Reggina, era questa la “dignità” che voleva Brunetti? Un mister che chiede ai giornalisti di mentire?

Reggina, ieri l'allenatore ha chiesto ai giornalisti di mentire. "Non dovete essere imparziali, non siete Sky". E nessuno reagisce

No, non ha chiesto scusa mister Torrisi. L’allenatore della Reggina non ha fatto marcia indietro. Non glielo hanno imposto la proprietà della società, tantomeno le istituzioni cittadine così attente e così vicine alle dinamiche della squadra, come se la controllassero direttamente. In fondo, la controllano direttamente: hanno scelto loro questa società, da quel momento ci giocano i figli e i nipoti, e in ogni partita i primi a rilasciare dichiarazioni sono proprio sindaci, vice sindaci, facenti funzioni e assessori. Hanno svenduto la Reggina agli amici degli amici: il Presidente della nuova società è un parente del consigliere comunale dello stesso partito dell’allora sindaco f.f. Brunetti che ha scelto questa società, preferendola ad un’altra cordata molto più facoltosa.

E oggi la Reggina gioca in trasferta a Ragusa, mentre secondoil loro stesso business planavrebbe dovuto giocare contro Sampdoria o Palermo. Dovremmo essere già in serie B, secondo quel business plan che prometteva il doppio salto immediato dalla D alla B. Perché per una società della storia, del blasone e della tifoseria quale quella della Reggina, nulla di diverso sarebbe stato accettabile due anni fa. Oggi, invece, siamo così tanto lobotomizzati che accettiamo anche i rimproveri di un allenatore che vuole che i giornalisti dicano bugie esaltando “quanto di strepitoso stanno facendo questi ragazzi” (!!!) che ancora non sono neanche primi in classifica in un torneo senza avversari al terzo anno consecutivo di serie D.

La dignità di Brunetti

Avremmo dovuto essere in B, lo ripetiamo, secondo il loro stesso business plan. Secondo la storia, la gloria, il blasone della Reggina. Secondo la storia di tutte le altre squadre paragonabili alla Reggina che sono capitate nei Dilettanti e sono scappate subito. Noi invece siamo ancora qui, dopo tre anni, e Brunetti lo aveva detto mentre sceglieva La Fenice di Ballarino: “meglio dieci anni di serie D, ma fatti con dignità“. Aveva promesso dignità, Brunetti. Aveva garantito che si sarebbe “assunto tutte le responsabilità“, se le cose non fossero andate come previsto. E dopo tre anni di fallimenti, un business plan smentito in ogni virgola, lui è ancora lì nella sua poltrona dorata e non si è assunto alcun tipo di responsabilità per la folle scelta compiuta a discapito della città.

Fermo restando che se il concetto di “dignità” di Brunetti è quello della sua classe dirigente, quello di un pluri indagato per brogli elettorali come Castorina nominato Capo di Gabinetto, quello di un repartista della Coop nominato assessore, quello di un estremista-Dj nominato capo ufficio stampa, e potremmo continuare per ore, allora ecco che la società di Ballarino rispecchia pienamente questo tipo di bassezza. E un allenatore che chiede alla stampa di mentire, di non essere imparziali, è perfettamente coerente con questo quadro così desolante.

La scivolata dell’allenatore

Resta, però, il fatto che siamo in una città al rovescio. Ve lo immaginate Gattuso che chiede a Corriere della Sera, Sole 24 Ore, Repubblica e Giornale di mentire e non essere imparziali per esaltare la Nazionale che da tre edizioni non riesce ad andare ai mondiali? Verrebbe esonerato con pubblico sdegno di Governo, Parlamento e Federazione in meno di poche ore. E se lo facesse Allegri a Milano? Conte a Napoli? Gasperini a Roma? Spalletti a Torino? Ma anche Grosso a Sassuolo, Stroppa a Venezia, Aquilani a Catanzaro, Toscano a Catania? Finirebbero giustamente alla pubblica gogna non solo nel mondo dello sport, ma in tutta la società civile. Perché il giornalista non può e non deve mentire, per deontologia, per rispetto dei propri lettori, per professionalità.

Il più grande dovere dei giornalisti: la ricerca della verità

La nostra professione si fonda sulla ricerca della verità. Ci avevano chiesto di mentire anche mentre la Reggina di Saladini violava le regole e veniva sbattuta nei Dilettanti: avremmo dovuto prendercela con “i poteri forti“, avremmo dovuto fare i complottisti, inventando trame di palazzo e mentendo alla città per proteggere i potenti di turno. Per nascondere le loro porcate. Non lo abbiamo fatto, e siamo certi che se non lo avessimo fatto noi di StrettoWeb oggi a Reggio Calabria l’opinione pubblica sarebbe ancora inginocchiata a Saladini, il “genio della finanza“, e convinta di aver subito un complotto dei vari Gravina, Cellino e fantasie varie. Invece la realtà era un’altra: Saladini non aveva pagato, la società non aveva rispettato le regole, e giustamente veniva esclusa come è successo a tutti gli altri che si sono comportati allo stesso modo.

Ecco perchè continueremo a non mentire

Continuiamo ad essere imparziali, continuiamo a raccontare la verità. Certamente siamo tifosi: tutti abbiamo a cuore la Reggina. Ma prima viene la nostra professionalità. E siamo convinti che il bene della Reggina si possa fare solo ed esclusivamente dicendo la verità. Dicendo che non c’è nessuno che sta facendo qualcosa di straordinario se la Reggina è quarta in classifica in serie D dietro Igea Virtus, Athletic Palermo e Savoia a 12 partite dal termine del terzo campionato consecutivo nei Dilettanti. Nessuno. Neanche il nuovo allenatore che è arrivato quando le cose erano messe ancora peggio: è venuto appositamente per risollevare la squadra e ottenere l’unico risultato possibile per questa società in questo campionato, cioè la vittoria. Se lo fa, ha fatto il suo lavoro. Se non lo fa, ha clamorosamente fallito. Se la Reggina vince il campionato, ha fatto con due anni di ritardo ciò che avrebbe dovuto fare due anni fa: nessuno si permetta di festeggiare! Se non ci riesce, è un dramma di proporzioni umilianti per l’intera comunità amaranto.

E’ come se un ragazzino studioso, di buona famiglia, con grandi ambizioni e con una carriera scolastica di 9, 10 e lodi, improvvisamente inizia a prendere 4 e poi qualcuno in famiglia si mettesse a fargli le feste se un giorno arriva a 5. E’ come se in una città normale (sigh!) ad un certo punto smettessero di raccogliere la spazzatura, smettessero di erogare l’acqua nelle case, abbandonassero le strade a buche e voragini. Avete presente? Se un giorno l’acqua arriva razionata un paio d’ore, la spazzatura la raccolgono parzialmente e rattoppano qualche strada, qualcuno avrebbe il coraggio di festeggiare?

La verità più solida che su StrettoWeb raccontiamo dal primo giorno di questa società, per quanto riguarda la Reggina, è una e una soltanto: anche se il club di Ballarino riuscisse a conquistare la serie C, poi non avrebbe alcun tipo di prospettiva. Anzi. Per il pubblico, per l’ambiente, sarebbe molto peggio una serie C con 24 sconfitte su 38 partite e una salvezza agognata fino all’ultima giornata, anziché una serie D con 20 vittorie su 34 partite anche se poi non finalizzate alla promozione. Lo abbiamo già visto negli anni di Praticò: lottare per salvarsi in serie C è molto più logorante rispetto a lottare per la promozione in serie D, perchè le continue sconfitte e umiliazioni della C infastidiscono il pubblico e raffreddano gli sponsor. Almeno, nei Dilettanti, arrivano le vittorie. Contro squadrette di paese, ma questo al tifoso che ha semplicemente bisogno di uno sfogo domenicale non importa.

Ecco perchè continueremo a non mentire. Per rispetto nei confronti dei nostri lettori e anche per il bene della Reggina, che potrà tornare grande e potrà restituire orgoglio e onore alla città, che potrà essere nuovamente dignitosa, soltanto se avrà una nuova proprietà. Non una qualsiasi, ovviamente. Non un’altra analoga a questa. Bensì una proprietà seria, forte, autorevole. Facoltosa, Professionale. Che parta dalla normalità. Che fa pulizia delle grinfie della peggiore politica sul club. Che restituisca la squadra alla sua gente. E che, se capita un allenatore che offende la serietà dei giornalisti, lo mette in un angolo e lo costringe quantomeno a chiedere scusa.