Alle urne anche a dorso di cammello, asini e cavalli, con un’affluenza particolarmente elevata e una partecipazione femminile senza precedenti. È una delle immagini più singolari delle elezioni legislative in Israele 2026, dove le comunità arabe beduine del deserto del Negev stanno facendo registrare una mobilitazione elettorale di grande rilievo. Secondo le testimonianze locali, alcuni elettori hanno raggiunto i seggi proprio in sella ai cammelli, mentre nelle città e nei villaggi beduini si registrano lunghe file per esprimere il proprio voto.
La partecipazione assume un significato politico particolare: molti cittadini arabi israeliani stanno utilizzando le elezioni per manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu e soprattutto delle politiche del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.
Elezioni Israele, affluenza record tra i beduini: il 64% alle urne nel villaggio di al-Atawneh
I dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale israeliana confermano la mobilitazione nelle comunità beduine. Nel piccolo villaggio di al-Atawneh, nel Negev, alle ore 12 aveva già votato il 64,1% degli aventi diritto, una delle percentuali più elevate dell’intero Paese nelle prime ore della consultazione.
Anche a Rahat, una delle principali città arabe beduine di Israele, la partecipazione è stata particolarmente sostenuta: nelle prime ore del pomeriggio l’affluenza aveva raggiunto il 39,9%, con 11.972 votanti. Un dato superiore alla media nazionale del 31,5% registrata a mezzogiorno.
Rahat, tantissime donne beduine al voto: una mobilitazione senza precedenti
A sorprendere è soprattutto la partecipazione delle donne beduine, che secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano israeliano The Times of Israel stanno raggiungendo i seggi in numeri insolitamente elevati. wNimr Abu Shiban, residente della comunità, ha spiegato: “In passato mia moglie e le mie figlie non sarebbero andate a votare. Ma il Paese è in mani talmente cattive che oggi votano tutti”.
Tra le testimonianze anche quella di una donna di 56 anni, che ha votato per la prima volta denunciando le difficili condizioni delle comunità beduine residenti nei villaggi non riconosciuti, dove alcune famiglie vivono senza elettricità e acqua corrente e affrontano il rischio di demolizione delle abitazioni.
La protesta contro Ben Gvir: “ha unito gli arabi israeliani”
Dietro questa mobilitazione ci sono anche le tensioni con il ministro di estrema destra Itamar Ben Gvir. Molti elettori denunciano l’aumento delle demolizioni delle case beduine, la diffusione della violenza armata nelle comunità arabe e la cancellazione di finanziamenti e accordi destinati al territorio.
Un elettore di Rahat, Einad al-Qassassi, ha sintetizzato il sentimento di protesta con una frase significativa: “Odiamo Ben Gvir, ma gli siamo anche grati. Ha unito gli arabi israeliani”.
Lo stesso Ben Gvir ha invitato gli elettori della destra a mobilitarsi di fronte all’elevata partecipazione araba, dichiarando: “se volete che questo Paese rimanga ebraico e sionista, se non volete che finisca nelle mani di Mansour Abbas e Ahmad Tibi, andate a votare”.
Il voto degli arabi può cambiare gli equilibri politici israeliani
La forte affluenza nelle comunità beduine rappresenta un elemento importante della competizione elettorale tra la coalizione di Netanyahu e le forze di opposizione. Rahat è una delle principali roccaforti del partito arabo Ra’am, guidato da Mansour Abbas, la cui rappresentanza parlamentare potrebbe assumere un ruolo significativo nella formazione del prossimo governo.
Quella che emerge dal Negev è dunque una mobilitazione che unisce partecipazione democratica, rivendicazioni sociali e protagonismo femminile. E mentre milioni di israeliani si recano alle urne, anche i villaggi beduini del deserto diventano protagonisti di una giornata elettorale destinata a incidere sugli equilibri politici del Paese.


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