La FIGC condanna la Reggina per mancati pagamenti, ma Brunetti non doveva controllare? E non doveva “prendersi le responsabilità”?

La Reggina non ha rispettato un accordo. Lo ha fatto fuori tempo massimo, e quindi non lo ha rispettato. Non ha pagato entro quando doveva. Per questo, ricordiamolo, oltre due anni è fallita

Pensavamo non esistesse proprio più nessuno, oggi. Neanche uno. Dei difensori di Ballarino, Brunetti e compagnia, intendiamo. E invece qualche irriducibile ancora c’è. Non sappiamo se si contino sulle dita anche di una sola mano, ma ci sono. “Non è vero che la Reggina non ha pagato la Scafatese, ma ha pagato in ritardo, cioè non entro i termini”. Ah beh, allora sì. Scusate, ci inchiniamo. Abbiamo sbagliato tutto. Ha pagato in ritardo la bellezza di… 15 mila euro. E’ incredibile come qualcuno si ostini ancora ad arrampicarsi sugli specchi per negare un’evidenza che ormai non è più solo pregiudizio, antipatia, opinione, ma è fatto. Fatto. E, di fronte al fatto, non c’è nulla di opinabile.

La Reggina non ha pagato la Scafatese, lo ribadiamo. Il concetto è lo stesso. La Reggina non ha rispettato un accordo. Lo ha fatto fuori tempo massimo, e quindi non lo ha rispettato. Non ha pagato entro quando doveva. E non parliamo di milioni, ma di 15 mila euro, somma che per un club che si professa ultra forte, grandissimo, bellissimo, il migliore dell’Universo, è una sommetta, roba da caramelle al supermercato. Senza dimenticare che, se proprio dobbiamo parlare di ritardo di somme non esose, la Reggina è fallita per questo, per 700 mila euro non pagate entro i termini. Perché non c’entra Gravina, giusto?

La FIGC, dunque, ha condannato la Reggina. Di nuovo. E, no, neanche questa volta ci sono complotti volti a favorire le squadre del Nord, a meno che non si intenda “più a nord di Reggio Calabria”. E a quel punto, esclusa la Sicilia, vale tutto. Oppure, aspettate un attimo: non è che Cellino è diventato Presidente della Scafatese sotto mentite spoglie? Scafati è in provincia di Salerno, altro che nord. Ma, tornando a noi, la Federazione ha punito la Reggina, l’ha sanzionata, la condannata, l’ha messa davanti a una figuraccia pubblica di cui andare poco orgogliosi. Altro che “noi facciamo i fatti” come diceva qualcuno questa estate in conferenza. La Reggina non ha pagato la Scafatese. E’ così. Se non lo ha fatto entro i termini, non ha rispettato un accordo. E quindi è stata punita.

Cosa sta facendo Paolo Brunetti?

Ma non è questo il punto, il punto è sempre un altro: Paolo Brunetti non doveva vigilare? Non doveva essere presente una personalità del Comune pronta a vigilare all’interno della società? Non doveva, l’attuale Vice Sindaco, assumersi la responsabilità? Glielo chiediamo da due anni e mezzo, ma non ha mai risposto, neanche qualche giorno fa, quando in radio si muoveva pubblicamente tra ammissioni e bugie. Paolo Brunetti, anche dall’alto del suo ruolo extra (politico), dovrebbe mostrare maggiore attenzione verso le “capriole” del club che ha scelto. Perché, ricordiamolo, la causa di tutto questo ha il suo nome e il suo cognome. Colui che parlava di “D come dignità”, di “legalità”, che ha avuto “paura” di scegliere Bandecchi anche per i suoi modi poco “rustici”, beh, ora dovrebbe sbrogliare questa patata bollente. Perché la figuraccia, così, è ben peggiore di quella che aveva prospettato (anche perché di certo, con Bandecchi, problemi di questo tipo non ne avrebbe avuti né la società e né la città, di riflesso).

Ma il senso non è Bandecchi, qui. E’ prendere coscienza, e non dimenticare mai, ciò che Brunetti ha affermato oltre due anni fa. Tante belle parole, dignità, responsabilità, “metterci la faccia”, legalità e altre amenità. E’ ricordargli sempre, ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno, che la scelta che ha fatto ha contribuito a far sprofondare il club in un punto che mai aveva toccato, neanche anteguerra.