Cateno De Luca sfida Vannacci, perché l’alleato di Meloni vuole fermare Futuro Nazionale

Il leader di Sud chiama Nord ha stretto un accordo con Fdi per le elezioni politiche del 2027 e dichiara "guerra" al generale Vannacci. Dietro lo scontro non ci sono soltanto le differenze politiche, ma due strategie contrapposte per conquistare consensi e condizionare il futuro del centrodestra

Da una parte Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, sindaco di Taormina ed ex sindaco di Messina, che ha costruito la propria esperienza politica sull’autonomismo, sull’amministrazione degli enti locali e sulla contestazione degli equilibri tradizionali dei partiti. Dall’altra Roberto Vannacci, ex generale dell’Esercito, europarlamentare e fondatore di Futuro Nazionale, che punta a raccogliere il consenso degli elettori più radicali della destra italiana, presentandosi come alternativa a un centrodestra giudicato troppo moderato.  A unirli, almeno apparentemente, potrebbe esserci l’attitudine a sfidare gli apparati politici e a rivolgersi direttamente agli elettori. A dividerli, invece, sono il percorso politico, il linguaggio, le priorità e, soprattutto, la collocazione rispetto alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. La contrapposizione è diventata esplicita dopo l’annuncio dell’accordo tra Sud chiama Nord e Fratelli d’Italia in vista delle elezioni politiche del 2027. De Luca ha indicato proprio nel contrasto all’avanzata elettorale di Vannacci uno degli obiettivi della nuova intesa.

Perché De Luca ha scelto Meloni: l’accordo nazionale e l’autonomia in Sicilia

Per comprendere le ragioni dello scontro bisogna partire dalla scelta compiuta da Cateno De Luca. Il leader di Sud chiama Nord ha deciso di sostenere il centrodestra alle prossime elezioni politiche, dopo una fase di interlocuzioni che, secondo le sue stesse dichiarazioni, avevano interessato anche esponenti dell’area di centrosinistra. L’intesa con Fratelli d’Italia, tuttavia, presenta una caratteristica fondamentale: riguarda il livello nazionale e non comporta automaticamente l’adesione di Sud chiama Nord al centrodestra nelle elezioni regionali siciliane. De Luca ha infatti precisato di voler continuare a sviluppare autonomamente il proprio progetto politico nell’Isola, definendolo civico, autonomista e progressista. Una distinzione tutt’altro che marginale, perché gli permette di sostenere Giorgia Meloni nella competizione per il governo nazionale senza rinunciare alla propria autonomia nella politica siciliana.

Il vero nodo politico: sottrarre a Vannacci il potere di condizionare Meloni

La ragione strategica più evidente della contrapposizione riguarda il peso che Futuro Nazionale potrebbe esercitare sugli equilibri elettorali del centrodestra. Il movimento guidato da Vannacci si colloca alla destra dei partiti tradizionali della coalizione e cerca di conquistare una parte dell’elettorato deluso dalla Lega, da Fratelli d’Italia e dalle scelte della maggioranza di governo. Per Meloni questo rappresenta un problema complesso. Se Futuro Nazionale dovesse sottrarre consensi al centrodestra presentandosi autonomamente alle elezioni, potrebbe indebolire la coalizione. Se invece entrasse nell’alleanza, il generale potrebbe rivendicare un peso politico proporzionale ai voti raccolti, chiedendo spazio nelle scelte programmatiche e negli eventuali equilibri di governo. È in questo spazio che prova a inserirsi Cateno De Luca.

Il ragionamento politico è chiaro: se Sud chiama Nord riuscisse a portare al centrodestra un numero sufficiente di voti, la coalizione potrebbe ridurre la necessità di un’intesa con Vannacci. Non significa che De Luca e Vannacci si contendano necessariamente gli stessi elettori. Al contrario, i loro bacini di riferimento sono potenzialmente differenti. Ma proprio questa differenza potrebbe rendere Sud chiama Nord interessante per Meloni: intercettare consensi civici, autonomisti e territoriali che non si riconoscono nelle posizioni più radicali della destra. La prospettiva di un rapporto privilegiato tra De Luca e Fratelli d’Italia assume quindi un significato preciso: rafforzare il centrodestra senza renderlo dipendente dal generale.

Due populismi differenti: De Luca punta sui sindaci, Vannacci sull’identità della destra

La contrapposizione è anche una sfida tra due differenti modelli di rappresentanza politica. De Luca rivendica l’esperienza amministrativa come elemento distintivo del proprio percorso. Ha governato Messina, oggi guida Taormina e presenta Sud chiama Nord come un movimento capace di interpretare le esigenze dei sindaci, degli amministratori e delle comunità locali. Vannacci, invece, costruisce la propria proposta soprattutto su un’identità politica nazionale, caratterizzata da posizioni sovraniste, dalla critica alle politiche migratorie e da una contestazione della linea seguita dal centrodestra su diversi temi.

La Sicilia diventa un terreno decisivo: Futuro Nazionale attacca l’accordo con De Luca

La contrapposizione nazionale ha già prodotto conseguenze nel dibattito politico siciliano. Tommaso Calderone, deputato e responsabile di Futuro Nazionale in Sicilia, ha criticato duramente l’intesa tra Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord, sostenendo che l’avvicinamento di De Luca al partito di Giorgia Meloni avrebbe provocato malumori tra iscritti e simpatizzanti. “Com’era prevedibile l’accordo tra FdI e ScN sta scatenando malumori, accompagnati da un autentico esodo, soprattutto in Sicilia”, ha dichiarato Calderone, presentando Futuro Nazionale come punto di riferimento per gli elettori che si riconoscono nei valori tradizionali della destra. Il parlamentare ha aggiunto che i militanti delusi sarebbero stati i benvenuti nel movimento di Vannacci. Si delineano quindi due strategie differenti: da una parte Sud chiama Nord che prova a conquistare spazio attraverso un’intesa con il principale partito di governo, dall’altra Futuro Nazionale che cerca di intercettare il dissenso di chi ritiene quell’intesa incompatibile con la propria storia politica.

Lo scontro arriva a Montecitorio: De Luca si proclama l’anti-Vannacci

Il confronto tra le due formazioni ha assunto anche una dimensione pubblica e simbolica il 14 ottobre, davanti a Montecitorio. Nella stessa piazza si sono ritrovati esponenti di Sud chiama Nord e parlamentari di Futuro Nazionale, impegnati in iniziative distinte. I rappresentanti del movimento di Vannacci hanno contestato le posizioni del Governo sulla politica energetica e sui rapporti con la Russia. De Luca ha invece approfittato dell’occasione per rilanciare la propria sfida al generale, rivendicando il ruolo di antagonista politico di Futuro Nazionale.