La realtà della politica reggina supera ogni possibile immaginazione, ancora una volta. Che governassero come accaduto per 12 lunghi anni, o che siano all’opposizione, i riferimenti del Pd e della sinistra reggina continuano a stupirci regalandoci perle di ineguagliabile delirio: sarebbero da rinchiudere in manicomio con commiati solidali, se non fosse tutto vero. Non stanno male, almeno in apparenza. Non vengono sottoposti a Tso, non scrivono post Facebook e comunicato stampa da case di cura per malati psichiatrici. Eppure, la realtà supera la fantasia. E’ tutto vero: il Pd di Reggio Calabria, che per 10 lunghi anni non è riuscito a realizzare il Ponte del Calopinace lasciando uno scheletro due metri sopra l’asfalto con misure sbagliate e un contenzioso legale con la ditta, adesso è talmente tanto invidioso dell’inaugurazione di successo compiuta da Cannizzaro che vorrebbe pretendere persino di prendersi i meriti. Come se l’avessero fatta loro. Come se quel ponte lo avesse davvero costruito Falcomatà, e poi l’avesse inaugurato Cannizzaro soltanto per i tempi tecnici maturati dopo le elezioni. Nulla di tutto questo è successo.
Quando Cannizzaro ha vinto le elezioni e il Centrodestra è tornato al governo, quel Ponte era già diventato l’emblema della cattiva amministrazione del Pd: ci avevano messo 12 anni per costruirlo male tre volte. Misure sbagliate, materiali sbagliati, dimensioni scorrette. Montato e smontato tre volte, appunto, l’ultima addirittura Falcomatà baciò la prima trave in diretta Facebook a giugno 2025 (nel 2020 aveva promesso l’inaugurazione in tre mesi), a testimonianza di quanto fosse diventato una telenovela. Eppure anche quella volta i calcoli risultarono sbagliati e dopo pochi giorni i lavori si fermarono nuovamente. Rimediare agli errori e fare le cose per bene? Non scherziamo. Assumersi la responsabilità? Neanche per scherzo. I nostri paladini eredi della cultura bolscevica in riva allo Stretto, hanno pensato bene di scaricare tutte le colpe sulla ditta avviando un lungo contenzioso legale. E così Cannizzaro a giugno 2026 ha trovato lo scheletro di un ponte sbagliato, l’iter amministrativo bloccato e un contenzioso legale che sarebbe durato almeno un altro decennio. Ci sono le carte. Lo possiamo dire con assoluta certezza: con il Pd di Falcomatà, di Anna Briante, di Paolo Brunetti e dei super assessori, delegati e consiglieri, questo ponte non avrebbe visto la luce neanche in altri 12 anni di governo della città. E hanno il coraggio di parlare di “tavula cunzata“? Loro hanno lasciato la “tavula vacanti“, in dialetto reggino diciamo “u fucularu friddu“. E chi è arrivato dopo ha dovuto rifare la brace da capo. Cannizzaro ha dovuto letteralmente rifare tutto da capo: richiamare la ditta con cui il Comune era in contenzioso, convincerli a ritirare ogni causa legale, ritrovare la fiducia perduta, assumersi tutta la responsabilità, impegnarsi personalmente mobilitando i tecnici comunali, guidati dall’Assessore ai lavori pubblici Mimma Catalfamo. Un’autorità del settore: capace, competente, seria. Falcomatà ce l’aveva a disposizione: era dirigente della Città Metropolitana. Non l’ha mai considerata per risolvere i problemi, Cannizzaro l’ha fatta assessore in un giorno. E i risultati si vedono subito.
Cannizzaro ha dovuto ricominciare da capo, dicevamo, e in tre mesi il ponte è aperto al traffico. Ai reggini. Cannizzaro ha dimostrato che si poteva fare, in tre mesi, ciò che Falcomatà non è riuscito a fare in 12 anni e non avrebbe fatto neanche in altri 12. Ci sono le carte: il contenzioso giudiziario già avviato si sarebbe trascinato almeno fino al 2035. Nella migliore delle ipotesi. Quando, poco più di un anno fa, su StrettoWeb denunciavamo l’ennesimo raccapricciante stop dei lavori, l’allora vice Sindaco (sigh!) Brunetti diceva che “non c’è alcun problema“ e ci attaccava blaterando di “espertismo“. Google ci spiega cosa significa: “Con il termine espertismo ci si riferisce, solitamente in modo polemico o neologistico, alla tendenza alla proliferazione di figure che si auto-proclamano specialisti in qualsiasi settore“. Per Brunetti, quindi, era tutto ok e sbagliavamo a denunciare i problemi. Intanto in dieci anni dall’inizio dei lavori, quel ponte non sono riusciti a farlo, hanno bloccato i lavori diciotto volte, alla fine hanno revocato il contratto con la ditta che li ha portati in tribunale. Poi è arrivato Cannizzaro, ha ricominciato da capo, in tre mesi ha risolto e completato tutto ciò che loro in dodici anni avevano distrutto, e che succede? Che proliferano comunicati stampa, note, post social in cui i Falcomatà boys (and girls!) vorrebbero raccontare alla città che avevano fatto tutto loro. Che era tutto pronto. Che Cannizzaro ha trovato a tavula cunzata, e ha soltanto inaugurato ciò che avevano fatto loro del Pd. Ci vuole coraggio! Come se la gente non fosse informata, non ricordasse, o potesse dimenticare tutto il casino che hanno fatto per questo ponticello di pochi metri!
Questi personaggi, evidentemente convinti di una possedere una qualche fantomatica superiorità culturale e morale, pensano di poter prendere in giro la gente ritenendo tutti stupidi. E non hanno vergogna e ritegno. Perchè ci sono momenti in cui sarebbe meglio stare in silenzio. Nascondersi per l’imbarazzo, o trovare il coraggio della dignità: ammettere di non essere stati capaci dove altri sono stati migliori, riconoscere i meriti all’avversario politico che ha consegnato alla città un’opera pubblica patrimonio di tutti i cittadini. Ma per farlo serve onestà intellettuale.
Semmai, sono loro che nel 2014 avevano trovato la “tavola cunzata“: quante opere pubbliche hanno bloccato per motivi ideologici, quanti fondi hanno perduto, a quanti progetti hanno rinunciato per non completare ciò che il centrodestra aveva avviato durante la stagione del “modello Reggio” di Scopelliti. Basti pensare al waterfront di Zaha Hadid: sarebbe finito da un pezzo, se Falcomatà non avesse fermato l’iter appena eletto Sindaco, per poi rivendicare di averlo ripreso dieci anni dopo. E poi si stupiscono se la destra continua a vincere tutte le elezioni…


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