Emergono nuovi e inquietanti dettagli sul piano attribuito a Hamam al-Hammami, il copilota omanita coinvolto nel tentato attentato sul volo FlyDubai diretto in Israele. Secondo quanto riportato da Channel 12, sulla base delle informazioni che starebbero emergendo dagli interrogatori condotti negli Emirati Arabi Uniti, il suo obiettivo finale sarebbe stato quello di fare schiantare l’aereo direttamente sull’aeroporto internazionale Ben Gurion.
Il progetto, sempre secondo le indiscrezioni diffuse dall’emittente israeliana, sarebbe stato studiato nei dettagli e avrebbe previsto una fase particolarmente delicata: il copilota avrebbe voluto mantenere apparentemente normale il volo fino all’avvicinamento a Ben Gurion, ottenendo tutte le autorizzazioni necessarie per l’atterraggio, per poi deviare improvvisamente e colpire una struttura o un altro velivolo all’interno dello scalo. La ricostruzione riportata nelle ultime ore trova riscontro anche in fonti israeliane che hanno rilanciato il contenuto del servizio di Channel 12.
Il piano per colpire Ben Gurion dopo i permessi per l’atterraggio
L’elemento più rilevante emerso dagli interrogatori riguarderebbe proprio la modalità con cui al-Hammami avrebbe voluto sorprendere i sistemi di sicurezza israeliani. Il copilota avrebbe pianificato di continuare a comportarsi normalmente durante l’avvicinamento a Tel Aviv e di ottenere i consueti permessi dalla torre di controllo.
Solo quando l’aereo fosse ormai arrivato nella fase finale del volo e apparentemente non vi fossero più elementi in grado di far scattare un allarme preventivo, avrebbe dovuto mettere in atto il piano. L’obiettivo sarebbe stato quello di schiantare il velivolo contro un edificio o un altro aereo presenti all’aeroporto Ben Gurion.
Una scelta che, secondo la ricostruzione attribuita agli investigatori, avrebbe avuto lo scopo di rendere estremamente difficile un intervento tempestivo delle autorità israeliane.
Al-Hammami era già stato più volte all’aeroporto Ben Gurion
Le indagini avrebbero inoltre accertato che Hamam al-Hammami conosceva già molto bene lo scalo israeliano. Il copilota era infatti atterrato a Ben Gurion diverse volte nei mesi precedenti, nell’ambito della propria attività professionale con FlyDubai.
Tra i voli ricostruiti dagli investigatori risultano quelli effettuati nei mesi di giugno e luglio. Proprio durante una permanenza a Ben Gurion nel mese di giugno, secondo Channel 12, il copilota avrebbe sfruttato il tempo trascorso nell’aeroporto per raccogliere informazioni utili e studiare il luogo nel quale avrebbe successivamente voluto compiere l’attentato.
Non si sarebbe quindi trattato, secondo questa ricostruzione, di una decisione improvvisa maturata poco prima del volo: il piano sarebbe stato elaborato per diversi mesi, anche attraverso l’osservazione diretta dell’aeroporto israeliano durante i precedenti collegamenti operati dalla compagnia.
Il primo attentato sarebbe dovuto avvenire già a luglio
Un altro passaggio particolarmente significativo riguarda la tempistica. Secondo quanto riferito da Channel 12, al-Hammami avrebbe inizialmente programmato di realizzare l’attentato nel mese di luglio.
Il piano sarebbe però stato annullato all’ultimo momento per una ragione personale: il copilota sarebbe stato amico di uno dei componenti dell’equipaggio presente a bordo di quel volo e avrebbe quindi deciso di rinviare l’azione.
La circostanza rafforzerebbe l’ipotesi investigativa secondo cui il progetto fosse già in una fase avanzata molti mesi prima dell’episodio del 30 settembre e che Ben Gurion rappresentasse fin dall’inizio uno degli obiettivi centrali del piano.
Gli interrogatori negli Emirati Arabi Uniti
Al-Hammami è attualmente sottoposto a interrogatorio negli Emirati Arabi Uniti, mentre continuano gli accertamenti internazionali sull’accaduto e sulle eventuali falle nei controlli di sicurezza che hanno consentito al copilota di operare ripetutamente sulla rotta verso Israele.
Le autorità israeliane stanno inoltre verificando le precedenti attività del copilota e i suoi voli verso Tel Aviv. Secondo quanto già emerso nelle ultime ore, il nome di al-Hammami era stato comunicato alle autorità israeliane insieme a quelli degli altri membri dell’equipaggio prima del volo, senza però far emergere elementi tali da far scattare un allarme.


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