Cura i bambini di Gaza, ma per PCI e proPal è un genocida: la persecuzione shock contro il console Carrai

Marco Carrai perseguitato da proPal e PCI: è "criminale di guerra e genocida". La sua colpa? Essere console di Israele

Essere vicini a Israele, al giorno d’oggi, è un pretesto per essere perseguitati. È quanto sta accadendo a Marco Carrai che ricopre il ruolo di Console onorario per Israele in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Carrai dovrà lasciare l’ospedale Mayer, con il quale ha contribuito a curare i bambini di Gaza arrivati in Italia, perchè etichettato come “agente sionista genocida” e “criminale di guerra“. E no, non da un’autorità internazionale e autorevole, ma dalla lista di proscrizione del PCI e dall’opinione pubblica proPal.

Carrai è stato bersaglio di offese, minacce di morte, sono stati affissi anche volantini disgustosi. C’è la foto dell’imprenditore, l’anno di nascita, la scritta “wanted”, l’elenco dei suoi titoli e la dicitura “agente sionista, complice del genocidio”. In questo caso firma un centro sociale di estrema sinistra, marxista leninista con infiltrazioni jihadiste.

La propaganda di Hamas indica come nemici tutti quelli che sostengono Israele. E in Italia si segue alla lettera, con tanto di incitamento all’odio e ai gesti estremi e violenti, in pieno stile terroristico. Del resto, il PCI va ben oltre la sinistra moderata.

La riflessione di Fiamma Rinenstein su “Il Giornale” chiarisce i contorni della vicenda: “chi conosce Carrai sa che la passione per Israele è, in un carattere puntuto, deciso, scherzoso, da fiorentino, una roccia inamovibile infitta dentro la sua altra passione maggiore: il cattolicesimo nella sua versione scoutistica, quella del volontariato, in cui per altro è innestata la sua amicizia millenaria con Renzi. Dentro a questo involucro ideale, che conosce il senso dell’aggettivo “giudaico-cristiano” e sa che sta alle origini della democrazia, c’è molto senso pratico, di uno che non la confonde con stupidaggini fanatiche su falsi diritti umani che poi diventano apprezzamento della violenza: il suo affetto per Israele rispetta l’ebraismo, il suo restare democratico in mezzo a un mondo di terroristi aggressivi, ammira la capacità di mantenere alta la sicurezza. Carrai sa che il domani uno se lo deve conquistare, ma adesso è aggredito troppo da vicino. Ha tre bambini, una moglie di grande cultura, una salute che deve essere sempre salvaguardata con attenzione“.

In Italia, oggi, stare dalla parte di Israele, in una regione di sinistra, rischia di essere un problema per la propria incolumità. Anche se non si è ebrei. “Sei sull’orlo del pogrom ogni giorno, le folle sono ormai scatenate, le parole e i gesti non si misurano più. – spiega Nirenstein – Carrai è uno dei più visibili esempi di un problema molto largo. La violenza è dietro l’angolo. Sindacati, Anpi, centri sociali, movimenti per la pace, Ucoi possono diventare feroci macchine di guerra e compiere azioni di persecuzione personale anche se come ha fatto Carrai, hai portato fra i primi i bambini di Gaza all’ospedale contro ogni senso di realtà, hai mandato aiuti alimentari a Gaza tramite il porto di Ashod. Non importa. Basta dire Israele e il web e la piazza si scatenano“.

Un gruppo di 100 intellettuali e giornalisti ha firmato una lettera in sostegno di Carrai spiegando la folle logiche dietro al concetto che se “sei amico di ebrei, o ebreo, non puoi ambire a cariche pubbliche“. Carrai si dimetterà a fine mandato dal Mayer: una protesta ideologica che ha colpito anche una persona che ha aiutato i bambini di Gaza e le persone in difficoltà. Ma se a farlo è un uomo vicino a Israele, per i proPal è un genocida. Quando a farlo è un’organizzazione terroristica vicina ad Hamas a bordo di una flotilla, va bene.