“Ha cominciato lui”. “No, ha cominciato lui”. “Lui mi ha preso il pallone”. “E lui mi ha lanciato il cuscino”. Per qualcuno, il tenore del dibattito sul Referendum della Giustizia è praticamente ridotto a questo. Per fortuna, l’ideologia non subentra in modo totale, come su altri argomenti, ma solo parzialmente. Evidenziati interventi di storici esponenti di Sinistra, i quali hanno ammesso pubblicamente che voteranno sì, la spaccatura c’è: PD, M5S e compagnia tirano la volata al no, dall’altra parte invece al sì, consolidando quella che fu una battaglia iniziata da Silvio Berlusconi.
In mezzo c’è chi sorprende, come Minniti, e poi c’è anche chi si comporta come il bimbo di cui sopra, a inizio articolo, che litiga col fratello perché “ha cominciato lui”. E’ bastata una frase, una sola frase, a Nichi Vendola, per far “cadere le braccia”, che poi sono le stesse che servono per sostenere la mano che andrà a votare a fine marzo. Far cadere le braccia e forse non solo quelle. “Vorrei votare sì ma voto no. Rischia di vincere Meloni”. Lo ha detto lui, Vendola, a “Il Foglio”. Un foglio, però, servirebbe a lui, affinché gli facciano un disegnino per spiegargli bene come funziona il Referendum.
Non si voterà per eleggere il Presidente del Consiglio, il Governatore Regionale, il Sindaco. Il voto non è politico, non è un’elezione. “Il voto è per la libertà” ha affermato ieri l’Avvocato reggino Carlo Morace, in un’intervista a StrettoWeb. La libertà, già. La stessa libertà che vuol dire anche democrazia. Perché il voto è democrazia. Una democrazia che, con uscite come quella di Vendola, rischia di essere mortificata. Altro che derive e propaganda alimentate dalla Sinistra verso tutto ciò che è considerato autoritario e fascista. La democrazia si svilisce proprio in questo modo. Quanto tutto si trasforma in… “gne gne”.


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