Continuo e costante l’impegno dell’Italia in favore di Gaza, in prima linea soprattutto dal punto di vista medico e umanitario. Flotille, scalmanati in piazza, gente che si diverte a saltare un giorno di scuola o uno di lavoro, non hanno cambiato di una virgola il destino della Striscia, contribuendo, invece, alla devastazione delle città italiane, al ferimento degli agenti ribattezzati “merde in divisa” (VIDEO) per l’occasione. Gente che protesta per la pace mandando in ospedale poliziotti e chiede al governo di dimettersi mentre Giorgia Meloni è in Egitto, in primo piano fra i leader più influenti del mondo, alla storica cerimonia di pace. Follie dei nostri tempi. Fortunatamente, c’è chi lavora silenziosamente e dà il suo vero contributo alla gente di Gaza.
La bimba di Gaza salvata al Meyer: asportato un tumore di 2 kg
All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze è stata salvata una bimba di Gaza, nata prematura alla 33ª settimana, arrivata con appena 10 giorni di vita e un tumore molto raro un teratoma sacro-coccigeo.
I medici dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze l’hanno operata appena le sue condizioni lo hanno permesso, asportandole una neoformazione di circa 2 chili e adesso la piccola sta meglio e prosegue il decorso post operatorio nella Terapia Intensiva Neonatale del Meyer.
I chirurghi, guidati in sala dal dottor Enrico Ciardini, con un intervento di circa due ore e mezzo le hanno asportato una massa, posizionata alla base delle colonna vertebrale, di circa 2 chili di peso: per farsi un’idea delle dimensioni, basti pensare che prima dell’intervento la piccola pesava 4.300 grammi, subito dopo 1.500 grammi.
“Si tratta di un tumore raro, che ha un’incidenza di 1 caso su 40/50mila nati, e ancor più raro data l’eccezionalità delle dimensioni della massa neoplastica, che pesava quasi tre volte la piccola – spiega il dottor Enrico Ciardini – Di qui l’importanza di un intervento altamente specializzato e tempestivo, che restituisse alla bambina la possibilità di avere una buona qualità di vita“.
Oggi la piccola, ricoverata nella Tin, ha 28 giorni, sta crescendo e guadagnando progressivamente peso e la ferita post-operatoria si sta rimarginando: “la bambina è arrivata in condizioni cliniche abbastanza serie, anche per un concomitante stato infettivo, ma è attualmente in costante miglioramento – spiega il dottor Marco Moroni, responsabile della Terapia Intensiva del Meyer – La ferita post-operatoria, data la dimensione del tumore, era inevitabilmente importante ma sta migliorando giorno dopo giorno e, pur con tutte le cautele del caso e consapevoli che il percorso sarà lungo, siamo contenti“.
La famiglia della piccola – arrivata insieme a lei nella notte tra il 29 e il 30 settembre nell’ambito di un programma di assistenza umanitaria del governo italiano, grazie alla Cross e alla Prefettura di Firenze – è stata accolta in una delle strutture che fa parte della rete di accoglienza del Meyer. A seguirli nel loro percorso ospedaliero, sin dal loro arrivo, oltre al personale sanitario, gli operatori del servizio sociale del Meyer e i mediatori linguistici messi a disposizione dalla Fondazione Meyer, che sostiene anche la loro accoglienza.
Marco Carrai: il ‘genocida’ che salva i bambini
La Fondazione Meyer era finita, nelle scorse settimane, al centro di una grave polemica che ha portato all’allontanamento a fine mandato di Marco Carrai, presidente della Fondazione Meyer che supporta l’ospedale pediatrico AOU Meyer IRCCS di Firenze, che ricopre anche il ruolo di Console onorario per Israele in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Carrai, dopo aver accolto, curato e salvato i bambini di Gaza arrivato in Italia, è stato etichettato come ‘genocida’ a causa dei suoi rapporti con Israele.
Questo è l’unico motivo per il quale è nata la protesta e si è arrivati all’allontanamento. Nessun problema legato al suo lavoro, nessuno scandalo. Carrai è stato etichettato come “agente sionista genocida” e “criminale di guerra” dalla lista di proscrizione del PCI e dai ProPal che ne hanno chiesto e ottenuto l’allontanamento. In Italia, nel 2025, in piena psicosi filopalestinese, è meglio un bambino morto che un bambino salvato con l’aiuto di una persona che appoggia Israele.



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