Elezioni Israele, Netanyahu chiede i “tempi supplementari” per votare oltre le 22:00: la Commissione dice no

Con l'affluenza ai massimi storici, il partito del premier chiede di prolungare l'apertura dei seggi oltre le 22. Shas sostiene la proposta, ma l'opposizione di Gadi Eisenkot insorge e accusa Netanyahu di voler mettere in discussione l'integrità delle elezioni. La Commissione elettorale respinge la richiesta, garantendo comunque il voto a tutti gli elettori già in fila

Il Likud di Benjamin Netanyahu chiede i tempi supplementari per le elezioni in Israele, ma la Commissione elettorale centrale dice no. Nel giorno del rinnovo della Knesset, il Parlamento israeliano, esplode un nuovo scontro politico tra il blocco del primo ministro e l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot. Al centro della controversia la richiesta di prolungare l’orario di apertura dei seggi oltre le 22, avanzata dal partito di Netanyahu e sostenuta dagli alleati ultraortodossi di Shas.

La proposta arriva in una giornata caratterizzata da un’affluenza elettorale record in Israele, con milioni di cittadini che si sono recati alle urne e una partecipazione nettamente superiore rispetto alle precedenti elezioni del 2022. Ma dopo il confronto tra le forze politiche, la Commissione elettorale centrale israeliana ha respinto la richiesta, ritenendo che non esistano circostanze tali da giustificare una proroga generalizzata delle operazioni di voto.

Elezioni Israele, il Likud di Netanyahu chiede di prolungare il voto oltre le 22

La vicenda prende avvio nel pomeriggio di martedì 27 ottobre 2026, quando il Likud comunica di aver presentato una richiesta formale alla Commissione elettorale centrale per estendere l’orario di apertura dei seggi. La notizia viene riportata dal quotidiano israeliano The Times of Israel. Nella maggior parte dei seggi, le operazioni elettorali sono previste dalle 7 alle 22 ora locale, le 21 in Italia.

Il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu non chiarisce pubblicamente le motivazioni della richiesta, avanzata mentre l’affluenza continua a crescere in tutto il Paese. Alla proposta del Likud si associa il partito ultraortodosso Shas, che richiama l’attenzione sulle possibili difficoltà degli elettori in attesa davanti ai seggi. Secondo Shas, “i partiti cercano di evitare una situazione in cui i cittadini in fila non siano in grado di votare”.

Affluenza record in Israele: alle 16 aveva già votato il 55,7% degli elettori

La richiesta del Likud arriva mentre le elezioni israeliane del 2026 fanno registrare una partecipazione particolarmente elevata. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale, alle ore 16 locali aveva già votato il 55,7% degli aventi diritto, contro il 47,5% registrato alla stessa ora nelle precedenti elezioni del 2022.

Si tratta di un incremento di 8,2 punti percentuali, che conferma un primato storico per quella fascia oraria. Già nel corso della mattinata la Commissione aveva comunicato che, in presenza di elettori ancora in fila all’orario di chiusura, i seggi avrebbero continuato a consentire il voto anche dopo le 22.

L’opposizione di Eisenkot attacca Netanyahu: “non si è verificato alcun episodio eccezionale”

La proposta del partito di Netanyahu provoca la reazione immediata di Yashar, la formazione politica guidata dall’ex capo dell’esercito Gadi Eisenkot, alla guida di un’ampia coalizione di opposizione.

Il partito annuncia di essersi “opposto fermamente alla richiesta del Likud di prorogare l’apertura dei seggi”, contestando la necessità di modificare l’orario previsto per la conclusione delle operazioni elettorali. In una nota, Yashar sostiene che “Non si è verificato alcun episodio eccezionale che giustifichi l’accoglimento di tale richiesta, la quale mira a gettare le basi per contestare l’integrità delle elezioni, dando seguito alle menzogne che Netanyahu sta diffondendo fin da questa mattina”.

Si tratta di accuse politiche rivolte dall’opposizione al primo ministro, che interpreta la richiesta di prolungamento come un possibile tentativo di preparare contestazioni sulla regolarità della consultazione.

La Commissione elettorale boccia la richiesta del Likud: nessuna proroga del voto

La decisione arriva dopo l’esame della richiesta da parte della Commissione elettorale centrale di Israele, che stabilisce di non estendere l’orario generale di apertura dei seggi oltre le 22.

La bocciatura riguarda dunque la proposta avanzata dal blocco politico del primo ministro Netanyahu, sostenuta anche da Shas.

Nella comunicazione ufficiale, la Commissione spiega: “Al termine della riunione si è constatato che, nelle circostanze attuali, non vi è alcun motivo per estendere l’orario di voto”.

La decisione viene motivata anche alla luce dell’elevata partecipazione dei cittadini, considerata un segnale positivo per lo svolgimento della consultazione.

“L’elevata affluenza nazionale in tutti i settori indica un significativo coinvolgimento dei cittadini nel processo democratico e, in tali circostanze, non si è ritenuto necessario estendere l’orario di voto”, prosegue il comunicato della Commissione elettorale.

Una posizione che chiude la controversia sulla richiesta di proroga generalizzata e conferma il mantenimento dell’orario ordinario di chiusura.

Cosa succede agli elettori ancora in fila alle 22?

La bocciatura della proposta del Likud non impedirà agli elettori già presenti ai seggi entro le 22 di esprimere il proprio voto. La Commissione elettorale ha infatti ribadito che ogni cittadino che si presenterà entro l’orario di chiusura avrà comunque la possibilità di completare le operazioni di voto, anche qualora le file dovessero prolungarsi oltre l’ora prevista.

La distinzione è fondamentale: nessun prolungamento generalizzato per consentire nuovi arrivi dopo le 22, ma piena garanzia del diritto di voto per chi si trova già in fila entro il termine stabilito.

La controversia si conclude dunque con il no della Commissione elettorale alla richiesta del Likud, mentre il Paese si avvicina alla conclusione di una giornata segnata da una mobilitazione elettorale eccezionale.

Il confronto politico tra Netanyahu ed Eisenkot proseguirà ora sul terreno dei risultati e della futura composizione del Parlamento, con la distribuzione dei 120 seggi della Knesset destinata a determinare le possibilità di formazione del prossimo governo israeliano.