Vibo Valentia, aggredito un infermiere: “o mi fai la Tac o ti ammazzo”

L'uomo avrebbe colpito l'infermiere con lo schermo del pc e la tastiera. La denuncia di Nesci: "pericolo per il buon andamento della sanità"

StrettoWeb

Ennesima aggressione ai danni dei professionisti impiegati nella sanità calabrese. L’ultimo episodio risale al giorno di Pasqua, nell’Ospedale Jazzolino di Vibo Valentia: un paziente con gravi problemi psichiatrici ha infatti aggredito un infermiere scagliandogli contro lo schermo di un computer e la tastiera. L’uomo, arrivato in Pronto Soccorso per una caduta in bicicletta, ha ricevuto le prime cure del caso saturando la ferita che si era provocato.

Inviato al reparto di Radiologia per una Tac, pare abbia dato in escandescenze perché non voleva sottoporsi all’esame. Tornato al triage e stesosi su una barella, avrebbe quindi minacciato l’infermiere: “o mi fai la Tac o ti ammazzo” e lo ha colpito. Sul posto è intervenuta la radiomobile dei Carabinieri che ha fermato il responsabile verbalizzando l’accaduto.

Nesci (Azione): “intervenire senza perdere tempo”

“Ormai è diventata una vera emergenza. Siamo di fronte a un fenomeno allarmante sul quale intervenire senza ulteriori perdite di tempo”. Francesco De Nisi, consigliere regionale e segretario di “Azione” in Calabria,
commenta in questo modo le ultime aggressioni ai danni del personale
all’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. Il riferimento specifico del consigliere è agli episodi del 14 e 15 marzo scorsi e a quello del 31 marzo, perpetrati contro infermieri e un operatore socio – sanitario in servizio al nosocomio vibonese.

Nell’ottica del consigliere De Nisi la questione è ad ampio raggio e va osservata da diverse angolature. “Questi accadimenti stanno diventando un’abitudine – aggiunge De Nisi -. Scene pericolose per il buon andamento della Sanità, in un contesto nel quale i professionisti del settore sono costretti a operare tra difficoltà risalenti nel tempo”.

“È vero che la carenza dei medici non aiuta, ma sembrerebbe che dopo la visita i
pazienti resterebbero nel Pronto Soccorso in attesa di un posto letto con la
conseguente necessità di assistenza continua di tipo infermieristico e, soprattutto,
socio – assistenziale. Tutto ciò accende l’ira dei pazienti e dei parenti da cui scaturiscono episodi di collera che si trasforma spesso in episodi di violenza fisica nei confronti degli operatori sanitari, costretti a lavorare in condizioni estreme”.

Un quadro difficile, nel quale “ci si mette anche i pochi infermieri operanti al
Pronto Soccorso e la carenza di Oss senza sottovalutare che durante i turni di notte
è disponibile un solo operatore socio – sanitario”, evidenza ancora De Nisi. “Si impone, come necessario, incrementare il numero del personale socio-assistenziale oltre un posto di fisso di Polizia”.

Condividi