Potremmo dire: Paolo Brunetti ci mette la faccia, a differenza invece di chi scappa (Ballarino). Ma potremmo anche dire: ma che parla a fare? Ancora? Che coraggio! Punti di vista. In ogni caso, Paolo Brunetti ha parlato. Come sempre, in alcune situazioni, bravo a rigirare la frittata. In altre, bravo a fare la vittima. In altre, sincero. In altre, bugiardo. Ospite di Radio Febea, il vice sindaco del Comune di Reggio Calabria è tornato sulla scelta della Reggina. Non un passo indietro, non una scusa, non un’ammissione di responsabilità. Escluse poi, categoricamente, le dimissioni (“io non ho assolutamente alcuna intenzione di dimettermi. Non l’ho mai pensato minimamente. Ci si dimette per dei reati o perché si ha la coscienza sporca”). Insomma: lui non ha sbagliato, a detta sua. O comunque pensa di non aver sbagliato. Nonostante le centinaia di messaggi e le numerose chiamate in studio, più della maggioranza a criticarlo per l’errore di oltre due anni fa.
Le bugie del vice sindaco
“Io l’ho scelto, è vero, non si può nascondere. Ho avuto più volte modo di chiarire i motivi, ringraziando anche l’alternativa. Rispetto alle proposte ho fatto una scelta e non auguro a nessuno di trovarsi nella mia posizione. Mi piace ricordare però che non è il Comune che sceglie, ma anzi il Comune ha scelto di pubblicare un bando – perché si poteva anche affidare direttamente a qualcuno – per ricevere delle proposte. Tra quelle due, che si equivalevano dal punto di vista economico, si è scelto quello con il progetto più articolato, con un futuro che non si sta rivelando quello che è adesso. Ma non potevo avere la palla di vetro” ha esordito.
Che fa, ora, Brunetti? Ammette che il futuro non è quello che Ballarino sta dimostrando? E quindi come fa a dire di aver valutato sulle carte, se le carte hanno già ampiamente disatteso il business plan, su ogni punto di vista? Qualcuno gli fa notare questo, ma lui glissa: “la scelta di Ballarino non è politica. L’ha fatta la politica, ma non è politica. E’ fatta guardando le carte. Carte che forse conosco solo io”. Prime due bugie. La scelta è politica, ovviamente. Per la presenza di Califano, all’epoca consigliere comunale, e per i legami parentali del fratello del consigliere con il Presidente Minniti. Seconda bugia: “le carte le conosco solo io”. Non è vero. I documenti sono pubblici e i due business plan sono stati anche pubblicati su StrettoWeb.
La terza bugia, la più grave, è questa: “alla società è stato detto: ‘se si vuole vendere si fissi un prezzo’. E’ anche vero che nessuno è mai uscito fuori in modo palese, a quanto ne so“. Ecco, evidentemente non sa bene. Che si sia palesato Gallo, seppur non pubblicamente, lo ha ammesso anche lo stesso Ballarino, una settimana dopo aver smentito StrettoWeb. Gallo stesso, difatti, non ha mai smentito. Perché è vero. Basta chiedere a Falcomatà e Latella. Sempre sperando che non facciano i bugiardi anche loro…
Il confronto di ieri fuori dallo stadio: anche Brunetti bacchetta Eleonora Megale
Poi Brunetti ritorna sul confronto di ieri fuori dallo stadio, fornendo la sua versione: “c’ero io ieri allo stadio, qualcuno si è sfogato con me perché ero lì. All’uscita dello stadio un signore ha detto qualcosa nei miei confronti e io gli ho detto: ‘non te ne andare, fermati a parlare’. Mi sono presentato, ho chiesto a lui di farlo e mi ha detto ‘a te non lo dico chi sono’. Lì si è interrotta la discussione. Io poi mi sono spostato, stavo discutendo con amici, non litigando con qualcuno, quando sono stato ripreso. Certo, l’ho fatto in modo animato perché ero arrabbiato per la sconfitta, ma ero animato perché non ero d’accordo per la contestazione per tutta la partita e per lo striscione verso la squadra”.
Su una cosa Brunetti mostra sincerità: nel redarguire la Rup Eleonora Megale, funzionaria del Comune caduta (e non è la prima volta) in un vergognoso scivolone. Ha insultato il giornalista del Dispaccio Paolo Ficara, urlandogli “cesso di merda”. Una funzionaria del Comune. Assurdo! Ma anche Brunetti la rimprovera: “a girare il video ieri c’era un giornalista del Dispaccio. Qualcuno l’ha etichettato con parole non dolcissime. Paolo Ficara stava facendo il suo mestiere, c’era un personaggio pubblico e lui lo stava riprendendo. E’ normale che stesse riprendendo. In quel momento in cui eravamo tutti nervosi è scappata qualche parola verso il giornalista e questo non va bene. Io neanche me ne ero accorto, altrimenti avrei lasciato riprendere”.
Il vittimismo e l’ammissione…
Bugia, sincerità, e poi quel vittimismo che non manca mai: “la politica può fare tutto, l’importante è che non si strumentalizzi la scelta. Perché ogni volta che la politica fa qualcosa, si strumentalizza e si dice che la politica debba stare fuori dal calcio. La politica non si può esimere dal trovare alternative, ma non può farlo da solo. Servono altre realtà, serve l’aiuto delle associazioni di categoria. Non è un segreto che degli imprenditori si siano incontrati a Confindustria, raccogliendo pochissimo. Se non c’è unità di intenti da parte della città, ci saranno difficoltà”. Caro Brunetti, la politica ha sempre deciso sul calcio, quando c’era da decidere. Il Sindaco Mallamo nel 1986? E le scelte di De Caro a Bari con i De Laurentiis, quelle del Sindaco di Catania tre anni fa con la scelta Pelligra? La politica non deve entrare nel calcio in altre questioni, ma in queste sì. Nei momenti di difficoltà. E, quando sceglie bene, non viene di certo strumentalizzata. Se sceglie male, malissimo, condizionando politicamente la scelta, viene giudicata. Perché è il compito della politica.
“Si può intraprendere una discussione con Ballarino su quello che sta succedendo, certo che si può fare, anzi può essere che il Sindaco lo abbia già fatto e se non lo ha fatto lo farà. Però, prima di trovare i responsabili, va trovato il problema. Se Ferraro prende l’espulsione, se Montalto dà lo schiaffo e prende tre giornate, io mi chiedo: cosa sta succedendo? E dove? In società? Nello spogliatoio? Quindi va trovato il problema e poi parlare e risolvere coi tifosi, perché non è possibile giocare ed essere contestati” ha aggiunto.
Poi la chiusura, forse il punto più clamoroso. A chi gli chiede che fine abbia fatto la figura della politica all’interno del CdA, come da business plan, Brunetti risponde e ammette. “Non c’è. Abbiamo sollecitato e ci è stato risposto che in precedenza non c’era un CdA, in quanto associazione dilettantistica. Da quest’anno, che è cambiata la normativa, è previsto un CdA e quindi devono trovare una figura del Comune che vigili, ma non deve essere una figura politica”. Quindi, dopo due anni, Brunetti disattende quanto promesso. E disattende l’ennesima promessa del business plan.




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