Elezioni Israele, affluenza record dal 1973: risposta democratica alle bufale sulla dittatura. L’unico calo è nelle roccaforti di Netanyahu

Partecipazione storica alle elezioni israeliane 2026: alle 18 aveva già votato il 66,7% degli aventi diritto, 9 punti in più rispetto al 2022. Boom di votanti anche tra militari e comunità arabe, punte del 91,6% nei piccoli centri. Ma da Kiryat Shmona a Bat Yam l'affluenza resta sotto la media nazionale, proprio nelle città tradizionalmente favorevoli al Likud di Netanyahu

Israele corre alle urne e registra un’affluenza elettorale senza precedenti nelle rilevazioni del pomeriggio. Martedì 27 ottobre 2026, nel giorno delle prime elezioni legislative dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, milioni di cittadini israeliani stanno partecipando al rinnovo della Knesset, il Parlamento nazionale. Alle 18:00, aveva già votato il 66,7% degli aventi diritto. Lo ha reso noto il direttore della Commissione elettorale centrale, Dean Livneh. Alle precedenti elezioni, alla stessa ora, aveva votato il 57,7%.

Il dato, comunicato dalla Commissione elettorale centrale israeliana, testimonia una mobilitazione particolarmente intensa in una consultazione che viene considerata un passaggio decisivo per il futuro politico del primo ministro Benjamin Netanyahu. Ma la geografia del voto presenta un elemento significativo: mentre l’affluenza nazionale cresce rapidamente, alcune delle tradizionali roccaforti elettorali del Likud registrano una partecipazione nettamente inferiore alla media.

Dal sud al nord del Paese, dalle comunità arabe beduine alle basi militari, le elezioni stanno coinvolgendo fasce molto diverse della popolazione. Un’immagine che restituisce la vitalità della partecipazione elettorale israeliana e che offre elementi concreti anche nel dibattito sulla natura democratica delle istituzioni del Paese.

Israele, tutti i dati dell’affluenza: dal 16,68% delle 10 al 55,7% delle 16

La giornata elettorale è iniziata alle 7 del mattino, con l’apertura dei seggi per circa 7,3 milioni di elettori. Fin dalle prime ore è emersa una partecipazione superiore a quella delle precedenti elezioni parlamentari.

Alle ore 10, secondo la Commissione elettorale, aveva già votato il 16,68% degli aventi diritto, rispetto al 15,9% registrato alla stessa ora nel 2022. Un primo incremento di 0,78 punti percentuali, corrispondente a circa 1,2 milioni di votanti.

La crescita è diventata più marcata con il passare delle ore. Alle 12 l’affluenza ha raggiunto il 31,5%, contro il 28,4% delle precedenti elezioni, stabilendo un nuovo primato per quella fascia oraria.

Alle 14 è arrivato un ulteriore balzo: 44,9% degli elettori alle urne, rispetto al 38,9% del 2022. Sei punti percentuali in più e almeno tre milioni di cittadini che avevano già espresso il proprio voto.

Il dato più significativo è quello delle ore 16, con il 55,7%, contro il 47,5% di quattro anni fa. Si tratta della percentuale più alta mai registrata a quell’ora dall’inizio delle rilevazioni sistematiche, nel 1973. Alle 18:00, come detto, era andato a votare il 66,7%.

Il caso Timorim: ha già votato il 91,6% degli elettori

Tra i dati più sorprendenti diffusi dalla Commissione elettorale figura quello di Timorim, un moshav situato nel centro di Israele, nell’area di Kiryat Malakhi, non lontano da Ashdod.

Alle ore 16 aveva già espresso il proprio voto il 91,6% degli aventi diritto, ben 35,9 punti percentuali al di sopra della media nazionale. Si tratta di 553 voti espressi, un numero limitato in termini assoluti ma particolarmente significativo in rapporto alla popolazione elettorale del piccolo centro.

Il dato evidenzia l’intensità della partecipazione in alcune comunità israeliane, dove il voto ha coinvolto quasi tutti gli elettori già nelle prime ore del pomeriggio.

La sorpresa politica: affluenza più bassa nelle roccaforti di Netanyahu

Se a livello nazionale si registra una partecipazione eccezionalmente elevata, la situazione appare diversa in alcuni centri tradizionalmente favorevoli al Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu.

Secondo i dati della Commissione elettorale riportati dal quotidiano israeliano Haaretz, alle ore 16 diverse città nelle quali il Likud aveva ottenuto risultati particolarmente importanti nel 2022 presentavano un’affluenza inferiore alla media nazionale del 55,7%.

A Kiryat Shmona, nel nord di Israele, dove quattro anni fa il Likud aveva conquistato quasi la metà dei voti, la partecipazione si è fermata al 43,2%: ben 12,5 punti percentuali al di sotto della media nazionale.

A Be’er Sheva, importante città del sud nella quale Netanyahu aveva ottenuto oltre il 40% dei consensi alle precedenti elezioni, l’affluenza si è attestata al 46,8%.

Situazione analoga a Bat Yam, città dell’area metropolitana di Tel Aviv nella quale il Likud aveva raccolto il 35% dei voti nel 2022: alle 16 aveva votato soltanto il 40% degli aventi diritto, quasi sedici punti meno della media israeliana.

Anche ad Ashkelon, dove il partito di Netanyahu aveva ottenuto quasi il 40% dei voti quattro anni fa, la partecipazione risultava inferiore al 49%.

È un elemento politicamente rilevante, perché indica una mobilitazione territorialmente disomogenea. Tuttavia, un’affluenza inferiore alla media nazionale non significa necessariamente un calo rispetto al 2022 nella stessa città, né dimostra automaticamente una perdita di consensi per Netanyahu. Per valutare questi aspetti saranno necessari i dati comparabili e soprattutto i risultati dello scrutinio.

Il voto delle comunità arabe e beduine: Rahat tra i centri più partecipativi

Un altro elemento caratterizzante della giornata elettorale è la mobilitazione dei cittadini arabi israeliani, particolarmente evidente in alcune comunità beduine del deserto del Negev.

Nel villaggio di al-Atawneh, già a mezzogiorno aveva votato il 64,1% degli aventi diritto, mentre nella città beduina di Rahat la partecipazione ha raggiunto il 60,6% alle ore 16, pari a 25.923 votanti, superando la media nazionale.

La mobilitazione assume un peso anche negli equilibri parlamentari, considerando il ruolo dei partiti arabi e le contestazioni nei confronti delle politiche del governo Netanyahu, in particolare quelle del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

Affluenza in crescita anche tra i soldati israeliani: centinaia di seggi nelle basi militari

La partecipazione riguarda anche le Forze di difesa israeliane (IDF). Secondo i dati comunicati nel corso della giornata, alle ore 17 aveva votato il 68% dei militari aventi diritto, rispetto al 65% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022.

Il voto dei soldati è stato organizzato attraverso oltre 850 seggi elettorali nelle basi militari, affiancati da postazioni mobili destinate a raggiungere anche i militari impegnati negli avamposti e nelle operazioni sul campo.

Non sono mancate difficoltà organizzative. Nella base di Jalama, a sud di Afula, alcuni soldati hanno segnalato attese superiori alle due ore per poter esprimere il proprio voto. Per ridurre i disagi è stato predisposto un seggio elettorale aggiuntivo.

L’organizzazione del voto militare rappresenta un aspetto significativo del sistema elettorale israeliano: anche il personale impegnato nelle attività operative deve poter esercitare il proprio diritto di voto attraverso procedure dedicate.

Israele e democrazia: cosa raccontano le elezioni sull’accusa di dittatura

La giornata elettorale offre anche l’occasione per affrontare una questione ricorrente nel dibattito internazionale: la definizione di Israele come dittatura, talvolta utilizzata nella polemica politica senza distinguere tra le istituzioni dello Stato, le scelte del governo e le critiche rivolte alla sua azione.

I numeri della partecipazione, la competizione tra partiti, la presenza di un’opposizione parlamentare, il voto dei cittadini arabi israeliani e la possibilità concreta di un’alternanza alla guida del Paese sono elementi importanti del pluralismo elettorale israeliano.

Il 27 ottobre 2026 rappresenta una dimostrazione importante della partecipazione dei cittadini israeliani alla vita politica: una consultazione nella quale la mobilitazione attraversa comunità e gruppi sociali diversi, mentre le forze politiche si contendono i 120 seggi della Knesset.

Elezioni Israele 2026, cosa succede dopo la chiusura dei seggi

Le urne resteranno aperte fino alle ore 22 locali, quando saranno diffusi i primi exit poll. Successivamente prenderà il via lo scrutinio, dal quale emergerà la nuova composizione della Knesset, il Parlamento israeliano formato da 120 deputati.

Per formare un governo sarà necessario raggiungere una maggioranza di almeno 61 seggi. La distribuzione dei voti tra i diversi partiti, la partecipazione delle comunità arabe e i risultati nelle tradizionali roccaforti della destra saranno elementi centrali per comprendere gli equilibri parlamentari.

Il dato già acquisito è la partecipazione eccezionalmente elevata nelle prime ore di voto. Resta invece ancora aperta la questione politica più importante: come si tradurrà questa affluenza nella composizione della nuova Knesset e nei rapporti di forza tra Netanyahu, i suoi alleati e le opposizioni.