Il crollo di Wall Street travolge i mercati finanziari internazionali e innesca una nuova ondata di vendite sulle Borse europee e asiatiche. La giornata di venerdì 6 novembre si apre con pesanti ribassi anche a Piazza Affari, mentre Tokyo e Seul registrano perdite vicine al 6%. A scatenare il nervosismo degli investitori sono soprattutto le conseguenze delle elezioni Midterm negli Stati Uniti, vinte dai Democratici, e il timore che il nuovo equilibrio politico americano possa determinare una stretta normativa sull’intelligenza artificiale, rallentando gli investimenti miliardari nei data center.
Il risultato elettorale ha improvvisamente modificato le aspettative su uno dei settori che negli ultimi anni ha sostenuto maggiormente la crescita dei mercati azionari. Dopo il tonfo del Nasdaq, che giovedì ha perso circa il 5,5%, cancellando approssimativamente 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione, le vendite si sono propagate prima all’Asia e successivamente all’Europa.
Borsa di Milano in forte calo: Ftse Mib a -1,68%, soffrono Saipem e Banco Bpm
A Milano l’avvio delle contrattazioni è ampiamente negativo. Il Ftse Mib apre con una flessione dell’1,68%, mentre l’indice Ftse All Share perde l’1,63%, risentendo del clima di forte incertezza che domina i mercati internazionali.
Nel corso dei primi scambi Piazza Affari recupera parzialmente terreno, riducendo il ribasso del Ftse Mib all’1%, in linea con la Borsa di Parigi. Restano più pesanti le perdite di Londra e Francoforte, entrambe in flessione di circa un punto percentuale e mezzo.
Tra i principali titoli milanesi, le vendite colpiscono soprattutto Saipem, in calo del 2,7%, e Banco Bpm, che perde il 2,6%. Il settore bancario appare generalmente debole, mentre Mps oscilla intorno alla parità dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.
Qualche segnale positivo arriva invece da Technoprobe, che rimbalza dell’1,7% dopo le forti vendite della seduta precedente, e da Buzzi, in crescita dell’1,8%.
Nonostante le tensioni sui mercati azionari, lo spread tra Btp e Bund rimane stabile intorno ai 108 punti base. Sul mercato valutario l’euro perde lo 0,2% nei confronti del dollaro, scambiando a quota 1,118.
Nel comparto energetico, dopo una partenza positiva, il gas naturale scende del 2% a 88,4 euro per Megawattora, mentre il petrolio quotato a New York registra una lieve flessione, attestandosi intorno ai 90 dollari al barile. Restano incerti i future americani, in attesa della riapertura di Wall Street.
Terremoto sulle Borse asiatiche: Tokyo crolla del 5,96%, Seul perde oltre il 6%
Ancora più violenta è la reazione dei mercati asiatici, particolarmente esposti al settore tecnologico, alla produzione di semiconduttori e agli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
La Borsa di Tokyo chiude una seduta drammatica, con l’indice Nikkei in caduta del 5,96% a 57.434,77 punti, registrando una perdita di oltre 3.643 punti. Il listino giapponese scende così sotto la soglia dei 60.000 punti per la prima volta dopo circa cinque mesi e mezzo. Sul mercato valutario lo yen si rafforza nei confronti delle principali divise, raggiungendo quota 157,80 sul dollaro e 176,70 sull’euro.
Situazione altrettanto difficile in Corea del Sud, dove la Borsa di Seul registra un crollo del 6,02%. Nelle prime battute della seduta le perdite avevano addirittura superato l’8%, provocando la sospensione automatica delle contrattazioni per venti minuti. A pesare è soprattutto l’esposizione del mercato sudcoreano ai produttori di chip e alle aziende della filiera dell’IA.
Le vendite coinvolgono anche gli altri listini dell’area Asia-Pacifico. In Cina, Shenzhen perde il 2,2% e Shanghai l’1,1%, mentre Hong Kong arretra dell’1,2%. Più contenuto il ribasso di Sydney, intorno allo 0,5%. Una debolezza generalizzata che conferma come i timori nati a Wall Street abbiano ormai assunto una dimensione globale.
Perché le Midterm americane fanno paura ai mercati: il rischio di una stretta sui data center
Al centro delle turbolenze finanziarie c’è il possibile cambiamento della politica americana nei confronti dell’intelligenza artificiale. La vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato ha consegnato al partito il controllo del Congresso e rafforzato la sua presenza in diversi Stati strategici per lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche.
Gli investitori temono che il nuovo quadro politico possa portare a regole più severe per la costruzione e l’espansione dei data center, strutture fondamentali per l’addestramento e il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Negli Stati Uniti, infatti, la crescita di queste infrastrutture ha alimentato un dibattito sempre più acceso sul loro enorme consumo di energia elettrica, sull’utilizzo delle risorse idriche, sull’impatto ambientale e sulle possibili conseguenze per le bollette dei cittadini. Le elezioni hanno rafforzato le posizioni di diversi amministratori favorevoli a maggiori controlli e limitazioni sulla realizzazione di nuovi impianti.
La preoccupazione dei mercati riguarda soprattutto la possibilità che un rallentamento delle autorizzazioni e dei nuovi progetti possa ridurre la domanda di chip avanzati, semiconduttori, server e infrastrutture per l’IA, penalizzando le aziende che hanno investito ingenti capitali sulla crescita del settore.
Si tratta, per il momento, di aspettative e timori degli investitori, non di una stretta normativa nazionale già approvata. Ma questo scenario si aggiunge ai dubbi che da settimane accompagnano le valutazioni delle grandi società tecnologiche e la reale capacità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale di generare profitti adeguati.
Wall Street trascina il mondo in rosso: cresce il timore di una crisi dei titoli tecnologici
Il tracollo americano rappresenta il punto di partenza della nuova fase di volatilità. Nella seduta di giovedì 5 novembre, oltre alla perdita del 5,5% del Nasdaq, anche l’S&P 500 ha ceduto il 4,36% e il Dow Jones il 3,44%, con un’ondata di vendite concentrata in particolare sui grandi gruppi tecnologici e sulle società dei semiconduttori.
Le tensioni non dipendono esclusivamente dalle Midterm. A preoccupare sono anche le valutazioni molto elevate dei titoli dell’intelligenza artificiale, il ricorso all’indebitamento per finanziare nuovi investimenti e l’incertezza sui tempi necessari per recuperare le somme impiegate.
Il rischio è che un rallentamento nella costruzione dei data center possa innescare una revisione delle prospettive di crescita lungo tutta la filiera tecnologica, dai produttori di semiconduttori alle aziende che forniscono energia e infrastrutture.
Il venerdì nero delle Borse mostra quindi quanto il futuro dell’intelligenza artificiale sia diventato centrale per gli equilibri finanziari globali. Dopo il crollo americano, la caduta dei mercati asiatici e la pesante apertura di Milano, gli investitori guardano ora alle prossime decisioni politiche statunitensi e alla capacità dei mercati di stabilizzarsi. La grande incognita resta una: quanto la nuova stagione politica americana potrà incidere sugli investimenti nell’IA che hanno sostenuto la crescita delle Borse negli ultimi anni?



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