Il Patto dello Stretto firmato dai Sindaci di Reggio Calabria e Messina finisce al centro delle critiche per il mancato coinvolgimento degli altri Comuni dell’area. A sollevare la questione è Sandro Repaci, Sindaco di Campo Calabro e Consigliere metropolitano, che contesta la scelta di limitare l’accordo alle due città principali, lasciando fuori le altre amministrazioni che fanno parte del territorio dello Stretto. Pur riconoscendo all’intesa sottoscritta da Francesco Cannizzaro e Federico Basile il merito di aver rilanciato un percorso di integrazione rimasto sostanzialmente fermo negli ultimi anni, Repaci ritiene che l’esclusione degli altri Comuni possa indebolire gli obiettivi dell’iniziativa e accentuare le disuguaglianze territoriali, soprattutto a danno delle aree interne. Il Consigliere ha quindi annunciato di aver avviato un confronto all’interno del Gruppo consiliare Progressisti per portare la questione all’attenzione del Consiglio metropolitano e aprire un dibattito sul futuro dell’Area integrata dello Stretto.
Repaci: il Patto dello Stretto non può riguardare soltanto Reggio e Messina
Al centro delle osservazioni del Sindaco di Campo Calabro c’è la dimensione territoriale dell’accordo, che secondo Repaci avrebbe dovuto coinvolgere direttamente le Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina, anziché limitarsi alle due amministrazioni comunali. Il Consigliere richiama il percorso istituzionale già avviato negli anni precedenti per la costituzione dell’Area integrata dello Stretto, ricordando la legge regionale calabrese n. 12 del 2019, con la quale è stato ratificato l’accordo tra Calabria e Sicilia. Un quadro che, a suo giudizio, avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza per definire le nuove iniziative di collaborazione tra le due sponde.
“Nel prendere atto della avvenuta sottoscrizione da parte del Sindaco Cannizzaro unitamente al Sindaco Basile del “Patto dello Stretto” nel quale vengono previste misure ed iniziative tendenti ad avviare un percorso di integrazione fra le due Città, rilevo come l’iniziativa pur imprimendo una nuova accelerazione ad un percorso di certo stagnante negli ultimi anni, sia però fortemente indebolita dalla limitatezza dei territori coinvolti, riguardando esclusivamente i due Comuni. Ricordando che Regione Calabria ha provveduto con legge regionale n.12/19 alla ratifica dell’Accordo per l’Istituzione dell’Area Integrata dello Stretto tra le Regioni Calabria e Sicilia, le Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria e la Conferenza permanente interregionale per il coordinamento delle politiche nella stessa Area, sarebbe stato consequenziale un coinvolgimento sulla materia di entrambe le Città Metropolitane.”
Gli undici Comuni calabresi esclusi dall’accordo
La critica di Repaci riguarda in particolare il mancato coinvolgimento degli undici Comuni calabresi individuati dalle deliberazioni della Giunta regionale n. 354 del 2019 e n. 400 del 2021. Si tratta di Villa San Giovanni, Calanna, Campo Calabro, Fiumara, Laganadi, Motta San Giovanni, San Roberto, Cardeto, Sant’Alessio d’Aspromonte, Scilla, Bagnara e Santo Stefano d’Aspromonte. Per il Consigliere metropolitano, l’assenza di queste amministrazioni dai processi decisionali rischia di lasciare fuori una parte importante del territorio dai benefici delle future iniziative di integrazione. Una situazione che, secondo Repaci, interesserebbe anche i Comuni della sponda siciliana, esclusi da un’intesa circoscritta alle sole città di Messina e Reggio Calabria.
“Va inoltre tenuto conto che, almeno per i comuni Calabresi, dal patto e dai suoi processi decisionali e benefici verrebbero esclusi i Comuni individuati dalle DGR 354/19 e 400/21 (Villa San Giovanni, Calanna, Campo Calabro, Fiumara, Laganadi, Motta San Giovanni, San Roberto, Cardeto, S .Alessio d’Aspromonte, Scilla, Bagnara, S. Stefano d’Aspromonte). Lo stesso dicasi per i comuni siciliani. Ne discende che il propedeutico coinvolgimento delle Città Metropolitane nella elaborazione dei contenuti e la titolarità metropolitana del Patto stesso sarebbe stato di gran lunga più utile allo sviluppo dell’auspicata integrazione dell’Area.”
La richiesta di un dibattito in Consiglio metropolitano
Secondo Repaci, un accordo costruito attraverso il coinvolgimento delle due Città Metropolitane avrebbe consentito di affrontare il tema dell’integrazione dello Stretto in una prospettiva più ampia, tenendo conto delle esigenze dei centri minori e delle aree interne. Il rischio evidenziato dal Sindaco di Campo Calabro è che un’intesa limitata territorialmente e demograficamente possa produrre nuove frammentazioni, anziché favorire quella coesione che dovrebbe costituire uno degli obiettivi principali delle istituzioni metropolitane. Da queste considerazioni nasce la decisione di avviare un’iniziativa politica e istituzionale all’interno del Gruppo Progressisti, con l’obiettivo di chiedere un confronto formale in Consiglio metropolitano sulla portata del Patto e sulle modalità di partecipazione degli altri Comuni.
“La limitatezza territoriale e demografica dello stesso fa intravedere un percorso claudicante destinato a frammentare ancor più la nostra fragile realtà territoriale, con particolare riferimento alle aree interne, mentre compito della Città Metropolitana è favorire la coesione territoriale e diminuire le disuguaglianze fra i territori. In tal senso ho avviato all’interno del Gruppo Consiliare Progressisti un percorso che porti alla richiesta di esame della tematica tramite un dibattito in Consiglio Metropolitano”.
La posizione espressa da Repaci apre dunque una discussione sulla dimensione istituzionale e territoriale del Patto dello Stretto, ufficializzato nelle scorse settimane dai Sindaci Cannizzaro e Basile. Il nodo sollevato dal Consigliere riguarda la possibilità di estendere il percorso di integrazione oltre i confini dei due capoluoghi, coinvolgendo le amministrazioni comunali delle rispettive aree metropolitane. Una questione che il Gruppo Progressisti intende portare all’esame del Consiglio metropolitano, affinché il confronto sulle prospettive di sviluppo e cooperazione tra Calabria e Sicilia comprenda anche i territori finora rimasti fuori dall’accordo.


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