Reggio Calabria, clamoroso alla Città Metropolitana: il Sindaco f.f. Versace nomina Castorina nuovo Capo di Gabinetto!

Dai brogli elettorali a incarichi politici pagati a peso d'oro: clamorosa nomina di Versace che fa di Nino Castorina il nuovo Capo di Gabinetto della Città Metropolitana! È questa la sinistra di "onestà, legalità e democrazia"...

Se qualcuno pensava che la decenza istituzionale fosse un argine invalicabile, oggi ha avuto la prova definitiva del contrario. Con un colpo di spugna che ha il sapore amaro dell’arroganza politica, il Sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace, ha firmato il Decreto n. 10 del 4 febbraio 2026. Il contenuto è di quelli che fanno tremare i polsi a chiunque abbia ancora a cuore il concetto di democrazia in riva allo Stretto: Antonino Castorina è il nuovo Capo di Gabinetto dell’ente.

Sì, avete letto bene. Quello stesso Castorina. L’ex capogruppo del Partito Democratico, l’uomo simbolo dell’inchiesta sui brogli elettorali che ha scosso le fondamenta di Palazzo San Giorgio, colui che è tuttora a processo per aver — secondo l’accusa — orchestrato un sistema di voto fraudolento ai danni di anziani e infermi, torna in sella. E non rientra dalla porta di servizio, ma dal portone principale, con un incarico fiduciario retribuito con soldi pubblici, parametrato ai livelli dirigenziali.

La nomina “di assoluta fiducia”

Il documento parla chiaro e non lascia spazio a interpretazioni. Versace, avvalendosi dell’art. 90 del Tuel (il Testo Unico degli Enti Locali), ha individuato in Castorina la figura ideale per dirigere il Gabinetto. Le motivazioni? Secondo il decreto, Castorina è un “soggetto di assoluta fiducia” e in possesso della professionalità necessaria desunta dal curriculum.

È qui che la realtà politica si scontra violentemente con l’opportunità morale. L’articolo 90 permette, è vero, nomine intuitu personae, basate sulla fiducia del politico. Ma la domanda che ogni cittadino onesto dovrebbe porsi è: come si può riporre “assoluta fiducia” politica in chi è accusato di aver inquinato l’espressione più sacra della democrazia, ovvero il voto?

Il decreto specifica che l’incarico durerà fino alla fine del mandato del Sindaco e prevede un trattamento economico di prima fascia, composto da stipendio tabellare e retribuzione di posizione. In soldoni: mentre la città soffre, mentre i servizi arrancano, la politica trova le risorse per “riabilitare” e stipendiare profumatamente chi è ancora nel mezzo di una tempesta giudiziaria di portata storica.

Il cortocircuito della sinistra: lezioni di morale e pratiche di potere

Questa nomina rappresenta l’apoteosi dell’ipocrisia della sinistra reggina e italiana in generale. È la stessa area politica che, quotidianamente, si erge a paladina della Costituzione, che lancia allarmi sulla “deriva fascista” del Governo Meloni, che si straccia le vesti per i toni di Trump o per i presunti pericoli alla democrazia globale.

Eppure, quando si tratta di gestire il potere in casa propria, la musica cambia. La “doppia morale” è servita su un piatto d’argento. Da una parte si predica la legalità e la trasparenza, si organizzano convegni sull’antimafia e sulla purezza delle istituzioni; dall’altra, con i modi apparentemente perbene di chi indossa “giacca e la cravatta” e la firma digitale in calce a un decreto, si compiono scelte che appaiono ai limiti dell’affronto verso la cittadinanza.

Non serve la violenza fisica per ferire una comunità; basta la violenza istituzionale di imporre, in un ruolo chiave di raccordo e controllo, una figura su cui pendono ombre giganti. È un modo di fare politica subdolo, che agisce nel silenzio degli uffici mentre fuori si sventolano bandiere di onestà.

Il fantasma dei Brogli Elettorali

Per capire la gravità di questa nomina, bisogna riavvolgere il nastro. Non stiamo parlando di un avviso di garanzia per un abuso d’ufficio tecnico o una svista amministrativa. Parliamo dell’inchiesta che ha raccontato di anziani che non sono mai andati a votare ma risultavano averlo fatto, di persone inferme i cui documenti venivano usati per gonfiare le urne. Addirittura dei voti dei morti inseriti nelle urne per diventare il più votato nella lista del Pd, quando era già capogruppo dell’Amministrazione Falcomatà. Al punto che Castorina è già stato arrestato, di fatto esiliato con obbligo di dimora fuori dal Comune di Reggio Calabria, sospeso dal consiglio comunale e poi dopo anni rimesso in libertà non per assoluzioni ma per cavilli legali in attesa delle sentenze processuali.

Le intercettazioni e le ricostruzioni degli inquirenti, emerse negli anni scorsi, hanno dipinto un quadro desolante: una macchina del consenso costruita non sulle idee, ma sulla manipolazione delle regole basilari della convivenza civile. Un sistema che ha umiliato la volontà popolare. E sebbene la giustizia debba ancora fare il suo corso definitivo e viga la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato, la responsabilità politica è un’altra cosa.

La politica dovrebbe arrivare prima delle sentenze. E questo, nella recente storia d’Italia, lo ha sostenuto soprattutto la sinistra! Ecco perché l’opportunità politica avrebbe dovuto suggerire a Versace e al PD di tenere Castorina lontano chilometri da qualsiasi ufficio pubblico, almeno fino a chiarimento totale della vicenda. Invece, lo si premia. Lo si mette a capo di un ufficio che ha accesso a documenti, che controlla, che indirizza.

Uno schiaffo alla città

Con il Decreto n. 10/2026, l’amministrazione metropolitana manda un messaggio devastante: non importa cosa hai fatto o di cosa sei accusato, se sei del “cerchio magico”, il posto per te c’è sempre. Il provvedimento cita regolamenti, statuti e decreti legislativi, ammanta tutto di una veste di legittimità burocratica ineccepibile. Ma nessuna norma tecnica potrà mai coprire la vergogna politica di questa scelta.

Reggio Calabria meritava una classe dirigente capace di chiedere scusa, di fare pulizia, di ripartire dal merito e dalla trasparenza cristallina. Si ritrova invece, ancora una volta, ostaggio di logiche di potere autoreferenziali, dove i “compagni” non si abbandonano mai, nemmeno quando la loro presenza imbarazza le istituzioni.

Oggi, con la firma digitale di Carmelo Versace, non è stato solo nominato un Capo di Gabinetto. È stato firmato l’ennesimo atto di distacco tra il Palazzo e i cittadini onesti. E la domanda resta: dov’è finita la sinistra che voleva cambiare il mondo, se non riesce nemmeno a cambiare le sue pessime abitudini a Reggio Calabria?