Fieri di una strage. Il messaggio di Hamas: “7 ottobre motivo di orgoglio, atto naturale. Guerra non è ancora finita”

Nel terzo anniversario dell’attacco contro Israele, Hamas diffonde una nota in 11 punti e rivendica l’operazione “Diluvio di al-Aqsa”. Il movimento palestinese conferma l’obiettivo di uno Stato “libero, indipendente e sovrano” con Gerusalemme capitale e afferma che la guerra non è iniziata quel giorno e non è ancora finita

Il 7 ottobre 2023, Hamas e altri gruppi armati palestinesi lanciarono un attacco su larga scala contro Israele nel quale furono uccise oltre 1.200 persone e 251 furono prese in ostaggio. Nel terzo anniversario dell’attacco, Hamas torna a rivendicare l’operazione che diede inizio alla fase più drammatica del conflitto degli ultimi anni. In una nota, il movimento islamista palestinese ha definito quella data “un momento storico e motivo di orgoglio” nella lotta del popolo palestinese. Hamas ha inoltre ribadito “il diritto alla resistenza” e confermato come proprio obiettivo politico la costituzione di uno Stato palestinese “libero, indipendente e sovrano”, con Gerusalemme come capitale.

Hamas rivendica il “Diluvio di al-Aqsa”

Nel documento diffuso per il terzo anniversario, Hamas torna sull’operazione “Diluvio di al-Aqsa”, definendola una “risposta naturale” a quelli che indica come decenni di “aggressioni, assedio, uccisioni sistematiche e privazioni dei diritti” subite dai palestinesi. Il movimento respinge inoltre la ricostruzione secondo cui il conflitto tra israeliani e palestinesi sarebbe iniziato proprio con l’attacco del 7 ottobre 2023.

In uno degli 11 punti contenuti nella nota si legge infatti: “La guerra contro l’occupazione non è iniziata quel giorno ed i suoi capitoli finali non sono ancora stati scritti”. Hamas rivendica anche il ruolo svolto dai propri miliziani e dalle altre fazioni armate palestinesi, sostenendo che quanto avvenuto il 7 ottobre abbia fatto crollare il mito dell’esercito israeliano “invincibile”.

Gli sfollati palestinesi e le accuse a Israele su Gaza

Un altro passaggio della nota riguarda quella che Hamas definisce la “resistenza” della popolazione palestinese. Secondo il movimento, il ritorno degli sfollati nelle proprie abitazioni dimostrerebbe il loro “radicamento nella propria terra”. Nel documento viene quindi tracciato un bilancio dei tre anni di guerra a Gaza, accompagnato da pesanti accuse nei confronti di Israele reo, secondo i terroristi, di aver condotto nella Striscia di Gaza una campagna di “genocidio e uccisioni di massa di civili, donne e bambini”, oltre ad aver distrutto infrastrutture e servizi essenziali.

Sul piano internazionale, il conflitto seguito agli attacchi del 7 ottobre ha provocato enormi perdite umane e devastazioni a Gaza; secondo Reuters, al terzo anniversario il bilancio delle autorità sanitarie di Gaza ha superato i 74.000 morti.

Hamas denuncia inoltre attacchi, arresti e demolizioni in Cisgiordania e sostiene che, nonostante il cessate il fuoco, “la guerra non si è fermata”. Secondo la fazione palestinese, il conflitto proseguirebbe attraverso “uccisioni, assedio e privazione della popolazione dei beni essenziali”.

Hamas chiede il boicottaggio internazionale di Israele

La nota contiene anche un’accusa diretta nei confronti di Israele, indicato da Hamas come responsabile di violazioni del cessate il fuoco. Il movimento chiede quindi ai mediatori e agli Stati garanti, compresi gli Stati Uniti, di “obbligarlo a rispettare i propri impegni”.

Sul piano politico, Hamas sostiene che i tre anni trascorsi dall’attacco del 7 ottobre 2023 abbiano determinato un “rapido logoramento della legittimità” di Israele e una riduzione del suo sostegno a livello internazionale. Nella nota, il movimento esprime inoltre apprezzamento per le campagne internazionali di boicottaggio e auspica un rafforzamento delle iniziative finalizzate a “isolare Israele”. Hamas chiede inoltre che i leader israeliani vengano portati davanti ai tribunali internazionali.

Il movimento palestinese si rivolge in particolare alla Corte penale internazionale e alla Corte internazionale di giustizia, chiedendo che vengano perseguiti coloro che considera responsabili dei crimini commessi contro la popolazione palestinese. Hamas indica esplicitamente i soggetti che, secondo il movimento, dovrebbero essere chiamati a risponderne, “a partire da Benjamin Netanyahu, dai membri del suo governo e dai comandanti e soldati dell’esercito israeliano”.

Il ricordo di Haniyeh, Sinwar, Deif e al-Arouri

Nella parte conclusiva del comunicato Hamas ricorda anche alcuni dei principali esponenti del movimento uccisi negli ultimi anni, tra cui Ismail Haniyeh, Saleh al-Arouri, Yahya Sinwar e Mohammed Deif. La nota afferma che “il sangue loro e di tutti i martiri palestinesi e dell’Umma islamica resterà una luce sul cammino verso la liberazione e il ritorno”.

Hamas conclude ribadendo che i palestinesi continueranno a difendere “la propria terra, i propri diritti e i propri luoghi sacri”, indicando ancora una volta come obiettivo finale la nascita di una Palestina “libera, indipendente e pienamente sovrana”.