La richiesta di arresto avanzata dai pubblici ministeri e le immediate dimissioni dall’incarico di consigliere giuridico del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani rappresentano gli sviluppi più rilevanti dell’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge Gaetano Armao, avvocato, docente universitario, già assessore ed ex vicepresidente della Regione Siciliana. Armao è coinvolto nell’indagine con l’accusa di corruzione e ha reso noto di essere stato destinatario di un decreto di perquisizione che ha interessato sia la propria abitazione sia lo studio legale. Per l’ex vicepresidente della Regione i pm hanno inoltre formulato una richiesta di arresto. In una nota, Armao ha respinto l’impostazione accusatoria, annunciando di voler dimostrare l’infondatezza delle contestazioni che gli vengono rivolte: “sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l’abitazione e lo studio legale per un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento”.
Inchiesta a Palermo, Armao respinge le accuse
Al centro della posizione di Gaetano Armao vi sono fatti che, secondo quanto spiegato dallo stesso ex vicepresidente della Regione, sarebbero collegati all’attività da lui svolta come presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri. Armao sottolinea in particolare il carattere collegiale delle decisioni assunte dall’organismo e ricorda di non ricoprire più l’incarico di presidente del Cts dallo scorso 9 agosto. Nella stessa dichiarazione annuncia inoltre di avere presentato al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani le proprie dimissioni irrevocabili dall’incarico di consigliere giuridico, spiegando di aver assunto la decisione con l’obiettivo di tutelare le istituzioni.
“I fatti che vengono contestati – spiega – attengono alla mia qualità di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99% dei casi, all’unanimità. Non ho più alcun incarico quale presidente del Cts dal 9 agosto scorso e, al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da consigliere giuridico, con effetto immediato. Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del Pnrr) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire”, sottolinea.
Le dimissioni da consigliere giuridico di Renato Schifani
La vicenda giudiziaria produce quindi un primo effetto immediato anche sul piano istituzionale. Gaetano Armao, fino alle dimissioni comunicate oggi, ricopriva infatti il ruolo di consigliere giuridico del governatore siciliano Renato Schifani. Si trattava di un incarico direttamente collegato alla presidenza della Regione Siciliana e caratterizzato da una serie di funzioni di particolare rilievo nei rapporti tra Palermo, il governo nazionale, l’Unione europea e organismi istituzionali stranieri. La decisione di lasciare l’incarico arriva nel pieno dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo, mentre Armao ribadisce la propria intenzione di contestare le accuse e dimostrarne l’infondatezza nelle sedi competenti. L’ex assessore regionale, oltre alla lunga esperienza politica e amministrativa maturata all’interno delle istituzioni siciliane, svolge anche la professione di avvocato ed è docente universitario.
Quali erano i compiti di Armao alla presidenza della Regione Siciliana
L’incarico di consigliere giuridico affidato a Gaetano Armao prevedeva un’attività di supporto alla presidenza della Regione Siciliana in diversi ambiti istituzionali. Tra le sue funzioni rientrava innanzitutto il sostegno alle interlocuzioni della Regione con l’Unione europea, un settore particolarmente delicato per un’amministrazione chiamata a confrontarsi con programmi comunitari, fondi europei, normative sovranazionali e rapporti con le istituzioni di Bruxelles. Armao doveva inoltre contribuire alla predisposizione di documenti regionali destinati alle relazioni con il governo nazionale e con gli altri organi istituzionali dello Stato. Il suo incarico comprendeva quindi una funzione di raccordo tecnico e giuridico tra la presidenza della Regione e i principali livelli istituzionali nazionali ed europei.
Il ruolo nei rapporti internazionali della Sicilia
Le competenze attribuite ad Armao non si limitavano ai rapporti con lo Stato e con l’Unione europea. Il consigliere giuridico era infatti chiamato anche a fornire sostegno tecnico al presidente della Regione nelle relazioni con organismi istituzionali esteri. L’incarico prevedeva inoltre il supporto e la cura delle attività della Regione Siciliana considerate di rilievo nazionale e internazionale, comprese quelle sviluppate insieme ad altre Regioni italiane oppure con enti omologhi operanti all’estero. Un ruolo, dunque, con una forte componente giuridica e istituzionale ma anche con una significativa dimensione internazionale, soprattutto in relazione alla rappresentanza degli interessi regionali nei rapporti con organismi pubblici e amministrazioni estere.
Armao rivendica la propria esperienza amministrativa
Nella nota diffusa dopo la perquisizione, Gaetano Armao richiama anche la propria lunga attività all’interno dell’amministrazione regionale, rivendicando di aver gestito nel corso degli anni risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro e di aver firmato otto bilanci regionali. È uno dei passaggi attraverso i quali l’ex vicepresidente della Regione intende contestualizzare la propria esperienza istituzionale e amministrativa, mentre l’inchiesta giudiziaria entra in una fase particolarmente delicata con la richiesta di arresto formulata dai pubblici ministeri. Armao ribadisce che le contestazioni riguarderebbero il suo ruolo di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri, sottolineando che i pareri venivano approvati collegialmente e, secondo quanto dichiarato dallo stesso ex assessore, nel 99% dei casi all’unanimità.
L’inchiesta della Procura di Palermo e la richiesta di arresto
L’attenzione resta adesso concentrata sugli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Palermo, nella quale Armao risulta coinvolto con l’accusa di corruzione. La richiesta di arresto rappresenta al momento l’elemento giudiziario di maggiore rilievo emerso nella vicenda. Parallelamente sono state eseguite le perquisizioni nell’abitazione e nello studio legale dell’ex vicepresidente della Regione. Sul piano istituzionale, invece, la conseguenza immediata è rappresentata dalle dimissioni irrevocabili da consigliere giuridico di Renato Schifani, presentate con effetto immediato. Armao sostiene che l’imputazione provvisoria sia priva di fondamento e annuncia che dimostrerà la propria posizione nell’ambito del procedimento. La vicenda coinvolge così una figura che per anni ha ricoperto incarichi di primo piano nella Regione Siciliana e che, fino alle dimissioni annunciate oggi, continuava a svolgere un ruolo di supporto giuridico e istituzionale alla presidenza regionale.



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