Completato lo scrutinio della notte, il dato definitivo del voto sul Referendum sulla Giustizia vede la vittoria del No con il 53,23% delle preferenze, pari a 15 milioni e 84 mila voti. I Sì hanno ottenuto invece 13 milioni e 252 mila voti, pari al 46,77% delle preferenze. Complessivamente hanno votato 28 milioni e 335 mila italiani, con uno scarto di un milione e 850 mila voti tra i due fronti. La vera divisione non è stata politica, bensì geografica e territoriale: al Sud, dove l’affluenza alle urne è stata molto più bassa (inferiore al 50%), ha prevalso nettamente il No con una media nettamente superiore al 60%, al contrario al Nord – dove l’affluenza alle urne ha superato il 65% – il dato è stato molto più equilibrato con una diffusa leggera prevalenza del Sì.
Ma l’ultimo dato emerso in nottata riguarda il voto degli italiani all’estero, cioè gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Come sempre accade per la circoscrizione estero, l’affluenza alle urne è stata molto più bassa (28,5%) e sui 5 milioni e mezzo di italiani all’estero aventi diritto al voto, hanno votato un milione e 563 mila. Comunque tantissimi: lo stesso numero di tutti i pugliesi, poco meno dei siciliani e comunque di più di tutti i votanti che si sono recati alle urne in Calabria, Basilicata e Sardegna messe insieme. Non è, quindi, un dato indifferente. Ciò che emerge è che tra questi italiani all’estero, ha vinto nettamente il Sì con il 56,34% mentre il No si è fermato al 43,66%. Evidentemente chi vive all’estero ha piena consapevolezza della necessità delle riforme per l’Italia e in particolare per la giustizia, e non vede alcun rischio autoritario nell’azione del governo Meloni.



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