“Vedere l’immagine di Santa Maria dell’Isola sullo sfondo dello studio televisivo, mentre si discuteva della minore aspettativa di vita in buona salute dei calabresi, mi ha fatto sentire direttamente chiamato in causa. Non potevo non intervenire sulle dichiarazioni del filosofo Stefano Zecchi a Unomattina News. Al netto della provocazione e delle inevitabili semplificazioni mediatiche, ritengo che il ragionamento sulla cultura contenga un elemento di verità che merita di essere approfondito. Non certo perché la Calabria, i calabresi e l’intero Mezzogiorno siano depositari di meno cultura.
Anzi, la storia, il patrimonio di conoscenze e il contributo culturale del Sud dimostrano semmai l’esatto contrario. Il problema è un altro: decenni di disfunzioni del sistema sanitario hanno profondamente compromesso la fiducia dei cittadini nella possibilità di prevenire e curare le malattie“. È quanto sottolinea il Sindaco Giovanni Macrì, commentando il dibattito televisivo nel quale Zecchi ha collegato le differenze di salute tra Nord e Sud alla capacità culturale di orientare le proprie scelte di vita.
“La Calabria – evidenzia Macrì – sconta praticamente mezzo secolo di assenza di programmazione, disattenzione e un rapporto troppo spesso perverso tra politica e sanità. Un sistema che ha prodotto conseguenze economiche, organizzative e sociali incalcolabili, ma anche un danno meno visibile e forse ancora più difficile da riparare: lo scoraggiamento dei cittadini, la perdita di fiducia nelle istituzioni sanitarie e il progressivo indebolimento della cultura della prevenzione“.
Dalla sfiducia alla rinuncia alle cure, il paradosso calabrese
“La conseguenza più drammatica – prosegue il Sindaco – è il rischio che la rassegnazione prenda il posto della speranza di curarsi. Pensiamo, per esempio, a chi riceve una diagnosi oncologica e, scoraggiato dalle difficoltà del sistema, arriva perfino a considerare inutile affrontare un percorso terapeutico. È un rischio inaccettabile, soprattutto quando diagnosi tempestive e cure appropriate possono fare una differenza determinante. Non parliamo soltanto di mobilità sanitaria, di cittadini costretti a spostarsi per ricevere assistenza. Parliamo della possibilità che la sfiducia diventi essa stessa un ostacolo all’accesso alle cure. Una condizione che trova nelle difficoltà della sanità vibonese una delle sue rappresentazioni più preoccupanti“.
“In questo quadro – precisa ancora – va riconosciuto il percorso di cambiamento intrapreso negli ultimi anni dal Presidente Roberto Occhiuto alla guida della sanità regionale. È stata imboccata una direzione diversa rispetto al passato, che punta al riordino del sistema e al miglioramento dell’assistenza. La costruzione di nuovi ospedali, il risanamento dei conti e la riorganizzazione dei servizi rappresentano passaggi fondamentali per restituire efficienza, qualità e credibilità alla sanità pubblica calabrese. A questo processo di trasformazione strutturale si accompagna necessariamente quello culturale, altrettanto importante e destinato a richiedere tempi più lunghi, perché ricostruire la fiducia dei cittadini significa anche superare decenni di sfiducia, scoraggiamento e rassegnazione“.
La rivoluzione più difficile? Restituire la fiducia di potersi curare
“È questo – conclude il Sindaco – il vero nodo culturale che la provocazione di Zecchi, al di là delle sue conclusioni discutibili, ci offre l’occasione di affrontare. Non dobbiamo convincere i calabresi di avere meno cultura degli altri, ma restituire loro la certezza che prevenire serve, che una diagnosi non è una condanna, che il sistema sanitario può accompagnarli e che curarsi è un diritto concretamente esercitabile. La direzione intrapresa è quella giusta e deve essere accompagnata con convinzione e continuità. Perché la rinascita della sanità calabrese non si misurerà soltanto nella qualità delle nuove strutture e dei servizi, ma anche nella ritrovata fiducia dei cittadini di potersi affidare ad essi, prevenire le malattie e affrontarle senza rassegnazione“.


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