Segatori: “l’intesa tra Forza Italia e Azione può diventare un antidoto agli estremismi”

Il dialogo tra Forza Italia e Azione, emerso all’incontro di Milano, segnala, secondo Roberto Segatori, in un dialogo a Formiche.net, la necessità di ridefinire il posizionamento politico dell’Italia in un contesto internazionale instabile e di superare le attuali imperfezioni dei partiti

Prove di intesa tra Forza Italia ed Azione. Ieri, all’evento degli azzurri a Milano ‘Più libertà, più crescita’, Carlo Calenda e Antonio Tajani si sono simbolicamente abbracciati per un’alleanza per il futuro, anche se il leader di Azione ha messo dei paletti chiari (“no alla Lega ma anche a M5S e Avs”). Federico di Bisceglie, su Formiche.Net, ne ha parlato con il politologo dell’Università di Perugia Roberto Segatori.Come va letta questa convergenza? Capisco la simpatia reciproca. Ma le aggregazioni politiche, oggi, non si spiegano solo sul piano interno. Vanno inquadrate nel contesto internazionale. La crisi dell’Unione europea, l’impatto destabilizzante del trumpismo, impongono all’Italia di interrogarsi su un nuovo posizionamento strategico. E questo riflette inevitabilmente anche sulle alleanze domestiche“, sottolinea Segatori.

“Imperfezioni politiche”

“Quadro interno frammentato?. Le ricette italiane sono in stagnazione. Da anni. C’è un evidente bisogno di ritrovare un posizionamento anche sul versante interno, e qui emergono tutti i limiti dei partiti. Ci troviamo davanti a formazioni imperfette, spesso incoerenti rispetto alle loro idee originarie e non adeguate al presente”, evidenzia Segatori. “Il caso più evidente è la Lega. Salvini ha tentato di trasformarla in un partito nazionale, poi ha imbarcato figure come Vannacci che rappresentano forzature estremiste. Ora prova una marcia indietro, ma la crisi resta: il partito perde consensi e identità“, rimarca.

Liberale e riformista

“Calenda parla di un movimento liberale e riformista? Sono parole d’ordine che funzionano, intercettano un bisogno reale. Ma pagano anche tributi al passato. Non è un caso che questo tentativo maturi nel contesto delle celebrazioni berlusconiane. Forza Italia, però, resta un partito in cui gli eredi di Berlusconi tengono saldamente in mano la cassa. Pensare che possa nascere una forza con la carica evocativa di un De Gasperi è, per ora, lontano”, puntualizza Segatori.

Nuovo leader

“Per questa operazione unitaria occorre individuare un nuovo leader, benché Tajani sia una figura di compromesso. Ma qui emerge un limite anche di Azione: Calenda vuole continuare a essere lui il leader. Dice molte cose giuste, ma deve superare il personalismo. Renzi, pur avendo meno voti, è stato più abile nel costruire Casa riformista“, afferma Segatori.

Fratelli d’Italia

“Fratelli d’Italia? è più avanti di tutti nei sondaggi ma non solo. Meloni sta capendo che deve spostarsi verso il centro, anche se la premier è circondata da figure ancora legate al passato”, aggiunge Segatori.

La collocazione politica di Forza Italia

“Forza Italia è il partito più al centro nella coalizione di governo. Il vero tema è l’equilibrio dei pesi. Un asse Forza Italia–Azione costringerebbe il Pd a una chiarificazione profonda: tutta l’area riformista fatica a riconoscersi nelle linee di Schlein. AVS, invece, ha probabilmente già toccato il massimo: resta ancorata all’ideologia e non si misura con il fare”, spiega Segatori.

“Il tentativo di avvicinamento tra Azione e Forza Italia è positivo. Coglie la necessità di superare le imperfezioni dei partiti italiani e di ridefinire uno spazio centrale con posizioni non ambigue. Ma a due condizioni: Calenda deve ridimensionare il personalismo, Forza Italia deve diventare più laica. Se accade, questa operazione può diventare un antidoto agli estremismi”, conclude Segatori.