Reggio Calabria non è solo una città; è un sentimento tradito, un’opera d’arte sfregiata dalla noncuranza di chi la governa e dal silenzio di chi dovrebbe difenderla. Ma oggi, di fronte all’ennesimo schiaffo a mano aperta sferrato alle istituzioni, non è più tempo di analisi tiepide. È il tempo della verità, nuda e cruda. E la verità è che c’è un limite oltre il quale l’indignazione diventa ipocrisia, e quel limite a Reggio Calabria è stato ampiamente superato. Le cronache di questi giorni, segnate dalla grottesca nomina di Antonino Castorina a Capo di Gabinetto della Città Metropolitana, hanno sollevato un polverone di commenti sdegnati, post al vetriolo sui social e conversazioni da bar intrise di fiele.
Quest’atto è il simbolo plastico di un sistema che non ha più nemmeno il pudore di nascondersi. È la sfacciataggine elevata a sistema di governo. Ma c’è una verità sgradevole che nessuno sembra voler guardare in faccia: questa classe politica, capace di schiaffeggiare la decenza con una spudoratezza senza precedenti, non è piovuta dal cielo. È stata scelta in modo democratico. Ecco perchè, prima di puntare l’indice contro i palazzi del potere, cari reggini, dobbiamo avere il coraggio di guardare lo specchio. Quel riflesso siamo noi.
L’indignazione di questi giorni somiglia terribilmente a un pianto di coccodrillo. È inutile, oltre che patetico, lamentarsi di una maggioranza che occupa le istituzioni come se fossero un salotto di casa propria, o di un’opposizione che reagisce con il vigore di un bradipo in letargo. Il motivo del silenzio di molti consiglieri di minoranza davanti all’ennesima “porcata” amministrativa è il segreto di Pulcinella: la politica reggina è oggi un groviglio di favori incrociati, di rapporti personali che scavalcano le barricate ideologiche, di “piaceri” chiesti a quello stesso Castorina che oggi viene ufficialmente reintegrato nei gangli del potere. Come può l’opposizione gridare allo scandalo se molti dei suoi esponenti sono i primi a bussare alle porte di chi governa per sistemare la pratica dell’amico o chiedere un favore per il compare?
Istruzioni per il voto di 24 e 25 maggio
Il 24 e 25 maggio la città tornerà al voto. Tra tre mesi e mezzo, i cittadini avranno l’unica arma legale per fare pulizia. E oggi la vera domanda non è chi si candiderà, ma chi sarete voi, elettori, nel segreto dell’urna. Continuerete a svendere il futuro dei vostri figli per la promessa di un posto, per la vicinanza di un parentado o per la logica asfissiante del “comparato”? Se la risposta è sì, allora almeno oggi risparmiateci le lamentele: restate in silenzio e godetevi lo spettacolo della decadenza, perché ne siete i registi occulti. Lo avete voluto voi!
Non votate per disoccupati in cerca di stipendio
Il cambiamento non è un concetto astratto, ha dei criteri precisi. Se davvero volete sradicare questo sistema, dovete smettere di votare per “bisogno” o per “amicizia”. Votate solo chi dimostra passione politica reale, non chi vede nell’elezione l’ultima spiaggia per sbarcare il lunario. È ora di dirlo con chiarezza: chi ha superato i trent’anni ed è disoccupato non può essere membro del consiglio degli eletti, i migliori, quelli che devono guidare la città. Se una persona non è stata capace di costruire la propria indipendenza economica e professionale, come può essere in grado di gestire il bilancio pubblico e il futuro di 170 mila persone? La politica non deve essere un ufficio di collocamento per incapaci, ma l’impegno di chi ha già dimostrato valore nella vita e nel lavoro. Solo chi ha uno stipendio proprio è libero di dire “no”, di non farsi ricattare, di non vendersi per una poltrona.
Quindi votate solo chi nella vita ha già fatto qualcosa, chi è ricco o benestante, o comunque chi ha già un lavoro. Non votate disoccupati, per quelli c’è l’ufficio di collocamento o, se hanno disabilità, il reddito di inclusione. Il loro posto non è la politica. Non dovete per forza votare i ricchi perchè anche chi non è ricco può essere bravo e capace, ma almeno scegliete persone qualificate che hanno già un lavoro, a meno che non siano giovanissimi, appunto, under 30 con una grande tradizione di militanza politica nei movimenti giovanili dei partiti principali, e il sogno di cambiare il mondo tramite il bene pubblico. Se invece ci sono over 30 candidati disoccupati, significa che nella vita sono persone incapaci e quindi – a maggior ragione – non saranno bravi neanche in politica.
Votate SOLO chi ha una passione politica che brucia, non chi cerca un’ossigenazione economica. Basta con gli opportunisti, basta con i professionisti della disoccupazione che vedono nel consiglio comunale l’unico modo per arrivare a fine mese. Se un uomo o una donna a trent’anni o quarant’anni non è stato/a capace di costruirsi un lavoro, una carriera, un’indipendenza, con quale coraggio si candida a gestire il destino di tutta la comunità? Chi non sa badare a se stesso non potrà mai badare agli altri. Cercate la competenza, scegliete esclusivamente per merito.
Non votate chi ha cambiato casacca
E poi c’è la questione della dignità politica, quel valore ormai estinto nel mercato delle vacche reggino. Il trasformismo è il cancro di questa città. Vedremo, nelle liste della Lega, candidati che nel 2020 sfilavano con Falcomatà urlando “Reggio non si Lega“. Persone senza vergogna che cambiano casacca con la stessa velocità con cui cambia il vento, interessate solo a restare nel giro che conta. Ma se loro sono senza vergogna, chi li vota è anche peggio. Chi vota il transfuga, chi premia il saltimbanco che passa dal PD a Fratelli d’Italia o dai 5 Stelle alla Lega, sta firmando la condanna a morte della credibilità istituzionale.
A livello nazionale si discute proprio in questi giorni se imporre ai politici eletti il vincolo di mandato. Significa che chi cambia casacca diventerà illegale. Fuorilegge. Sotto il profilo morale, lo è già. Si tratta di persone senza bussola, senza valori, senza vergogna, pronte a saltare su qualunque carro pur di restare attaccate alla poltrona. Votarli significa legittimare il tradimento come valore. Se li votate, siete peggio di loro.
Basta favori, basta “amici degli amici”, basta logiche da dopoguerra. Cercate la coerenza di chi è sempre rimasto nello stesso campo per ideali, cercate programmi che profumino di futuro e non di muffa clientelare. Il 25 maggio non si vota per un consigliere: si vota per la sopravvivenza di Reggio.
Reggio Calabria non ha bisogno di eroi, ha bisogno di elettori maturi. Cittadini che scelgano in base ai programmi, alla coerenza e, soprattutto, alla credibilità e all’autorevolezza di chi promette di cambiare la città. Se il 26 maggio ci ritroveremo ancora una volta a commentare nomine scandalose e silenzi complici, non cercate i colpevoli a Palazzo San Giorgio o a Palazzo Alvaro. Guardatevi allo specchio. Il destino della città è nelle vostre mani, ma solo se avrete il coraggio di tagliare i fili che vi legano al passato. Altrimenti, per favore, abbiate almeno il decoro di soffrire in silenzio.




Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?