Il centrosinistra siciliano scende in piazza a Palermo per chiedere le dimissioni del presidente della Regione Renato Schifani e del suo governo. Mentre il governatore si trova a Roma per incontrare il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, dal quale ha ricevuto la conferma della fiducia e dell’apprezzamento per il lavoro svolto, le forze politiche del campo largo si riuniscono a piazza Indipendenza, davanti a Palazzo d’Orléans, sede della presidenza della Regione Siciliana, per contestare l’operato dell’esecutivo regionale. Al centro della manifestazione ci sono le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti e figure legate all’amministrazione regionale, a partire dall’inchiesta della Procura di Palermo che riguarda Gaetano Armao, consulente del presidente Schifani ed ex vicepresidente della Regione. Alla protesta partecipano rappresentanti del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Controcorrente e numerose altre forze politiche e civiche alternative al centrodestra, insieme a deputati regionali, consiglieri comunali e di circoscrizione, ex sindaci, attivisti e simpatizzanti.
Il pendolo di Armao diventa il simbolo della protesta davanti alla Regione
Uno degli elementi più significativi della manifestazione è il pendolo di legno portato dai manifestanti davanti a Palazzo d’Orléans, riempito con facsimili di banconote da 100 euro. Il riferimento è all’ultima indagine della Procura palermitana che ha coinvolto Gaetano Armao. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, l’avvocato avrebbe nascosto somme di denaro contante, ritenute presunte tangenti, all’interno di un pendolo presente nel suo ufficio. La vicenda, ancora oggetto degli accertamenti giudiziari, è diventata uno dei temi centrali della polemica politica. Armao, già vicepresidente della Regione Siciliana, era stato nominato da Schifani alla guida della Commissione tecnica specialistica (CTS), organismo che si occupa delle valutazioni nell’ambito delle procedure di autorizzazione ambientale. Il pendolo è stato così scelto dai manifestanti come simbolo della protesta contro il governo regionale, richiamando direttamente le contestazioni emerse dall’inchiesta, le cui eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie.
Barbagallo (Pd): “il pendolo di Foucault? Oggi abbiamo il pendolo di Armao”
Tra gli interventi più critici nei confronti del governo Schifani c’è quello del segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che utilizza proprio il simbolo della protesta per attaccare l’esecutivo. “A scuola abbiamo studiato il Il pendolo di Foucault, oggi abbiamo il pendolo di Armao. Quanto emerge in questi giorni è una vergogna per il governo regionale che ha fallito. Prima si vota, meglio è”, dichiara Barbagallo. Il segretario regionale del Pd chiede dunque un ritorno anticipato alle urne, sostenendo che le vicende emerse negli ultimi giorni rendano necessario un cambiamento alla guida della Sicilia.
Di Paola (M5S): “non esiste un centrodestra buono e uno cattivo, devono andare tutti a casa”
Particolarmente duro anche l’intervento del coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, che respinge l’ipotesi di una semplice sostituzione del presidente della Regione con un altro esponente dell’attuale maggioranza. “Non c’è un centrodestra buono e un centrodestra cattivo, sono tutti uguali”, afferma Di Paola, aggiungendo che “giocano con le dimissioni ma tanto Schifani non si dimette, continueranno a gestire a loro piacimento milioni di euro dei siciliani”.
Secondo il coordinatore pentastellato, la soluzione non sarebbe quindi un avvicendamento interno alla coalizione, ma un cambiamento complessivo della maggioranza di governo. “Non c’è una destra buona e una cattiva come si vuol fare credere per sostituire Schifani con un altro nome pescato nel mazzo dei partiti che sostengono questo governo e condannare la Sicilia ad altri 5 anni di Purgatorio, per non dire di peggio. Gli scandali di questi anni hanno travolto tutto il centrodestra, per cui devono andare tutti a casa affinché la Sicilia volti finalmente pagina una volta per tutte“, sostiene.
La Vardera: “la Sicilia deve ripartire dalla questione morale”
Alla manifestazione interviene anche Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, che pone al centro del proprio intervento il tema della questione morale. “I siciliani sono stanchi di avere al governo della regione una squadra di indagati, arrestati e che prendono tangenti. La Sicilia deve ripartire dalla questione morale, ma Schifani non ha neanche idea di cosa sia”, dichiara La Vardera. Un attacco politico diretto al presidente della Regione e alla sua maggioranza, nel quale il leader di Controcorrente richiama le inchieste giudiziarie che hanno interessato esponenti del quadro politico regionale. Le sue sono contestazioni di natura politica: le responsabilità individuali nelle vicende giudiziarie richiamate restano soggette agli accertamenti delle autorità competenti e al principio di presunzione di innocenza.
Europa Verde-Avs: “la Sicilia è a un punto di non ritorno”
Anche Fabio Giambrone, esponente di Europa Verde-Avs, sottolinea il significato politico della mobilitazione unitaria delle opposizioni. Giambrone evidenzia come “la presenza del capo largo di fronte alla presidenza per chiedere le dimissioni di Schifani sia un segnale importante, la Sicilia è ad un punto di non ritorno”.
Antonio De Luca (M5S): “una questione morale di proporzioni gigantesche”
Sul tema delle vicende giudiziarie interviene anche Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, che richiama le recenti inchieste e la posizione dell’assessora regionale Elvira Amata. “Siamo di fronte a una questione morale di proporzioni gigantesche. Non accenna a spegnersi l’eco di uno scandalo che subito ne fa capolino un altro. È di queste ore la notizia che la Regione non si è costituita parte civile nel processo contro l’assessora Amata. Ed era già scandaloso che Schifani si ostinasse a tenerla in giunta nonostante la pesante accusa di corruzione che pende sulla sua testa. Ma ormai centrodestra e scandali sono un tutt’uno e non ci si meraviglia più di tanto che i partiti di centrodestra finiscano sempre più spesso nelle pagine di cronaca giudiziaria. Ma mi chiedo: cosa hanno fatto i siciliani per meritare tutto ciò? Devono prendere coscienza che il futuro in politica di questa gente è nelle loro mani e possono azzerarlo con un tratto di matita dentro la cabina elettorale”.


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