Sorprendente. Mi sento di scrivere questo, caro direttore. Al di là di qualsiasi posizione politica o religiosa. Una lectio magistralis da incorniciare con pergamena. Sono 25 anni che sono andato via da Reggio, una città che amo in tutto e per tutto, la città che mi ha fatto crescere, studiare e laureare, con tutte le sue eccellenze (prova per un attimo a riflettere su quanti manager ha sfornato la città ed oggi in giro per l’Italia).
Coraggioso, aggiungo, perché, come qualcuno ha scritto, “tutto riprende dopo festa Maronna”. Anche a me è successo di incontrare alcuni personaggi politici in pieno agosto ma la risposta su progetti, sviluppi e via discorrendo si sarebbero rinviati a dopo le festività della Madonna della Consolazione.
Audace, aggettivo che ti si addice cosi cime il sinonimo definito dalla Treccani, sfrontato, sfacciato, insolente verso un argomento assolutamente tabù per la città ed i reggini. Audaces fortuna iuvat, narra un vecchio proverbio che invita a rischiare, poiché chi agisce con coraggio ha più probabilità di raggiungere il successo. Il successo di aver decantato un quadro (non quella della Santissima) della città realistico, purtroppo.
Ritorno a Reggio sempre volentieri da mia sorella, mio cognato ed i nipoti. Vivo la città nella sua bellezza straordinaria, nella sua gente, perché noi reggini siamo unici. Ma la Festa della Madonna non mi manca, cosi come tutto quello che hai descritto. Con grande rammarico, perché il rispetto verso la fede non è questo. Non sono in grado di risponderti se sia giusto o meno abolire la Festività. Posso dirti però che allo scempio si deve porre un limite. Ad maiora caro Peppe.



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