“Quando parliamo di infrastrutture, parliamo di futuro, quindi ringrazio anche la presenza dei tanti giovani. Se andiamo sulla SS 106, pensiamo che i cantieri di oggi sono frutto di scelte di anni fa i cui frutti si stanno vedendo oggi. L’impegno di ANSFISA va in direzione delle linee di Governo, a partire dal miglioramento della sicurezza delle infrastrutture, che è anche il miglioramento della qualità della vita delle persone. Perché se siamo più sicuri, e se ci mettiamo meno tempo a tornare dal punto A al punto B, torniamo a casa prima e dedichiamo più tempo a passioni e famiglie, e quindi miglioriamo la qualità della vita”. Così il Sottosegretario del Governo Alessandro Morelli, ospite del convegno a Reggio Calabria dal titolo “Sicurezza e tutela delle infrastrutture sul territorio”
“Come possiamo mettere in pratica coi fatti il miglioramento della qualità della vita? La SS 106 l’ho citata non a caso. Sono quasi 5 i miliardi dedicati al miglioramento di questa strada, tristemente definita come quella della morte. Senza infrastrutture non può esserci sviluppo, innanzitutto dal punto industriale ed economico, ma anche per quanto riguarda il turismo”.
“Io ho seguito per 8 anni la preparazione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, un qualcosa di molto complesso. Parliamo di una manifestazione che ha toccato 22 mila km quadrati. Ogni giorno c’era una criticità e ogni giorno andava affrontata, una volta a Cortina e una volta a Livigno. Per risolverle ci ho messo 8 ore di tragitto, probabilmente sarei andato prima in Tanzania. Quando si realizzano grandi cose, le criticità ci sono e ci saranno, va messo in conto. E va messo in conto anche la consapevolezza di doverle risolvere. Con le Olimpiadi le abbiamo trovato, risolte e poi abbiamo avuto il grande ritorno dai risultati sportivi e organizzativi”.
“Alle criticità noi siamo in grado di rispondere, su ogni opera e su ogni cantiere in Italia. Se poi i presupposti ideologici prevalgono, con l’obiettivo di bloccare ogni opera, beh, allora è impossibile vincere. Però se non si vince non si migliora neanche la qualità della vita. Il modello ideologico per anni ci ha imposto di dire no, ma da parte nostra ci sembra doveroso dire sì. Pensare che di fronte a situazioni gravi che si verificano, come accaduto con Calabria e Sicilia, si debba intervenire in modo straordinario post evento, è sbagliato. La strategia finalmente c’è e non è quella: ‘non facciamo niente, lasciamo tutto com’è, tanto poi qualcuno ci penserà dopo”.
Morelli: “il Ponte sullo Stretto non è una bandiera”
E’ la lezione del Sottosegretario anche a chi si pone ideologicamente contrario alle grandi opere, a partire dal Ponte sullo Stretto. “Se noi rimaniamo al dibattito Sì o No, depauperiamo tutto. E’ giusto che il dibattito ci sia, ma non può essere politico, perché l’ha proposto questo o quell’altro. Guardiamo i dati, io sono milanese e guardo i dati oggettivi: io ho davanti tanti giovani. Sono entrato nella sezione di partito a 16 anni e ne ho 48. Ho raggiunto tanti obiettivi nella mia vita e uno di questi è – frequentando tanto Calabria e Sicilia – la realizzazione del Ponte sullo Stretto”.
“Il mio auspicio è che tanti miei amici calabresi che sono andati a Milano o all’estero, non debbano essere obbligati a farlo ancora nei prossimi anni, ma possano scegliere cosa fare. Questo per lo sviluppo dei territori, ma lo sviluppo arriva con le infrastrutture. Senza il Ponte sullo Stretto, questa opportunità per noi viene allontanata. Vi prego di non ragionare in modo provinciale: non collega due Regioni o due città, ma la Sicilia con l’Italia e l’Europa, portando il Mediterraneo al centro del mondo”.
“Per il Ponte le criticità ci sono, evidentemente, e il governo sta compiendo tutti gli atti necessari per superarle, grazie al contributo dei tecnici. Perché poi, mi perdonerete: il tema molto spesso viene visto come una contrapposizione politica tra sinistra, destra. Salvini lo vuole, Schlein non lo vuole. Ci sono dei tecnici, siamo nella casa dell’accademia italiana, l’accademia, le università, i tecnici, gli ingegneri hanno investito il loro tempo, le finanze pubbliche e tutta l’esperienza che possiamo mettere in campo per realizzare un ponte superando le criticità che evidentemente ci sono”.
“Stiamo parlando dell’opera più importante del secolo, del terzo millennio, quindi per questa ragione i politici dicono: ‘noi vogliamo il ponte’, i cittadini ce lo dicono, e il risultato elettorale è abbastanza chiaro. Per noi, il vero referendum sul Ponte sono state le ultime regionali e i risultati soprattutto nella provincia di Reggio Calabria ci hanno assolutamente premiato e hanno premiato la scelta di dire ‘sì ponte’. L’azienda che sta in fase di realizzazione e sarà in fase di realizzazione del ponte è un’azienda che in giro per il mondo ci è invidiata e quindi mi perdonerete ma mi sento quasi in difficoltà a dover difendere quasi con una sorta di bandiera, cosa che non ho assolutamente, delle aziende che per noi dovrebbero essere un grande orgoglio in giro per il mondo e che invece in Italia vengono criticate”.
“Ora, diciamo che togliamo ogni polemica, il ponte non deve rappresentare una bandiera, non è una bandiera. E’ una grande opportunità di sviluppo della Calabria e della Sicilia. E questo è il quadro sul quale politicamente abbiamo deciso di fare il ponte e tecnicamente di avvalerci delle migliori teste che il mondo ha sul fronte ingegneristico, sul fronte industriale, sul fronte economico. Le finanze poi, come dicevamo, lo abbiamo sempre detto, ci sono e quindi guai a non fare un’opera che dal nostro punto di vista è la primavera del sud”.











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