Caro mister Torrisi, lo ammetto, e non l’ho mai nascosto: non mi ha mai fatto impazzire il suo modo di comunicare. L’ho ritenuto troppo entusiasta, esaltante e diretto, sin da quando è arrivato. E allora – a metà novembre – c’era davvero da piangere. Lo ritenevo fuori luogo, anche se poi ha avuto ragione. Caro mister Torrisi, i numeri parlano per lei. Da quando è subentrato sulla panchina della Reggina, l’ha rivoltata come un calzino. Quando è arrivato rischiava la retrocessione, ora torna a lottare per la vetta. I meriti sono solo e soltanto suoi, non della proprietà, che lei – giustamente – esalta, perché è quella che lo paga. Ha messo tutti in riga, ha detto ‘qua me la vedo io’. Ed è diventato un tuttofare, con il massimo rispetto per gli altri: non solo allenatore, ma anche ds e comunicatore. Da quando l’ha fatto, sono arrivati i risultati.
Però, caro mister Torrisi, stiamo pur parlando di Serie D, una dimensione che per Reggio Calabria è – francamente – vergognosa. E lo è ancor di più se siamo al terzo anno di fila. La città, con il massimo rispetto nei suoi confronti, non ha di certo bisogno di lezioni di giornalismo da lei. Non ha di certo bisogno di sapere come la stampa si debba comportare di fronte a una squadra che – tuttavia – non mi sembra venga condannata da nessuno. L’hanno fatto i tifosi, giustamente, e ovviamente, dopo un girone d’andata disastroso. Ma solo in quel caso (con mio enorme stupore). Dopo, non mi sembra di aver visto tutto questo clima contrario, anche dopo la vittoria sudata in casa della Gelbison e il pari contro il Savoia.
Caro mister Torrisi, siamo in Serie D, ribadiamo. Ed è proprio per questo che noi non siamo su Sky. Su Sky, però, ci siamo stati tutti, fino a qualche anno fa, e se ci arrabbiamo – con la città, con la politica, con l’attuale proprietà, e non di certo con la squadra – è proprio perché su Sky ci vorremmo ritornare. Ma se noi non siamo su Sky, lei non è di certo in Serie A, sempre con il massimo rispetto. Caro mister Torrisi, lei è un allenatore e non un giornalista. E quello che ha detto oggi, che sarà sicuramente minimizzato (già lo è stato) dal resto di buona parte della stampa, è grave. E le dico perché è grave. Perché un giornalista non può essere tifoso. E, ammesso che lo sia, perché alla fine tifosi siamo davvero e tutti ricordiamo le più belle imprese di questa squadra (anche quando era su Sky), ha il dovere di essere coerente con i fatti, con se stesso, con le proprie idee e la propria coscienza. Non può “mentire”. Mentire, tra virgolette, è gravissimo, per un giornalista.
Sa, nel recente passato la stampa ha mentito, sulla Reggina, e non è andata a finire benissimo. E sta anche continuando a “mentire”, oggi, in fondo. Mente perché non condanna un momento storico sportivo deludente e da incubo, esaltandosi per una vittoria a San Cataldo e non condannando a dovere i protagonisti principali di questo scempio. E no, ancora, non è un riferimento a lei e alla squadra, ma a chi ha condotto a questa situazione. In fondo, caro mister Torrisi, non so neanche davvero a chi si riferisse. Nessuno, a meno che io non abbia seri problemi di vista, mi sembra che abbia obiettato dopo il pari contro il Savoia, eppure la Reggina continua a rincorrere, dopo tre anni, fallendo sempre al momento dell’aggancio e senza mai centrare – in due anni e mezzo – il primo posto. E nessuno lo dice, nessuno lo scrive. Tutti “mentono”.
Sa, caro mister Torrisi, quando qui c’era Sky, in panchina sedevano allenatori come Walter Mazzarri e Filippo Inzaghi. Era Serie A, era Serie B, era tutto a un altro livello. Mai, però, né Mazzarri e né Inzaghi si sono permessi di dare lezioni di giornalismo a Reggio Calabria. Eppure quel giornalismo si permetteva di criticare Mazzarri e Foti, si permetteva di criticare Inzaghi. E lì, sì, era follia, ma nessuno ha mai obiettato. Però nessuno ha mai neanche mentito. Si criticava, si analizzava, perché era una città ai massimi livelli che pretendeva ancora di più. Oggi è in Serie D e si accontenta. E si dovrebbe accontentare anche di essere sgridata?


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