di un distacco sempre più profondo tra popolo e partecipazione. In questo silenzio, le poche voci rimaste — proprio perché più recenti e più insistenti — hanno acquisito un peso maggiore. Ciò ci insegna una verità antica quanto la politica stessa: non bisogna mai sottovalutare né le circostanze né l’avversario.

E soprattutto, in certi contesti, è necessario affidare l’analisi a chi conosce l’anima popolare, o meglio detto, a chi sa leggere le correnti sotterranee dell’opinione. Perché qui al Sud, dove l’umore collettivo si aggrappa all’immediatezza e premia ciò che arriva per ultimo più di ciò che è stato compreso a fondo, il consenso non si conquista con la logica soltanto, ma con la presenza costante, capace di precedere e dominare l’onda dell’ultima parola.

La lezione è stata più che chiara per il fronte del Sì

Alla fine, non vince chi è convinto di avere ragione, ma chi riesce a farsi ascoltare di più. Sono altre le strategie da adottare qui nel Sud. Perché in un contesto dove, come detto, il popolo, mosso dall’apatia e dalla comodità, preferisce affidarsi alle considerazioni dell’ultima ora piuttosto che verificare, aggiornarsi, studiare, diventa essenziale esserci sempre, per non lasciare che l’ultima voce diventi l’unica. Dunque, servono interpreti del territorio, lettori dell’animo collettivo, figure capaci di trasformare l’informazione in presenza viva e continua. Perché qui al Sud, chi arriva per ultimo non solo parla più forte, ma decide per tutti.