Chi lo avrebbe mai detto che saremmo dovuti essere noi, oggi, i “pompieri”, spegnendo il fuoco del pessimismo di chi sulla Reggina sta vedendo tutto nero. Proprio noi che su StrettoWeb, negli ultimi tre anni, spegnevamo altro, i facili entusiasmi e le facili eccitazioni dopo qualche filotto. Che strano: per tre anni la Reggina vince qualche gara di fila ma è lontana dalla vetta e c’è chi si esalta; poi al quarto anno la Reggina fa un punto in due gare, dopo cinque vittorie super di fila, rimane prima in classifica e per qualcuno è già tutto finito. Sì, è incredibile, ma c’è chi a Reggio Calabria già alimenta tragedie greche dopo il pari interno di ieri contro la Vibonese, prima gara stagionale al Granillo senza vittorie.
Siamo stati i primi, sin da subito, a parlare di prestazione opaca, confusionaria, poco brillante, perché così è stato e perché questo ha detto il campo, ma ci sembra francamente esagerato alimentare un pessimismo che oggi non ha senso di esistere. Forse, la squadra di Marchionni, ci aveva abituato troppo bene: palleggio di prima, verticalizzazione, gol, spettacolo, alta intensità, tante occasioni altrettante reti e difesa d’acciaio. Sia chiaro: da una squadra così forte si pretende sempre il massimo, ma questa estate – nell’anticipare che secondo noi sarebbe stata la stagione della promozione – abbiamo anche precisato che momenti così sarebbero arrivati. Momenti in cui si prende qualche gol e se ne segna qualcuno in meno. Che poi, alla fine, di gol se ne sono subiti due in due gare, ma se allarghiamo il campo sono solo due in sette gare. Tradotto: la difesa resta d’acciaio. La Vibonese ha palleggiato e, in alcuni tratti, ha messo in difficoltà gli amaranto, ma Lagonigro si è sporcato poco le mani.
Semmai, la produzione offensiva nelle ultime due partite è stata minore rispetto alle precedenti cinque. La squadra è apparsa meno lucida, più “mentalizzata” al risultato e alla concretezza, forse meno a fare ciò che sa fare meglio: giocare a calcio, palleggiare, arrivare in porta sfruttando una grande tecnica. La compagine di Marchionni è apparsa lenta, non attivissima sulle seconde palle, mostrandosi in difficoltà quando deve rincorrere un avversario che la mette sul pressing. Era successo per 60 minuti contro l’Igea, è successo in alcuni tratti anche ieri. Evidentemente è una squadra, per caratteristiche, abituata a giocare il pallone e a rincorrerlo per rubarlo subito: nel momento in cui una squadra sa palleggiare bene, si ritrova in difficoltà. A maggior ragione senza un giocatore come Abonckelet, ieri lasciato in panchina, e con una difesa lenta, per caratteristiche, e non per niente l’ingresso di Rosario Girasole ha migliorato questo aspetto.
Capitolo attaccanti: ieri serviti poco e, quando serviti, non hanno fatto abbastanza per creare pericoli. Non bene Alma, non bene Magrassi. Reis, Guida e Jallow sono entrati nel secondo tempo e hanno creato poco. Ma non è stata solo una questione di mancanza di lucidità sotto porta, bensì anche di poco giro palla e poche idee per arrivare alla finalizzazione. Troppe iniziative individuali, scelte di gioco quasi sempre sbagliate, scelte di tempo ritardate. Non sappiamo se sia solo una questione fisica, ma di certo alcuni elementi sono apparsi “bloccati” mentalmente, forse anche alla luce di due sconfitte in tre giorni.
Detto questo, la Reggina si ritrova e si è ritrovata in poche settimane ad affrontare – da vicino – le squadre più organizzate del girone. Una l’ha battuta, con una ha perso, con una ha pareggiato, ma non esiste oggi una vera e propria antagonista della Reggina. Il Trapani o il Siracusa di turno, per intenderci, che la squadra amaranto deve star lì a rincorrere. Il ruolo di Trapani e Siracusa lo deve giocare lei, perché è la più forte, senza sé e senza ma. Non per niente, difficilmente una seconda in classifica rimane in quella posizione per più di una o due settimane. Anzi, tutte coloro che arrivano al Granillo da seconde, poi scivolano giù. La differenza, rispetto al passato, è proprio nella Reggina: per la prima volta la partenza in campionato è stata perfetta, uno sprint che ha permesso di rimanere primi in classifica anche dopo un punto in due partite.
Per questo, oggi, alimentare tragedie sul medio-lungo periodo è francamente esagerato, oltre che ridicolo. C’è qualcosa da sistemare, e su questo non c’è dubbio, ma non ci sentiamo di registrare figuracce epocali come nel recente passato. Un passo indietro sul fronte della prestazione, dei dettagli da risolvere, ma è sempre tutto nelle mani della Reggina. Prima, in coabitazione, e con diverse squadre in coda ancora da affrontare. Fino al giro di boa, quasi tutte già affrontate le squadre più in forma e attrezzate. Calma e gesso, per il momento. Non è tempo di negatività, pessimismo o allarmismi. Quando arriveranno, si analizzeranno. Ma non riteniamo che si arrivi mai a tanto.


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