Reggina, insulti e veleni sulla Vibonese: bufera sui giornali calabresi, “questo non è sport. Che vergogna al Granillo!”

I giornali calabresi si scagliano contro l'atteggiamento vergognoso della Reggina, che si è inimicata anche la Vibonese

Una volta Reggio Calabria faceva la voce grossa nel calcio. Per anni è stata al vertice regionale e guardava tutti dall’alto. Ad oggi resta tra l’altro la squadra con più partecipazioni in Serie A. E, a parte la storica rivalità con Cosenza (ma solo tra ultrà), ha avuto sempre ottimi rapporti con tutte, dalla Vibonese al Catanzaro (eccetto gli ultimi anni). Insomma, anche fuori dai confini locali si è sempre parlato di Reggina, negli anni. In maniera più che positiva. Oggi, in realtà, pure. Anche se la Reggina è in D, tra figuracce e vergogne, i media calabresi continuano a parlare di lei. Sì, ma in negativo. “Questo non è sport: la Reggina infanga la Vibonese e insulta un’intera città. Vergogna amaranto al Granillo”. Si tratta del titolo dell’articolo scritto da Calabria7, che ripercorre quanto accaduto ieri pomeriggio allo stadio.

Minacce, insulti verbali, clima vergognoso. Provocato dalla Reggina. In Serie D. Contro la Vibonese. E tutto torna se poi a fine gara il tecnico rossoblu risponde con “chiedetelo alla Reggina” a chi gli chiede il perché del nervosismo. “La Reggina ha perso il campionato, non certo per colpa della Vibonese. A dirlo non è un’opinione ma la semplice aritmetica: gli amaranto hanno perso entrambi gli scontri diretti con il Siracusa, all’andata e al ritorno, incassando sonore lezioni sul campo. Eppure, per tutta la settimana, una parte della tifoseria reggina ha scatenato un vergognoso tiro al bersaglio social contro i rossoblù, accusandoli senza prove di essersi “consegnati” al Siracusa nell’ultima di campionato. Un’accusa infamante, che getta fango gratuitamente su una squadra che si era già garantita il quinto posto e l’accesso ai playoff”. Comincia così l’articolo di Calabria7 a firma del giornalista Mimmo Famularo.

Quest’ultimo racconta cosa accaduto ieri. “Se la Reggina oggi è fuori dalla Serie C lo deve a se stessa. Lo deve, ad esempio, a quel rigore sbagliato da Barillà contro la Scafatese. Lo deve a una società che ha fatto e disfatto la panchina come fosse un gioco d’azzardo, esonerando Trocini e poi richiamandolo per tentare il colpo di coda. Lo deve anche a una gestione nervosa e poco lungimirante che ha illuso una piazza intera, tradendone la storia gloriosa”.

“Uno spettacolo indecente: da terza categoria”

Nel ventre dello stadio Granillo, ieri, la dignità è rimasta fuori dai cancelli. Dirigenti, allenatore e giocatori della Vibonese sono stati aggrediti verbalmente sotto gli occhi del commissario di campo. Addirittura il direttore sportivo minacciato da uno steward. Di più: a fine partita una valanga di insulti (sotto gli occhi delle forze dell’Ordine) sono partiti dalla bocca di una dirigente comunale seduta bordocampo nei pressi della panchina rossoblù non si capisce a quale titolo. Nessuna presa di posizione da parte della società amaranto. Un silenzio assordante, che suona come complicità. E non venga nessuno a parlare di episodi isolati: tutto l’ambiente era carico d’odio già da giorni. Alla faccia della sportività”, si legge ancora.

“Una lezione di stile buttata nel WC”

La stessa Reggina, all’andata, è stata accolta a Vibo Valentia con tutti gli onori. La società rossoblù ha concesso l’intera tribuna centrale del “Luigi Razza” ai tifosi ospiti, in segno di rispetto e amicizia. Ha offerto un’accoglienza impeccabile, da società modello, mostrando come si ospita un avversario con stile e civiltà. Tutto questo è stato ripagato con il disprezzo, con l’odio sui social, con gli insulti nello spogliatoio, con le minacce nel ventre del Granillo. Quel rispetto e quell’amicizia sono stati gettati nel WC, senza alcun pudore. E questo resterà una macchia indelebile”, continua il giornalista.

“A gettare altra benzina sul fuoco ci ha pensato Francesco De Felice, autore del secondo gol amaranto, che in sala stampa ha dichiarato: “Loro si sono consegnati al Siracusa e qui sono venuti a fare la guerra, quindi dovevamo vincere a tutti i costi.” Un’affermazione grave e diffamatoria, che chiama in causa non solo la Vibonese ma l’intera città di Vibo Valentia. Caro De Felice, la Serie C si conquista con il rispetto, non con le insinuazioni. Se hai prove, tirale fuori. Altrimenti taci. E se davvero credi che questo playoff non dovesse esserci, allora studiati il regolamento, perché i punti si fanno sul campo, non in sala stampa”.

La Vibonese non è mai fallita, non ha mai chiesto scorciatoie, non ha mai insultato gli avversari. Ha quasi 100 anni di storia, costruiti con serietà, lavoro e oculatezza. Non avrà il blasone della Reggina, ma ha qualcosa che ieri al Granillo è scomparsa completamente: la dignità. Una dignità che oggi va difesa da chi l’ha infangata, diffamata e calpestata. Chi agisce in questo modo, chi minaccia, chi diffama, chi scarica le colpe sugli altri non merita premi. Non merita un ripescaggio. Non merita la Serie C. Perché il calcio, prima di tutto, è rispetto. E chi ieri ha infangato una società seria come la Vibonese non merita altro che il silenzio e il disprezzo delle istituzioni sportive”, si conclude l’editoriale.