La Reggina vince, ma non serve a nulla: in Serie C va il Siracusa. Applausi a Trocini, disastro Ballarino

La Reggina resta con il cerino in mano e si ritrova almeno per il momento, con la prospettiva del terzo anno in D di fila

Nessuna sorpresa. La speranza della vigilia, l’illusione di qualche minuto, ma alla fine il campo ha decretato il suo verdetto senza ribaltamenti clamorosi: la Reggina ha vinto, ma il Siracusa pure e festeggia la promozione in Serie C. Gli amaranto restano con il cerino in mano e si ritrovano, almeno per il momento, con la prospettiva del terzo anno in D di fila. Mai successo. Più che un fallimento, un disastro. Lo avevamo detto, lo ha fatto capire Trocini. A cui vanno tanti applausi, a cui vanno i meriti di essere stato artefice di una rimonta in cui in pochi credevano. E a cui vanno anche i meriti di essere stato chiaro, rispetto a chi gli chiedeva se “comunque andrà sarà un successo”. No, perché la Reggina ha, o aveva, l’obbligo di andare in Serie C. Lo aveva l’anno scorso, lo aveva a maggior ragione in questo.

Ora non resta che giocarsi i playoff, con il vantaggio del fattore casa e dei due risultati su tre a disposizione. E poi si vedrà. Di certo, l’analisi oggi è nuda e cruda: il Siracusa è più forte e lo ha dimostrato nelle due partite di quest’anno e nelle cinque in due anni, in cui ha sempre vinto. Alla Reggina non restano che gli ennesimi alibi, gli arbitri, “le squadre che si scansano” (oggi l’Igea non l’ha fatto), la stampa cattiva e altre amenità simili. Gli amaranto sono andati oltre, grazie a Trocini, che ha saputo tirare fuori il massimo da una squadra che fino a gennaio faticava incredibilmente. Fatti salvi questi applausi, per la proprietà resta il disastro per il fallimento in due anni e un business plan altamente disatteso. Come detto, in ogni caso, la stagione non è finita: la Reggina ora ha l’obbligo e la necessità di vincere i playoff e poi vedere cosa accadrà.

La cronaca della partita

Ritmi bassi, anzi più che bassi, nel primo tempo. 45 minuti di noia, da abbiocco domenicale post pranzo. La Reggina sente la tensione del risultato, è contratta, poco tranquilla, non crea quasi nulla e sbaglia tanto in mezzo, dando coraggio a una Sancataldese che va in difficoltà solo se pressata. Ma gli amaranto non alzano mai ritmi e intensità, permettendo ai locali di affacciarsi dalle parti di Lagonigro con discreta frequenza, pur non creando pericoli particolarmente importanti. La difesa balla un po’ e l’occhio a Barcellona non aiuta, con le notizie del vantaggio del Siracusa che spengono un po’ di entusiasmo. Prima dell’intervallo, però, la squadra dello Stretto riesce a trovare il gol del vantaggio, precisamente al terzo minuto di recupero, con il solito Barillà, che non doveva addirittura essere convocato per gli acciacchi in settimana. Il capitano, invece, pur non al meglio è convocato e pure titolare: raccoglie un cross di Grillo dalla sinistra, anticipa il difensore e mette dentro da zero metri, per lo 0-1 all’intervallo.

La ripresa si apre subito con un episodio importante: Gueye in profondità, tutto solo, viene atterrato da Lagonigro; rigore e ammonizione per il portiere. L’estremo difensore, però, si riscatta alla grande parando il penalty tirato proprio da Gueye. Si resta sullo 0-1. Al netto di un avvio di ripresa acceso, i ritmi tornano bassi per il resto del tempo, così come nella prima frazione. L’attenzione, a San Cataldo, pare essere più per quello che succede a Barcellona. Per qualche minuto esultano e sognano, i reggini presenti, alla notizia del pari dell’Igea, ma ben presto il Siracusa chiude i conti e spegne le illusioni. E si resta praticamente così fino a fine gara. Non succede nulla. E’ la vittoria più amara. Gli ultrà presenti ringraziano la squadra con uno striscione (foto in evidenza).