Ci sarebbe stata la rivoluzione armata a Reggio Calabria, se un anno e 11 mesi fa, dopo la partita dei playoff per la serie A allo stadio di Bolzano sul campo del Sudtirol, qualcuno avesse detto che da quel momento la Reggina avrebbe fatto almeno tre anni consecutivi di serie D. E invece la peggiore politica della storia della città ha confezionato il regalino piano piano, ha agito con strumenti di propaganda sovietica e ha portato la città a non rendersi neanche conto del clamoroso disastro sportivo, sociale ed economico in cui l’hanno fatta piombare.
Anche ieri il primo a parlare ai microfoni dei giornalisti nel post partita di San Cataldo, è stato un politico, Brunetti. La domenica precedente era stato Versace. E l’unico a farlo notare è stato il buon Alfredo Auspici: “ormai a Reggio parla di calcio chi dovrebbe coprire le buche, non so perchè ci sono sempre i politici negli spogliatoi“. Il motivo l’amico Alfredo lo sa bene, è come sempre troppo gentile ed educato. Su StrettoWeb lo scriviamo da anni: questa è una società della politica, l’Amministrazione Falcomatà ha trasformato la Reggina in un circolo del Pd. E lo hanno capito tutti, ormai. Approfittando del terzo fallimento durante l’Amministrazione Falcomatà (un altro record assoluto), hanno svenduto il glorioso club agli “amici degli amici“, per giunta a costo zero, e adesso dentro ci sono soltanto i loro compagni, i loro parenti, figli e nipoti. E loro stessi, protagonisti assoluti.
Se Brunetti e Versace da due anni si atteggiano da dirigenti del club, vuoi vedere che l’anno prossimo alle elezioni il Pd candida Ballarino a Sindaco e la super coppia Minniti-Praticò a vice di Comune e Città Metropolitana?
Ma parliamo di calcio…
Non ci voleva la sfera di cristallo per prevedere come sarebbe andata a finire anche questa stagione, e infatti su StrettoWeb lo avevamo scritto in tempi non sospetti. Qualcuno si è scandalizzato se il Presidente del Siracusa e i suoi calciatori hanno fatto qualche coro nei confronti di Ballarino (tra l’altro molto educato, Gallo veniva idolatrato a Reggio quando ingiuriava i catanzaresi in modo molto più pesante), ma in realtà era il minimo dopo che il proprietario (sigh!) amaranto per mesi ha fatto insinuazioni, clamorose, antisportive, sul fatto che il Siracusa stesse imbrogliando, gettando ombre e fango gratuiti contro una meravigliosa realtà che lo scorso anno ha vinto i playoff, quest’anno ha vinto il campionato con pieno merito, è enormemente superiore alla Reggina sotto tutti i punti di vista come ha dimostrato sul campo battendo gli amaranto 5 volte su 5 nelle partite di queste due stagioni.
E se Ballarino è rimasto in corsa per il primo posto fino all’ultima giornata, lo deve soltanto al ritiro dell’Akragas Agrigento (altrimenti anche quest’anno sarebbe finita in anticipo), e al miracolo di mister Trocini che ha trasformato ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, una modesta squadra costruita con budget di metà classifica, in una gagliarda compagine con una grande tenuta mentale e buone performance di risultato tanto da arrivare ai playoff ben oltre il reale valore dell’organico a disposizione.
A tal proposito, è doveroso segnalare come per 7-8 undicesimi della squadra titolare, Ballarino ha racimolato calciatori molto giovani o molto anziani, tutti nati e cresciuti a Reggio Calabria in termini di dna e carta d’identità, o in termini calcistici e sportivi come città adottiva. Tutte persone che hanno la famiglia e le attività a Reggio Calabria, che senza questa società calcistica (o se fosse in categorie superiori) sarebbero in pensione o dovrebbero giocare in club minori nelle categorie dilettantistiche, e che quindi si accontentano di questo mediocre scenario pur di continuare a divertirsi giocando a calcio con l’orgoglio e l’amore di indossare la maglia della loro città. E’ solo grazie a questo, e quindi al Centro Sportivo Sant’Agata (quello storico, della Reggina di Lillo Foti, che funzionava davvero e sfornava talenti), che ci sono questi 7-8 calciatori tutti determinanti nei risultati in campo.
Gli altri club (vedi Trapani lo scorso anno e Siracusa quest’anno) hanno speso più del doppio rispetto alla Reggina e hanno vinto con pieno merito. Adesso sono tutti in serie C, insieme a Catania, Messina, Crotone, Cosenza. La Reggina è l’unica squadra di calcio che manca dal professionismo tra Calabria e Sicilia (considerando anche Palermo e Catanzaro in serie B), e mancherà per il terzo anno consecutivo.
Oggi, l’unica cosa che doveva succedere era l’epilogo dell’era Ballarino: l’insegnante (quasi in pensione) della provincia di Catania avrebbe dovuto recarsi al Comune e consegnare la squadra al Sindaco ammettendo di aver clamorosamente fallito tutti gli obiettivi e mancato tutti gli impegni presi. E invece ha convocato istituzioni, stampa e qualche amico ad un “aperitivo con la società” nel pomeriggio di domani all’Oasi di Pentimele, “un’occasione per incontrare la proprietà e la dirigenza, condividere idee e vivere insieme un momento di confronto e convivialità all’insegna dei colori amaranto“. Avete letto bene, hanno scritto “convivialità” nell’invito. Una sorta di festa per il 2° posto in serie D. Accorrete numerosi con sciarpe e bandiere, ce ne raccomandiamo! E fategli scroscianti applausi!
Dopotutto è così che hanno provato a farlo passare, ingannando per l’ennesima volta i soliti allocchi. Quelli che si erano eccitati tutti quando l’Igea Virtus, per due minuti, ha raggiunto il pari con il Siracusa. Hanno così tanto abbassato il livello che stanno facendo vivere alla città un’idea assurda: la Reggina in serie C come qualcosa per cui bisognerebbe essere contenti. Il vice sindaco metropolitano Versace, in qualità di non si capisce bene cosa sempre presente in zona mista con i giornalisti nel post partita (mai era successo nella storia con le precedenti società!), ha deciso di puntare tutto sui playoff: “la partita per realizzare questo sogno non è ancora finita“. Avete letto bene, ha detto “questo sogno“. Versace sogna la Reggina in serie C: è questo il livello della classe dirigente che amministra la città.
Peccato che i reggini, quelli che hanno davvero a cuore le sorti della Reggina, sognano la Reggina in Champions League. Sognano la Reggina quantomeno in serie A, sognano la Reggina che lancia Barella, tratta Dybala e acquista da una terra lontana Kvaratskhelia, come faceva Lillo Foti che lanciava Pirlo, trattava Baggio, acquistava Nakamura. Non era un sogno, era la realtà della Reggina di 20 anni fa.
Le promesse di Ballarino nel business plan: un fallimento totale! Non ne ha azzeccata neanche una
Oggi, invece, non hanno vergogna. Brunetti, Versace, Falcomatà, Ballarino. Qualcuno ha detto che “Ballarino ha programmato la C in 3 anni. L’anno prossimo è quello giusto”, e invece nel business-plan presentato al Comune per ottenere la squadra gratis, Ballarino aveva promesso l’immediata promozione in serie C il primo anno, e il doppio salto istantaneo in serie B. Oggi la Reggina avrebbe già dovuto festeggiare la promozione in B, come l’Avellino, non in base a quello che scrive StrettoWeb ma in base al documento ufficiale che Ballarino ha presentato al Comune e su cui ha vinto la corsa con la corazzata di Bandecchi e degli imprenditori reggini, che questo doppio salto l’avrebbero potuto fare davvero. Di certo avrebbero dominato la serie D già al primo anno. E invece siamo ancora qui, per il terzo anno consecutivo.
Qualche altro ha scritto che “Ballarino ha rispettato tutte le promesse tranne la promozione“, che già suona un po’ come se un clochard che compie 50 anni può sentirsi realizzato nella vita tranne il fatto che non abbia un lavoro, non abbia una famiglia, non abbia una casa. Tranne questo, però, va tutto bene.
Il Sant’Agata e la squadra femminile: tutte le altre promesse disattese da Ballarino
E invece no, Ballarino è anche peggio: in quel documento aveva scritto che “Il nostro obiettivo primario è la creazione di un centro d’eccellenza territoriale; riconoscendo l’importanza di far crescere le giovani promesse, il progetto si basa sulla costruzione di strutture che siano all’avanguardia calcistica, sia in termini infrastrutturali che didattici, sia attraverso le squadre giovanili, che la vera e propria scuola calcio. Questi luoghi rappresenteranno non solo serre di talenti calcistici, ma anche incubatori di valori civici ed etici“.
L’unico valore etico insegnato è stato il licenziamento dell’allenatore della squadra giovanile perchè non accettava di far giocare titolare e capitano il figlio di uno sponsor.
E poi ancora, sempre dal business plan, “La nostra visione è cristallina e ambiziosa: desideriamo elevare Reggio Calabria a fulcro del calcio giovanile nel Mezzogiorno, formando al contempo giovani preparati non solo a brillare sul campo, ma a divenire figure di riferimento nella società“. E invece dopo due anni di Ballarino, la Reggina è diventata la barzelletta del Mezzogiorno.
Ennesima promessa bucata: “In parallelo, il calcio femminile sta vivendo un reale exploit, sia in termini di seguito popolare che di potenzialità economiche, mediatiche e sociali. Rivolgere attenzioni e risorse in questa direzione è una mossa lungimirante, potenzialmente trasformativa per il futuro del club e dell’intero panorama sportivo. […] Puntando sul calcio femminile, diversificheremo le fonti di guadagno, espandendo le opportunità del club; essere precursori nel calcio femminile potrebbe consolidare la nostra reputazione, creando un legame ancora più stretto con una base di fan in crescita“.
La Reggina dopo due anni non è iscritta neanche alla serie B del calcio femminile, dove giocano il Lumezzane, il Chievo Verona, l’Arezzo, il Freedom, l’Orobica, il Pavia, la Vis Mediterranea, la RES Roma, persino il San Marino Academy. Non gioca perchè Ballarino la Reggina femminile non l’ha proprio fatta: ennesima promessa mancata.
Ma rileggetelo tutti, dopo due anni, quel business plan in cui ancora chiamavano la “Serie C” con il termine “Lega Pro”, in cui calcolavano 10 mila spettatori a partita allo stadio Granillo (e poi neanche lo hanno omologato per superare i 7.500 presenti!), in cui inserivano cifre vertiginose alle voci dei ricavi che erano totalmente fuori dall’immaginazione per il calcio a Reggio Calabria, neanche in serie B, figuriamoci in serie D.
Qualcuno dice che “si, però, almeno ha preso il marchio. Almeno questo glielo dovete riconoscere“. E sti cazzi. Avremmo preferito essere in serie B con il marchio della tabaccheria Lofaro, ma in ogni caso se proprio ci provocate, anche su questo non ha rispettato gli impegni presi. Nel business plan Ballarino scriveva che “nel corso della prima stagione e auspicabilmente prima della sua conclusione, è nostro obiettivo ottenere con le modalità di legge, la titolarità ovvero la disponibilità della denominazione originaria ‘Reggina’, i relativi marchi, stemmi, loghi e colori”. E invece l’ha ottenuto, solo con i soldi dello sponsor, dopo la conclusione della prima stagione. Quindi in ritardo rispetto a quanto promesso.
L’illusione dei playoff, la banalità della serie C e la dimensione della Reggina
Insomma, Ballarino ha fallito in toto e la Reggina farà il terzo anno consecutivo tra i Dilettanti. A meno che non venga ripescata d’estate, ma è molto difficile: dovrebbe vincere i playoff, e già questo significa – dopo aver battuto la Vibonese in semifinale – superare anche quella Scafatese con cui in campionato quest’anno non ha mai vinto, ma soprattutto sperare che non li vinca il Ravenna, altrimenti per l’eventuale ripescaggio della Reggina dovrebbero fallire ben 5 squadre in serie C ed è molto difficile che questo avvenga. Oltre al fatto che il ripescaggio non può essere una speranza: è una vigliaccata anche solo pensarlo. Sempre i tifosi reggini, per un decennio abbondante hanno preso in giro i rivali messinesi considerandoli “ripescati“. Forse ce ne siamo dimenticati? E l’ultima volta che la Reggina è stata ripescata (2016), poi non è finita bene (tre anni disastrosi in serie C prima dell’ennesimo fallimento).
Di certo nel pomeriggio di ieri abbiamo vissuto qualche ora di delirio puro. L’illusione che l’Igea Virtus potesse fermare il Siracusa, tra l’altro tradita anche da qualche telecronista eccessivamente coinvolto che si era persino inventato il vantaggio dei barcellonesi in avvio, l’entusiasmo per una Reggina che eventualmente avrebbe potuto vincere la serie D, qualcosa che è difficile da immaginare. Tanti tifosi, giornalisti, cittadini, si sono fatti trascinare in questa assurda mediocrità. L’ultima volta che la Reggina ha vinto la serie D era il 1956, battendo nello stesso girone il Cosenza, il Trapani, l’Avellino, il Crotone, la Juve Stabia, la Casertana e tanti altri club oggi in categorie superiori. Sono passati 69 anni, non possiamo ricordare la reazione della città: difficile immaginare caroselli nelle strade e orde di reggini festanti per un così banale traguardo, ma certamente all’epoca sarebbero stati più comprensibili di oggi. La Reggina, ancora, non era mai stata in serie A e neanche in serie B. Oggi ha un’altra dimensione. E invece chi la governa vuole raccontarci come un sogno ciò che era già scontato e banale 70 anni fa.
Dopotutto l’Amministrazione Falcomatà ci ha abituato a questo in 11 anni di Governo: manca l’acqua nelle case, e poi celebrano il suo ritorno. Le strade sono devastate da buche e voragini, poi ne asfaltano 50 metri e fanno i selfie con i comunicati stampa celebrativi. E così provano a vendere come straordinaria una Reggina che arriva seconda nei Dilettanti. Che vergogna!



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