Un video registrato durante le vacanze estive, il rincaro della benzina e un’accusa rivolta alla politica occidentale sull’Ucraina. È da questa scena che il Financial Times prende le mosse per raccontare Roberto Vannacci, la crescita del suo partito Futuro Nazionale e le conseguenze che la sua presenza potrebbe avere sulla leadership di Giorgia Meloni. Il quotidiano britannico dedica al generale un lungo articolo dal titolo “Il cavallo di Troia della Russia in Italia mette alla prova Giorgia Meloni”. Un’espressione forte, ripresa da un’analisi del Consiglio europeo per le relazioni estere, che restituisce immediatamente la chiave interpretativa scelta dal giornale: Vannacci non sarebbe soltanto un nuovo concorrente elettorale alla destra di Fratelli d’Italia, ma il portatore di una linea politica capace di rimettere in discussione il sostegno italiano a Kiev, le sanzioni contro Mosca e persino la collocazione internazionale dell’Italia.
Dal prezzo della benzina all’attacco contro il sostegno italiano all’Ucraina
Il punto di partenza è l’aumento dei prezzi dei carburanti registrato durante l’estate. Vannacci, ripreso a torso nudo e con un ciondolo a forma di doppia ascia (simbolo neofascista, ndr), ha attribuito il rincaro agli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe.
La soluzione indicata dal generale è stata immediata: “smettetela di dare armi e denaro all’Ucraina”. Nel filmato pubblicato sui social media, Vannacci ha poi aggiunto: “dobbiamo solo avere il coraggio, che a molti manca”.
Il generale metteva direttamente in discussione la linea del governo Meloni, costruita intorno a un sostegno fermo all’Ucraina e alla sua resistenza contro l’invasione russa. La distanza tra Vannacci e il presidente del Consiglio emerge così su uno dei terreni più delicati per l’Italia: il rapporto con Mosca e la posizione del Paese all’interno della NATO e dell’Unione europea.
Futuro Nazionale e il rischio elettorale per Giorgia Meloni
Secondo i sondaggi estivi citati dal quotidiano britannico, Futuro Nazionale, fondato dopo la separazione di Vannacci dalla Lega di Matteo Salvini, avrebbe raggiunto il 7,6 per cento. Si tratterebbe in larga parte di consensi provenienti da elettori che in passato avevano sostenuto la coalizione guidata da Meloni.
La presenza di un nuovo partito alla destra della maggioranza rende meno prevedibili gli equilibri politici. Giovanni Orsina, preside del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Luiss di Roma, riassume così la situazione: “senza Vannacci, avrei scommesso con relativa sicurezza sulla rielezione di Meloni”. E aggiunge: “con Vannacci, la situazione è molto più complessa e difficile da prevedere”.
Il generale potrebbe sottrarre voti al centrodestra, ma potrebbe anche diventare un interlocutore necessario per costruire una futura maggioranza. È proprio questa seconda eventualità a preoccupare gli analisti citati dal Financial Times: un ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione potrebbe modificare dall’interno la politica estera italiana.
I sospetti sull’influenza russa
L’articolo riferisce che alcuni osservatori sospettano l’esistenza di un’influenza russa dietro la crescita politica di Vannacci. Nona Mikhelidze, ricercatrice senior dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, afferma: “abbiamo il sospetto che sia un progetto russo”.
La formula utilizzata parla esplicitamente di un sospetto. Nel testo non vengono riportati elementi capaci di dimostrare l’esistenza di un coordinamento, di finanziamenti o di legami organizzativi tra Futuro Nazionale e il Cremlino. Lo stesso Vannacci, secondo il giornale, non ha risposto alle richieste di commento sui presunti rapporti con la Russia.
Più che su collegamenti accertati, la ricostruzione si concentra quindi sulla convergenza tra le posizioni del generale e alcuni obiettivi della politica russa: l’interruzione degli aiuti all’Ucraina, la revoca delle sanzioni, la riapertura dei rapporti economici con Mosca e il ridimensionamento degli impegni italiani nella NATO.
Il Consiglio europeo per le relazioni estere ha definito Vannacci “un cavallo di Troia per l’influenza russa in Italia”, avvertendo che un suo eventuale ingresso nella maggioranza potrebbe “frantumare il consenso sulla sicurezza collettiva dell’UE”.
La previsione formulata dall’ECFR è particolarmente severa: “una Roma influenzata da Vannacci bloccherebbe attivamente le iniziative di difesa dell’UE, porrebbe il veto alle sanzioni e divulgherebbe informazioni sensibili sul coordinamento della sicurezza”.
L’ipotesi di un ingresso nella coalizione di centrodestra
La possibilità di una futura collaborazione non appare soltanto teorica. Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri di Fratelli d’Italia, ha dichiarato di augurarsi l’ingresso di Vannacci nella coalizione di governo. Il partito di Meloni ha successivamente precisato che si trattava di una “opinione personale”. Lo stesso Cirielli ha spiegato di essersi espresso “in termini teorici”.
L’episodio rivela comunque l’esistenza di un interrogativo destinato ad accompagnare il centrodestra: considerare Futuro Nazionale un avversario da contrastare o un potenziale alleato con cui trattare. La risposta dipenderà dal peso elettorale raggiunto dal partito e dalla disponibilità di Vannacci a trovare un compromesso sulle questioni internazionali.
Il manifesto di Vannacci tra Russia, NATO e “patriarcato mediterraneo”
Un portavoce di Futuro Nazionale ha spiegato al Financial Times che la linea del movimento sulla Russia sarebbe “molto chiara”. Il partito sosterrebbe “la pace in Ucraina” e non una “guerra inutile”. Nel manifesto politico viene sottolineata “l’importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa”, con l’obiettivo dichiarato di abbassare i costi energetici sostenuti dagli italiani. La formazione propone inoltre di rivalutare gli obblighi derivanti dai trattati internazionali, senza escludere una possibile uscita dell’Italia dalla NATO.
Il principio esposto nel programma è netto: “Nessun argomento o opzione dovrebbe essere considerato un tabù politico”. Accanto alla politica estera compaiono proposte sulla remigrazione di massa, sull’attribuzione di un numero maggiore di voti ai genitori con figli piccoli e sulla promozione di un “patriarcato mediterraneo” che “forma uomini forti capaci di dominare le emozioni”.
Il rapporto storico dell’Italia con Mosca
Giovanni Orsina ritiene che Vannacci sia riuscito a intercettare una convinzione presente da tempo nel Paese: “sta esprimendo un’opinione o una convinzione profondamente radicata e diffusa: che la Russia non sia un problema, non rappresenti una minaccia per la sicurezza”.
Da questa valutazione nasce anche il giudizio più preoccupato del docente: “questo è uno dei motivi per cui Vannacci è così pericoloso”.
L’Italia ha mantenuto per decenni rapporti economici e culturali intensi con la Russia. Prima dell’invasione dell’Ucraina, Mosca era uno dei principali fornitori energetici del Paese e rappresentava un mercato importante per numerose imprese italiane, comprese quelle del lusso.
A questa relazione economica si sono aggiunte nel tempo correnti politiche favorevoli al dialogo con il Cremlino, presenti in settori diversi e non sempre riconducibili a un’unica area ideologica. Il messaggio di Vannacci può quindi inserirsi in una sensibilità preesistente, alimentata dal timore per i costi della guerra e delle sanzioni.
Gli anni di Vannacci come addetto militare a Mosca
Il legame culturale e politico del generale con la Russia viene ricostruito attraverso il periodo trascorso a Mosca come addetto militare italiano, incarico assunto all’inizio del 2021 dopo una carriera nelle forze armate e diverse missioni all’estero, comprese quelle in Iraq e Afghanistan.
John Foreman, ex addetto militare britannico in Russia, ricorda Vannacci come un uomo affascinante e poco incline a considerare Mosca una minaccia per la sicurezza occidentale. “Apparteneva a quel tipo di militare italiano che pensa che non dovremmo avere uno scontro con la Russia, che la Russia dovrebbe essere un partner”, racconta Foreman. “Non erano nel campo dei falchi nei confronti della Russia. Il loro atteggiamento era ‘lasciamoci il passato alle spalle’”.
Secondo l’ex ufficiale britannico, Vannacci avrebbe sostenuto con convinzione la ripresa della cooperazione militare tra Roma e Mosca, interrotta dalla NATO dopo l’annessione russa della Crimea nel 2014.
Foreman individua anche una vicinanza tra la cultura politica del generale e il modello di potere incarnato da Putin: “È una sorta di persona autoritaria”. E prosegue: “Si può notare l’affinità che ha con il pugno di ferro di Putin e con la propaganda del Cremlino secondo cui Putin ha portato disciplina e ordine”.
Queste parole rappresentano la valutazione personale di chi conobbe Vannacci durante la sua esperienza diplomatica. Nel racconto del Financial Times servono a descrivere non un legame operativo con Mosca, ma una possibile affinità culturale e ideologica.
La famiglia, la cultura russa e il soggiorno a Mosca
Vannacci ha attribuito parte del proprio interesse per la vita e la cultura russa anche alla moglie Camelia Mihăilescu, cittadina rumena e figlia di un ufficiale di carriera dell’esercito.
I due si conobbero durante un viaggio del generale a Bucarest e sono sposati da oltre vent’anni. Mihăilescu lavorava allora come archivista presso l’accademia militare della capitale rumena.
Nel 2023, ricordando il periodo vissuto a Mosca insieme alle due figlie, la donna lo definì “uno dei più fantastici” della propria vita. Anche questo particolare viene inserito dal quotidiano nel ritratto del rapporto personale e familiare costruito da Vannacci con l’ambiente russo.
Le previsioni sbagliate sull’invasione dell’Ucraina
Prima dell’attacco del febbraio 2022, Vannacci era convinto che la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina, nonostante il progressivo concentramento di forze militari ai confini.
Foreman esprime un giudizio molto critico: “ha completamente sbagliato la sua valutazione degli eventi che hanno portato all’invasione dell’Ucraina nel 2022”. Secondo l’ex addetto militare britannico, “la sua affinità con la Russia e il regime, la sua mancanza di comprensione del più ampio contesto storico… e forse il suo ego e la sua autostima, hanno influenzato negativamente la sua valutazione.”
Anche dopo l’inizio dell’invasione, il generale avrebbe previsto una rapida vittoria delle forze russe. Disse all’allora ambasciatore italiano a Mosca, Giorgio Starace, che l’esercito russo sarebbe entrato in Ucraina “come un coltello nel burro” e che Kiev avrebbe capitolato in breve tempo.
Starace ricorda così quella valutazione: “ha sopravvalutato l’efficienza e la potenza dell’Armata Rossa e forse ha sottovalutato la capacità di resistenza degli ucraini”. L’ex ambasciatore parla inoltre dell’’ammirazione’ manifestata da Vannacci per la potenza militare russa.
La guerra ha poi mostrato una realtà differente: Kiev non è caduta rapidamente e l’esercito ucraino ha opposto una resistenza molto più lunga e intensa di quella prevista dal generale.
L’espulsione da Mosca e il successo de “Il mondo al contrario”
Nel maggio del 2022 Vannacci fu incluso tra i 24 diplomatici italiani espulsi dalla Russia, in risposta alla precedente espulsione di diplomatici russi decisa da Roma. Rientrato in Italia, assunse la direzione dell’Istituto Geografico Militare.
La notorietà nazionale arrivò nell’agosto del 2023 con la pubblicazione autonoma del libro “Il mondo al contrario”, nel quale il generale attaccava il femminismo, l’omosessualità e la diversità etnica, esprimendo contemporaneamente giudizi favorevoli sulla Russia.
Le polemiche portarono alla sua rimozione dall’incarico e a una sospensione di undici mesi, prima dell’uscita definitiva dalle forze armate. Il libro, tuttavia, divenne un bestseller e, secondo quanto dichiarato dallo stesso autore, gli procurò circa 800mila euro di guadagni.
Il successo editoriale convinse Matteo Salvini a candidarlo come capolista della Lega alle elezioni europee del 2024. Fu l’inizio di una collaborazione politica intensa, ma destinata a durare poco.
La rottura con la Lega e la nascita di Futuro Nazionale
Quando Vannacci lasciò la Lega per costruire il proprio partito, nella formazione di Salvini rimasero delusione e risentimento. Il senatore Claudio Borghi, tra coloro che avevano favorito il suo ingresso, ha raccontato: “pensavo che potesse essere un’ottima aggiunta: molto intelligente, con ottime capacità comunicative“.
Borghi ha poi aggiunto: “forse ha pensato che fosse un bel modo per ottenere un posto ben retribuito al Parlamento europeo”.
La separazione ha trasformato Vannacci da risorsa elettorale della Lega in concorrente diretto dell’intero centrodestra. La nascita di Futuro Nazionale gli ha consentito di presentare senza mediazioni le proprie proposte e di rivolgersi a un elettorato critico verso Meloni e Salvini.
Il Parlamento europeo e la convinzione di una sconfitta ucraina
Dalla sua posizione di eurodeputato, Vannacci ha continuato a sostenere che la sconfitta dell’Ucraina fosse inevitabile. Ha chiesto all’Europa di raggiungere un accordo con Putin e ha tentato di eliminare dai documenti parlamentari i riferimenti alla Russia come minaccia per la sicurezza europea.
Parlando ai colleghi eurodeputati, ha affermato: “la pace è vicina, è solo a un passo di distanza”. Ha quindi precisato: “Non sarà una resa a Putin o a Trump, ma una resa al campo di battaglia e alla realtà”.
È una linea opposta a quella mantenuta finora da Meloni, che ha continuato a sostenere politicamente e militarmente Kiev. Lo scontro non riguarda dunque soltanto la durata della guerra, ma anche il ruolo che l’Italia dovrebbe assumere all’interno dell’alleanza occidentale.
Economia e sanzioni, il terreno più favorevole a Vannacci
In Italia il generale lega la crisi economica, il costo dell’energia e la perdita di potere d’acquisto anche all’interruzione dei rapporti con Mosca. È probabilmente questo il passaggio politicamente più efficace della sua strategia.
Teresa Coratella, ricercatrice dell’ECFR, sostiene che Vannacci abbia “compreso con grande saggezza” la possibilità di collegare le sanzioni contro la Russia alle difficoltà economiche italiane. Il Financial Times ricorda che i salari reali nel Paese risultano inferiori del 6,1 per cento rispetto all’inizio del 2021.
Secondo Coratella, “Vannacci sta colmando il vuoto nel dibattito sulle questioni economiche”. La ricercatrice conclude: “promuoverà l’agenda russa, mascherandola dietro la necessità di porre fine alla cattiva situazione [economica] dell’Italia”.
L’accostamento tra sanzioni e impoverimento potrebbe trovare ascolto tra famiglie e imprese che avvertono il peso dell’inflazione, dei rincari energetici e della stagnazione dei salari. È su questo terreno, più ancora che sulle questioni ideologiche, che Futuro Nazionale potrebbe costruire il proprio consenso.
Il vero dilemma di Meloni davanti all’ascesa di Vannacci
Il racconto del Financial Times restituisce l’immagine di una Giorgia Meloni stretta tra due esigenze. Da una parte deve difendere la credibilità internazionale conquistata attraverso il sostegno all’Ucraina e la piena adesione alla NATO. Dall’altra non può ignorare una forza politica che potrebbe sottrarre voti decisivi alla sua coalizione.
Vannacci appare contemporaneamente come un avversario, un possibile alleato e un elemento capace di spostare verso Mosca il baricentro del dibattito italiano. Le sue posizioni sulla Russia sono pubbliche e documentate; i presunti legami con un progetto del Cremlino, invece, rimangono nel campo dei sospetti avanzati da alcuni analisti e non vengono provati nell’articolo.
Il punto politico sollevato dal quotidiano britannico resta comunque centrale. Se Futuro Nazionale conserverà o aumenterà il proprio peso, Meloni dovrà scegliere se difendere senza compromessi la sua linea internazionale oppure cercare un’intesa con una formazione che mette in discussione alcuni dei pilastri della politica estera italiana.
Più che la storia di un’influenza già dimostrata, quella raccontata dal Financial Times è dunque la storia di una sfida elettorale e geopolitica. Un generale passato dalle missioni militari ai bestseller, dalla Lega a un proprio partito, potrebbe diventare l’ago della bilancia del centrodestra. E trasformare il rapporto con la Russia in uno dei temi più divisivi della prossima campagna elettorale italiana.




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