“I Playoff sono un campionato a sé“. Una legge non scritta dello sport che sottolinea come i valori della regular season (nel nostro caso specifico di ogni fase che precede i Playoff) siano relativi e che anche una squadra ‘underdog’ possa giocarsi il tutto per tutto, in una serie, senza nulla da perdere, facendo tremare le gambe alle favorite. Premesso che, per farlo, la squadra deve funzionare dal punto di vista tattico e mentale, da quando la Viola è diventata una squadra ‘underdog’ in Serie B Interregionale? Evidentemente ci siamo persi qualcosa.
La Viola ha iniziato il campionato con l’obiettivo promozione, come del resto è chiamata a fare una squadra di questo calibro. Ha dominato la regular season al netto di qualche normale passo falso, poi è implosa ai Play-In Gold iniziati da 1ª in classifica e conclusi da 8ª, strappando il pass in extremis solo per un risultato favorevole tra Bisceglie e Matera. Una squadra che ha messo in fila 4 ko consecutivi senza appello, quando avrebbe dovuto fare 2 punti per evitare lo psicodramma all’ultima giornata.
Una squadra che che in 2 settimane di pausa tra Play-In Gold e Playoff ha preparato una partita, Gara-1 contro Monopoli, giocata per 20 minuti e poi persa di 23 punti. È evidente che qualcosa non funzioni al di là di qualsiasi narrativa.
Monopoli-Viola, cronaca di un disastro
Doveva essere la partita del segnale forte. Il segnale è arrivato, fortissimo. Appena 29 punti in due quarti nel primo tempo, gli stessi di Monopoli, per carità. Punteggio da basket giovanile. Prendiamo per buono il fatto che almeno la difesa abbia funzionato, dai. Al rientro in campo dopo l’intervallo Monopoli ha fatto 29 punti, quanti ne aveva segnati nei due quarti precedenti, la Viola 8.
Come già accaduto al PalaCalafiore nella gara di ritorno dei Play-In Gold, al terzo quarto di gara Monopoli aveva già chiuso la partita. Gli ultimi 10 minuti sono stati poco più che garbage time. Solo Ani è riuscito ad andare in doppia cifra (10 punti) tirando 2/6 da 3 e risultando il migliore dei suoi in una statistica che ha visto la Viola tirare 3/25 da dietro l’arco (12%). Monopoli ha tirato con il 37%. Donato Vitale, ex neroarancio, ha messo insieme 26 punti tirando 6/11 da 3, il doppio di quanto fatto dai 10 giocatori della Viola.
Mercoledì, in Gara-2 a Reggio, serve un miracolo più che una reazione. E se miracolo sarà, cosa che si augurano tutti, ne servirà un altro nell’eventuale bella a Monopoli. In caso contrario: saracinesca giù, stagione finita e processi sportivi.

Quale futuro per la Viola?
Indipendentemente da quello che sarà il finale sportivo di questa stagione, va fatta una riflessione. C’è chi dà le colpe agli schemi di coach Cadeo, chi si diverte a prendersela con Traore, chi non si capacita del perchè Cessel sia più presente ad eventi culturali in città che in campo la domenica, chi dà la colpa al mercato ‘di riparazione’.
Fossero questi i problemi. Fosse il +23 di Monopoli. Il problema è non riuscire nemmeno a tenere testa a Monopoli che gioca in un palazzetto con qualche centinaio di posti in B Interregionale. Il fatto è che, dopo la scorsa stagione, bollata come l’annata della ‘ripartenza’, quest’anno la Viola avrebbe dovuto fare una cosa sola: dominare il campionato.

La Serie B Interregionale è una categoria infima, che nulla c’entra con il blasone dei reggini. Negli ultimi 19 anni, la Viola ha giocato 4 campionati di Serie A2. Un dato che è lo specchio delle difficoltà sportive, sociali e politiche di Reggio Calabria. Un discorso che abbiamo già affrontato più volte, su StrettoWeb, parlando della Reggina. C’è un dettaglio da non trascurare: la Viola ha un blasone più importante della Reggina, al netto delle differenze di ‘popolarità’ fra calcio e basket.
La Reggina ha visto la Serie A solo con la gestione Foti, circoscrivendo in un decennio (9 anni di A e 1 di B) la sua esperienza ai massimi livelli, giocando campionati da ‘Cenerentola’, per la salvezza e poco più. La Viola ha raggiunto la Serie A1 più volte negli anni ‘80, nei ‘90 è rimasta stabilmente in massima serie (al netto di due retrocessioni con successive promozioni) arrivando più volte ai quarti di finale dei Playoff Scudetto. Tutto questo fino al 2005-2006. Parliamo di oltre 2 decenni passati fra Serie A2 e Serie A.

Se l’anno prossimo sarà ancora Serie B Interregionale, saranno 8 anni consecutivi passati al di sotto della Serie A2, tre consecutivi nella quarta serie del basket nazionale. Ecco, il punto è proprio questo. Passi la rifondazione. Passi la pandemia. Passino le formule astruse e valide per tutti. Non venga sminuito l’ottimo lavoro con le giovanili.
Ma è ora che la Viola prenda una decisione netta riguardo il proprio futuro societario per garantire una stagione senza alibi di qualsiasi genere e che porti alla promozione diretta in B. Altra categoria da giocare ad alti livelli, qualsiasi sia il girone: Nord, Sud, Ovest, Est, Internazionale. La Viola sotto la Serie A2, semplicemente, non può starci. Serve una maggiore forza economica rispetto a quella attuale? Come già scritto a più riprese, si trovi una persona che possa portare a un livello superiore gli sforzi fatti dal presidente Laganà e dal Trust in questi anni.
In caso contrario, si prenda atto della nuova dimensione della Viola e ci si abitui a giocare il derby con Dierre (ai Playoff per la B Interregionale), Rende e Catanzaro; a sguazzare fra le polemiche con Messina; a salire e scendere di categoria a seconda degli scontri con Marigliano, Castanea, Barcellona Pozzo di Gotto e altre squadre, loro sì, di categoria.


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