Rosario Sergi, Consigliere Nazionale del Partito Repubblicano Italiano e già Sindaco di Platì, ha inviato una lettera alla redazione de Il Fatto Quotidiano a qualche giorno dall’articolo – subito dopo la vittoria del No al Referendum – che enfatizzava il netto Sì a Platì, lasciando intendere una correlazione tra il voto favorevole e la presenza della ’ndrangheta. L’articolo aveva già fatto arrabbiare il Sindaco Giovanni Sarica, che aveva immediatamente risposto in seguito all’esito del voto. Ora, con la lettera qui di seguito, inviata da Sergi alla stampa, lo stesso chiede spiegazioni e una rettifica.
“Alla redazione de Il Fatto Quotidiano, in relazione agli articoli pubblicati sull’esito del referendum, nei quali si afferma o si lascia intendere una correlazione tra il voto favorevole e la presenza della ’ndrangheta in specifici territori, riteniamo tale impostazione non solo metodologicamente debole, ma anche gravemente lesiva della dignità delle comunità coinvolte. L’analisi proposta appare infatti costruita su una selezione parziale dei dati, che conduce a una narrazione fuorviante. I numeri complessivi relativi ai comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dimostrano l’esatto contrario della tesi implicitamente sostenuta:
- Su 275 comuni sciolti almeno una volta, in circa 200 ha prevalso il NO.
- La media complessiva registra il 55,5% per il NO e il 44,5% per il SÌ.
- La media ponderata sul numero reale dei votanti rafforza ulteriormente il dato: circa 59,9% NO contro 40,1% SÌ.
- In termini assoluti, 1.766.952 votanti su 3.693.817 elettori (pari a circa il 6,5% del totale nazionale) hanno inciso in maniera significativa, orientandosi in prevalenza per il NO”.
“Questi dati rendono evidente che l’utilizzo di singoli casi per costruire una chiave di lettura generale rappresenta un grave limite metodologico, che ha prodotto una rappresentazione pubblica distorta. Una simile impostazione non è neutra: essa contribuisce ad alimentare una narrazione stigmatizzante, che finisce per sovrapporre indebitamente fenomeni criminali e comportamento democratico di intere popolazioni, con effetti concreti sulla percezione pubblica e sulle scelte politiche relative a tali territori. Narrazioni di questo tipo rischiano, nel tempo, di giustificare ritardi o mancate attenzioni in termini di investimenti e infrastrutture strategiche, oltre a risultare paradossalmente funzionali proprio a quelle rappresentazioni criminali che si afferma di voler contrastare.
Si richiama inoltre che il fronte del NO nasce anche in difesa dei principi costituzionali. In questo contesto, legare gli scioglimenti dei Comuni – che in taluni casi, come il nostro, sono avvenuti per mere relazioni o parentele, in assenza di sottostanti accertamenti giudiziari – a una lettura collettiva del comportamento elettorale appare in evidente contrasto con l’articolo 27 della Costituzione Italiana, che sancisce il principio della responsabilità penale personale. Il rischio è quello di scivolare, anche solo sul piano simbolico, verso logiche di responsabilità collettiva che richiamano stagioni storiche che il nostro ordinamento ha da tempo superato.
Riteniamo pertanto che la trattazione giornalistica in oggetto abbia ecceduto nei toni e nelle conclusioni, contribuendo a generare una gogna mediatica ingiustificata ai danni di territori già complessi e troppo spesso oggetto di rappresentazioni semplificate. Per tali ragioni, ai sensi dell’art. 8 della Legge 8 febbraio 1948 n. 47, si richiede la pubblicazione integrale della presente replica o di una rettifica che ristabilisca un quadro informativo corretto e completo.
Contestualmente, si invita la redazione a un confronto diretto nei territori interessati, al fine di approfondire con rigore e senza pregiudizi la realtà dei fatti. In assenza di un riscontro, ci si riserva di valutare ogni ulteriore iniziativa, anche per vie legali, a tutela dell’onorabilità dei cittadini onesti e dell’immagine delle comunità coinvolte” si chiude la lettera.






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