Potremmo fermarci al titolo, già dice tanto, già dice quasi tutto. “Schiena dritta” e “grande dignità” ci sembrano due frasi azzeccatissime per descrivere Bruno Trocini. Per descrivere, ancor di più, il suo percorso di quasi due anni alla Reggina. Per lui solo applausi. Per lui solo complimenti. Meritati. Nella gestione generale dentro e fuori dal campo ha dimostrato di essere l’unico a capirci qualcosa di calcio in una società fatta di improvvisati e politici prestati a dirigenti. E c’è un dettaglio che emerge, dalle reazioni a caldo di ieri e di oggi: nessuno, a parte qualche giornalista amico, qualche allocco e i componenti dell’amministrazione, ha esaltato la società e la proprietà. Grandi applausi, sinceri, solo per allenatore, staff e calciatori. Il resto… neanche nominato.
E StrettoWeb non si tira indietro dagli elogi a loro, soprattutto a mister Trocini. Lo aveva fatto anche l’anno scorso, dopo quello che ha definito un miracolo: in quella situazione, quella di una squadra dal potenziale decisamente inferiore alle grandi, aveva centrato la finale playoff. Con tanti limiti, ma con pochi alibi e sempre, appunto, con schiena dritta e grande dignità. E non solo in campo. Quando necessario, il tecnico aveva anche saputo prendere le distanze dalla proprietà: come non dimenticare il like social a Ripepi o le “battaglie” con Pellegrino, che la società ha tentato di smentire ma che poi hanno portato alla separazione del club con entrambi.
Poi mister Trocini è tornato quest’anno e ha confermato quanto di buono già fatto vedere, compiendo difatti un altro miracolo. Il grande merito, in campo, è quello di aver fatto rendere al massimo calciatori che a gennaio passeggiavano. Avanti con l’età, pieni di acciacchi, scarichi fisicamente. E no, non diamo colpe a Pergolizzi, non ne abbiamo mai date. In fondo, non può essere uno sprovveduto uno che ha già vinto due campionati. Siamo sicuri che chiunque, così come Pergolizzi, con questa squadra avrebbe faticato, perché è enormemente inferiore al Siracusa, eppure è riuscita a darle filo da torcere fino all’ultimo. Merito, ripetiamo, di Trocini. Lui è stato l’unico, in un contesto legato anche a quanto costruito la scorsa stagione, a far rendere al massimo una squadra che ha tirato fuori molto di più di quello che poteva.
Gli encomi, tuttavia, anche per quest’anno, non vanno solo al campo, ma anche alle dichiarazioni fuori dal rettangolo verde. A dispetto di una società buona solo a cercare alibi, a insinuare in maniera grave gli avversari senza stracci di prova, lui non si è mai nascosto. Ha sempre detto: “dobbiamo vincere, vincere e vincere sperando che il Siracusa sbagli”. Non si è nascosto dietro presunti favori, non ha parlato di arbitri, di dossier, di assenze, di giornalisti cattivi e di altre robe di questo tenore.
Anzi, la lezione l’ha data venerdì, a due giorni dal match di San Cataldo. A chi gli chiedeva se “comunque andrà sarà un successo” lui ha risposto ancora con dignità e schiena dritta, con la consapevolezza di chi sa come funziona il calcio. “Non sono d’accordo. La vittoria del campionato è qualcosa di diverso, perché conta quello che rimane”. Trocini sa bene che, nello sport, rimane nella storia chi vince. E per la Reggina, vincere il campionato di Serie D, non dovrebbe essere neanche storia. Lo sapeva, ha cercato di fare il possibile, ma era consapevole che in caso contrario non sarebbe stata la stessa cosa. Ora, sempre con la stessa dignità, proverà a vincere i playoff e poi – lì sì – comunque andrà il suo compito sarà concluso. L’obiettivo, diremmo, pienamente centrato, rispetto all’organico e alle possibilità.



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