Mentre i sondaggisti studiano i dati del Referendum sulla Giustizia, politologi e addetti ai lavori commentano il dato che è inequivocabile nel risultato finale ma molto soggetto alle interpretazioni sui meccanismi tecnici che hanno portato a questo risultato. Il No ha vinto con il 53,2% pari a 15 milioni di voti, mentre il Sì si è fermato al 46,8% con oltre 13 milioni e 200 mila voti. Una differenza di meno di due milioni tra i due fronti, su un totale di oltre 28 milioni di votanti. Le differenze geografiche sono nettissime: tra gli italiani all’estero e nelle Regioni del Nord ha vinto il Sì, mentre nelle aree più povere, arretrate e sottosviluppate del Paese ha vinto il No con percentuali bulgare soprattutto in Campania e Sicilia.
In tanti hanno discusso sull’importanza del dato dell’affluenza alle urne, che alla fine è stato del 59%. Così alto, secondo tutti i sondaggi della vigilia avrebbe dovuto strafavorite il fronte del Sì e quindi il Centrodestra. Invece non è andata così. Significa che l’alta affluenza ha favorito il Centrosinistra? Niente affatto. L’unica verità è che l’affluenza è stata alta rispetto alla norma degli ultimi anni e a quanto ci si potrebbe aspettare rispetto ad un referendum tecnico-giuridico, però è stata non ancora sufficiente per consentire al Centrodestra di vincere le elezioni. Storicamente, infatti, l’elettorato di Centrodestra è molto diverso da quello di Centrosinistra, più ideologizzato e abituato a seguire le direttive del partito con adesione para-militare. Gli elettori di Centrodestra, storicamente, sono più liberi, più fluidi, più pigri e scettici rispetto all’importanza del voto e alla necessità di recarsi alle urne per cambiare le cose. Ogni volta che l’affluenza alle urne è stata molto alta, il Centrodestra ha vinto le elezioni rispetto al Centrosinistra. E il contrario.
Ma quindi, cos’è che non è andato come previsto? Semplicemente il 59% di affluenza è stato comunque troppo basso per consentire al Sì di prevalere. E se analizziamo il dato dell’affluenza per aree geografiche, abbiamo ulteriori conferme di questo dato di fatto. Nelle Regioni del Centro/Nord, dove complessivamente ha prevalso il Sì, l’affluenza alle urne è stata diffusamente superiore al 65%. Questo significa che dove il popolo moderato, liberale, di Centrodestra si è smosso maggiormente, il Sì ha prevalso. Al contrario, nelle Regioni del Sud l’affluenza alle urne è stata drammaticamente più bassa, addirittura inferiore al 50% in Calabria (48%) e in Sicilia (46%). La Campania si è fermata al 50%, la Puglia e la Sardegna al 52%, oltre 13 punti percentuali in meno rispetto alla media del Centro/Nord.
Questo significa che al Sud la gente di Centrodestra non è andata a votare, e che se al Sud l’affluenza alle urne fosse stata analoga a quella del Centro/Nord, probabilmente avrebbe prevalso il Sì con un’affluenza alle urne complessiva del 65%, superiore di 6 punti rispetto a quella che effettivamente c’è stata. Che poi era stata esattamente la stessa (64%) delle elezioni politiche del 2022, quando Giorgia Meloni diventò Presidente del Consiglio.
In particolare i dati di Campania e Sicilia, le Regioni più popolose del Sud, sono inquietanti: i campani che non sono andati a votare sono stati 2 milioni e 200 mila; i siciliani che non sono andati a votare sono stati 2 milioni e 100 mila; e ancora, i pugliesi che non sono andati a votare sono stati un milione e mezzo; i calabresi 700 mila; i sardi 600 mila. E’ qui, in questo bacino di oltre 6 milioni di astenuti nelle Regioni del Sud, che il Centrodestra ha perso il referendum.




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