Panico per attacchi hacker e allarmi bomba sui voli: ma le spese per la Difesa non erano una deriva fascista?

Attacchi hacker al plasma in Francia e ai frigoriferi dei supermercati, falsi allarmi bomba sui voli europei e italiani: Meloni rilancia sulle spese per la Difesa, utili anche a proteggere ospedali e trasporti. E la sinistra che gridava al riarmo ora pretende risposte dal governo

“Armiamoci e partite“, recitava il vecchio adagio di chi la guerra la voleva fare con la pelle degli altri. La sinistra italiana, negli ultimi tempi, ne ha brevettato la versione 2.0: “disarmiamoci e chiedete“. Prima si boccia ogni euro destinato alla Difesa, raccontandolo come un euro rubato a corsie d’ospedale e scuole, poi, quando il mondo reale bussa alla porta sotto forma di attacchi hacker e allarmi bomba sugli aerei, si alza la mano per chiedere al governo: e adesso chi ci protegge?

La settimana appena trascorsa sembra uscita da una puntata di Mr. Robot scritta da uno sceneggiatore particolarmente ansioso: frigoriferi dei supermercati che impazziscono, celle del plasma riprogrammate da remoto, aerei di linea scortati dai caccia, scuole evacuate per mail minatorie. Altro che fiction, è l’Europa del novembre 2026.

Attacchi hacker e allarmi bomba: cosa è successo in Europa e in Italia

Nella notte tra 1 e 2 novembre un attacco informatico ha colpito Coolworld, l’azienda che fornisce gli impianti di refrigerazione all’Établissement français du sang (EFS), l’ente pubblico francese che gestisce raccolta e distribuzione del sangue. In tre siti regionali gli hacker hanno modificato a distanza la temperatura delle celle frigorifere che conservavano sacche di plasma per le trasfusioni e campioni dei donatori: da circa -30 gradi a 110 gradi. Una temperatura che, per fortuna, non è mai stata raggiunta: i sistemi di monitoraggio e allarme hanno funzionato e un tecnico di guardia è intervenuto in tempo. Nessuna conseguenza per i pazienti, secondo il governo francese.

Un episodio che arriva dopo l’ondata di attacchi contro i frigoriferi dei supermercati in diversi Paesi europei, che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito un’iniziativa coordinata e dichiaratamente ostile: “Siamo preoccupati”, ha detto il titolare del Viminale.

Poi i cieli. Dal 2 novembre, con il volo Wizz Air Londra Luton-Sofia costretto ad atterrare d’emergenza a Budapest, è partita una raffica di falsi allarmi bomba sui voli europei, molti dei quali da e per l’Italia: due aerei atterrati a Fiumicino il 3 novembre, il caso di Bergamo, poi gli scali di Malpensa, Madrid, Praga, Sofia. Solo nella giornata del 5 novembre i voli coinvolti sono saliti a 27, diversi dei quali scortati da aerei da combattimento. Oggi il caso Roma-Lisbona. Nessun ordigno trovato, tutti gli allarmi si sono rivelati falsi. Nel frattempo, in Italia, oltre 280 scuole sono state raggiunte da segnalazioni analoghe.

La risposta di Meloni: “è spesa di difesa o è spesa sanitaria?”

A margine di Fieracavalli a Verona, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo in fila gli episodi senza cedere al complottismo, ma senza nascondere la testa sotto la sabbia: “devono preoccupare, oggi non siamo in grado oggi di dire se l’attacco al plasma in Francia, piuttosto che i finti allarmi bomba sugli aerei, piuttosto che l’aggressione nei confronti dei generi alimentari siano tutti collegati. Però ci dicono sicuramente tutti la stessa cosa, che oggi a essere sotto attacco sono le infrastrutture civili, sono i beni alimentari, sono gli ospedali, può essere la sanità, sono i mezzi di trasporto”.

E qui arriva il punto politico, quello che la premier ripete da tempo e che i fatti di questi giorni hanno reso difficilissimo da smontare: “e questo riporta a un ragionamento che cerco di fare da diverso tempo, quando noi parliamo di spese di difesa e sicurezza in un tempo come questo, non stiamo parlando semplicemente di armi, stiamo parlando di mettere in sicurezza la quotidianità dei cittadini, perché quando degli hacker hanno tentato di modificare la temperatura dei frigoriferi che mantengono il sangue che serve per le trasfusioni, quel sangue è stato messo in sicurezza da un sistema che costa”.

Poi la domanda che vale l’intero dibattito: “quando si paga per comprare quel sistema, è spesa di difesa o è spesa sanitaria? Quando ci dicono che le risorse sulla difesa e sulla sicurezza sono soldi che vengono tolti alla sanità o agli ospedali, si sta dicendo una stupidaggine, perché noi in questo tempo abbiamo bisogno di entrambi per mettere in sicurezza la salute e non solo dei cittadini”.

Tradotto: il firewall che protegge una banca del sangue non è un carro armato, non è un AK-47, non è un missile Patriot, ma è comunque Difesa.

La sinistra e il paradosso del “governo, dove sei?”

Per mesi, a sinistra, la parola Difesa è stata trattata come una parolaccia, una di quelle che fa venire la pelle d’oca. Ogni aumento della spesa è stato dipinto come il segnale di una deriva militarista, quasi l’anticamera di un governo con l’elmetto, e il dibattito è stato ridotto allo slogan “armi contro ospedali”. Una narrazione comoda, da piazza, perfetta per i talk show e gli influencerini con la kefiah.

Poi arrivano gli allarmi bomba e lo spartito cambia di colpo. Il Partito Democratico, con il vicepresidente del gruppo alla Camera Valentina Ghio e il capogruppo in Commissione Trasporti Anthony Barbagallo, annuncia un’interrogazione ai ministri Salvini e Piantedosi e chiede un’informativa urgente, sostenendo che contro il tentativo di creare caos “serve fermezza e risposte certe che possano rassicurare gli italiani”. Ghio rincara: “il silenzio non è accettabile: quando è in gioco l’incolumità delle persone”. Il vicepresidente della Commissione Trasporti Andrea Casu parla di “risposte vuote che ci preoccupano”. Il capogruppo dem in Commissione Difesa, Stefano Graziano, chiede al governo quali strumenti stia mettendo in campo. E Laura Boldrini sottolinea come ogni allarme costringa i velivoli militari ad alzarsi in volo per scortare gli aerei minacciati.

Ecco, fermiamoci un attimo su quest’ultimo passaggio. I caccia che si alzano in volo, i radar, i piloti addestrati, i sistemi di intercettazione, la cybersicurezza, gli analisti che tracciano server e indirizzi IP delle mail minatorie: con quali soldi pensa la sinistra che vengano pagati? Sono esattamente quelle spese per la Difesa che, fino a ieri, venivano bollate come il capriccio bellico di un governo di destra.

Sia chiaro: chiedere al governo di riferire in Parlamento su una minaccia del genere è legittimo, anzi doveroso per un’opposizione. Il problema non è la domanda, è la coerenza. Non si può sabotare il carburante e poi lamentarsi che la macchina non parte. Non si può dire “no” a ogni investimento in sicurezza e poi presentarsi in Aula con il dito puntato per chiedere perché la sicurezza non sia totale.

Difesa non significa solo carri armati: la guerra ibrida si combatte anche con un antivirus

Il punto sollevato da Meloni è quantomai calzante. Le minacce di oggi non si presentano più con le divise e i cingolati, ma con una mail anonima, un accesso remoto a un sistema di refrigerazione, una scritta in un bagno d’aereo. È la cosiddetta guerra ibrida: colpire la quotidianità per seminare paura, costi e caos. Non a caso, dopo il caso francese, anche in Italia si sono mossi il Centro nazionale sangue, che ha invitato ad alzare l’attenzione sulla catena del freddo, e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

In questo scenario, la distinzione tra spesa militare e spesa sanitaria, tra difesa e servizi, diventa sempre più sottile. Il sistema che ha salvato il plasma in Francia è stato sanità o difesa? Entrambe le cose. Ed è proprio questa la trappola in cui è caduta la sinistra: aver costruito un’intera battaglia identitaria su una contrapposizione che la realtà, in una sola settimana, ha fatto a pezzi.

La pace si difende con i cartelli? No, anche con i firewall

In WarGames, il cult del 1983, il computer finiva per capire che in certe partite l’unica mossa vincente è non giocare. Peccato che, nella realtà, la partita la decidano gli altri. Gli hacker non chiedono il permesso, non aspettano il voto in Commissione, non si fermano davanti a un cartello arcobaleno o a una bandiera ProPal. Quelli che vorrebbero tagliare la spesa per la sicurezza, oggi si ritrovano a chiedere “dov’eravate?” a chi, nel frattempo, ha dovuto rimediare anche ai loro no.

La sinistra può continuare a scegliere tra il pacifismo da corteo (fossero pacifici almeno quelli…) e l’allarmismo da interrogazione parlamentare, a seconda di come gira il vento. Ma non può avere tutte e due le cose. O si investe nella Difesa, intesa come sicurezza di ospedali, aeroporti, supermercati e scuole, oppure si smette di chiedere conto quando qualcuno prova a spegnere i frigoriferi del sangue. Riformulando la frase iniziale del nostro articolo: “Disarmiamoci e non chiedete più, state zitti“. Certo, con il silenzio non si fanno i talk show.